Arbitri
TOLGA SAHIN: DALLA TURCHIA ALL’ITALIA, PER AMORE.

Intervista all’arbitro turco, italiano d’adozione, che dopo un brillante inizio di carriera nella massima serie turca sta continuando il suo lavoro di direttore di gara in Italia e in ambito internazionale.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 06 Agosto 2012 - Ore 08:00
Tolga Sahin, turco classe 1970, sposato con Cristina, vive dal 2003 a Messina, in Sicilia, essendo venuto in Italia per amore.
 
Ha iniziato ad arbitrare nel 1992 e dal 1995 ha diretto le gare del massimo campionato turco. Prima del trasferimento in Italia, ha arbitrato 174 gare con 4 Finali Scudetto, 1 Coppa del Presidente, 2 Final Four di Coppa di Turchia Femminile e 1 Maschile.
Arrivato in Italia, dal 2003 dirige gare di Serie A avendo al suo attivo 281 gare, 1 Finale di Coppa Italia, 1 Finale di Supercoppa e 6 Finali Scudetto.
Arbitro internazionale dal 1999, nel 2012 ha arbitrato la Finale di Eurolega fra Olympiacos Pireo e CSKA Mosca.
Oltre ad arbitrare, Tolga Sahin è responsabile regionale CIA per la Sicilia.
 
Proseguendo nel nostro giro di conoscenza dei protagonisti del mondo arbitrale, lo abbiamo intervistato.
 
Tolga, sei diventato il "Turco d\'Italia" per amore. Come e dove Cupido ha scoccato il suo dardo?
«Mia moglie Cristina e io si siamo incontrati ai Campionati Europei Femminili categoria Cadetti, nel 2001. Cristina a quel tempo era consigliere federale ed accompagnava la nazionale italiana».
 
Hai trovato differenze fra Turchia e Italia, quanto a organizzazione della classe arbitrale e modalità di lavoro?
«Ovviamente vi sono delle differenze. Essere stato formato come arbitro in una realtà diversa, per me è stato un vantaggio».
 
Perché hai scelto di fare l\'arbitro? C\'è un evento particolare che ti ha fatto prendere la decisione?
«La pallacanestro mi è sempre piaciuta ma, essendo realista, ho capito da subito che giocare o allenare non erano la mia strada. Così ho deciso di provare ad arbitrare e mi sono da subito appassionato».
 
I 3 aggettivi che fanno un buon arbitro di basket?
«Professionale, competente, equilibrato».
 
Gli arbitri ai quali ti ispiri?
«Da ogni arbitro ho imparato qualcosa. Prendo a modello quelli che sento più vicini al mio stile, perché ognuno, secondo me, mette in campo il proprio carattere oltre alla propria conoscenza tecnica».
 
L\'allenatore più corretto incrociato finora?
«Ce ne sono diversi».
 
L\'allenatore più scorbutico incrociato finora?
«Nessuno in particolare».
 
Il giocatore più corretto incrociato finora?
«Ce ne sono tanti».
 
Il giocatore più scorbutico incrociato finora?
«Ce ne sono tanti anche in questo caso...».
 
Raccontaci l\'emozione di arbitrare, nel 2012, per la prima volta la finale di Eurolega, a Istanbul.
«E’ stata una doppia emozione, perché ho arbitrato dopo nove anni nel paese dove sono nato, davanti ai miei amici ed alla mia famiglia! E\' stata una delle emozioni più intense della mia vita e spero che sia stata una grande soddisfazione per tutti quelli che mi vogliono bene e mi sono stati vicini».
 
Quando Printezis ha segnato quel canestro, coronando una rimonta impossibile, a livello umano qualcosa scatta in un arbitro? Intendo: meraviglia, senso di sbandamento? Oppure si pensa, in assoluta serenità, alla rimessa dal fondo e basta?
«In quel momento non ho percepito niente, perché pensavo a guardare la zona di mia competenza e basta. Solo quando ho rivisto la gara in televisione ed ho avvertito l\'enfasi dei commentatori (sia turchi sia italiani), ho percepito la grande emozione di quel momento».
 
Il tuo "sogno realizzabile", professionalmente parlando?
«Il mio sogno è quello di potere tornare ad avere una posizione manageriale in una azienda, come in Turchia. Per venire in Italia, infatti, ho dovuto rinunciare al mio lavoro. Nonostante i tempi di crisi penso, comunque, che sia un sogno realizzabile».
 
Parla ai giovani. Perché dovrebbero scegliere di fare l\'arbitro di basket? Esistono di certo aspetti piacevoli, che fanno dimenticare le spiacevolezze degli insulti...
«Gli insulti capitano, spesso anche gratuiti, ma non bisogna farci caso. Quando, al termine di una gara, gli allenatori ed i giocatori, che vincano o che perdano, mi stringono la mano mostrando rispetto per il lavoro svolto, allora mi sento orgoglioso e ripagato dei sacrifici fatti. Perché arbitrare ti offre tante opportunità (conoscere e confrontarti con tante persone e culture differenti, viaggiare e vedere posti lontani, a volte anche innamorarti e formare una famiglia), ma richiede anche tanto sacrificio e abnegazione, togliendo troppo spesso tempo ed attenzione ai tuoi cari! Ma dico ai giovani che se ami la pallacanestro e hai l\'opportunità di iniziare ad arbitrare, è l\'arbitraggio che sceglie te e tu non ti opponi».
 
Luca Maggitti
 
 
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Stampato il 10-21-2017 02:59:20 su www.roseto.com