Italiani da esportazione.
RICCARDO MARZOLI: UNA STAGIONE ESALTANTE, DAL BASKET AL... TEATRO!

Intervista al giocatore di basket (e non solo), al termine della sua prima stagione in Gran Bretagna. In calce, l’intervista fatta a inizio stagione.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 24 Luglio 2016 - Ore 09:30
Riki, come si sta nella Gran Bretagna post Brexit?
«La Brexit è stato uno shock per tutti gli Europei che vivono in Gran Bretagna, inutile negarlo. Tuttavia ti ripeto quello che già avevo detto nella nostra intervista di inizio anno. Qui a Southampton sto vivendo in un ambiente multiculturale, in cui la vicinanza con lo straniero rappresenta la normalità. Non mi sono mai sentito discriminato in alcun modo e sono convinto che molti cittadini europei si sentano come me. Questo probabilmente ha aumentato la delusione per molti di noi che erano convinti che il voto sarebbe andato in tutt’altra direzione. Analizzando il voto quello che ha colpito molti è che gli over 60 abbiano votato in massa per l’uscita dall’UE, decidendo di fatto per le categorie più giovani. Quello che ha colpito me, invece, è che oltre il 60% degli under 24 non abbia proprio votato. Avevano davanti due scelte cruciali per il loro futuro e hanno deciso di non scegliere. Questo denota due cose molto tristi: la prima è una tendenza mondiale nel disinteressarsi a tutto ciò che possa essere percepito come politico; la seconda è che una categoria che è cresciuta nei benefici di un’Europa senza confini non sapesse neanche che probabilmente molti di quei benefici fossero dovuti alla permanenza dell’UK nell’UE. Credo che sia proprio questo dato che debba fare riflettere la classe dirigente europea. C’è un qualcosa di sbagliato nella percezione che c’è stata di Europa unita, e credo che l’UE ne sia la prima responsabile».
 
Cambiamenti visibili nella tua vita quotidiana?
«A essere sincero non ho notato nessun cambiamento nella mia vita quotidiana. Forse qualcosa cambia nelle prospettive future, soprattutto per coloro che come me vorranno fare un’esperienza universitaria e lavorativa qui in Inghilterra, dove finora c’erano innegabili vantaggi per chi dai paesi UE varcava la manica. Ovviamente, nel breve periodo questi cambiamenti non saranno visibili, ma tra un paio di anni ci saranno ripercussioni in termini di tasse universitarie, documenti e tantissime altre cose. Dal punto di vista lavorativo, facendo parte di un team di risorse umane, vedo crescente attenzione per ciò che cambierà in termini legali, in quanto gran parte della normativa sul lavoro viene da regole e direttive UE. Le organizzazioni dovranno essere assolutamente aggiornate su eventuali cambiamenti. In più, essendo questo un tema particolarmente sensibile sia per gli inglesi che per gli stranieri, dobbiamo fare attenzione che il dibattito non si sposti sul posto di lavoro, evitando qualsiasi scontro che ne possa nascere».
 
Basket. Com’è finita la stagione?
«Alla grande. Con la squadra universitaria abbiamo raggiunto il nostro obiettivo che era quello di salvarci e siamo addirittura finiti secondi nel girone Sud di Premier League, qualificandoci per le Final 8 di Newcastle, risultato storico per la Solent. Lì siamo usciti ai quarti contro i Worcester Wolves, ma è stata una bellissima esperienza che porterò sempre con me e che mi ha aiutato a capire ancora di più il mondo del basket e, più in generale, dello sport inglese. Inoltre, questo ci ha permesso di vincere il premio di Team of the Year che ci è stato consegnato nella serata di gala del settore sport della Solent University. Anche con la squadra “senior” di Division 3 le cose sono andate piuttosto bene, dato che ci siamo qualificati per i playoff da quarta del girone Sud e di nuovo siamo usciti ai quarti, questa volta contro Newcastle. Posso dire che nella mia stagione britannica mi sono tolto diverse soddisfazioni e ho anche avuto la possibilità di migliorare il mio gioco, dato che ho giocato tutta la stagione da playmaker, che è un ruolo quasi nuovo per me e mi ha permesso di guardare il gioco da un’altra prospettiva».
 
Giocherai ancora da quelle parti il prossimo campionato?
«Ancora non ho deciso, a dire il vero. Qui mi trovo molto bene sia con la squadra sia con il coach. Con loro ho un rapporto fantastico anche al di fuori dal campo. Tuttora ci ritroviamo spesso al pub e, quando c’è la possibilità, per una partita tra di noi al St. Mary. Tuttavia, molto dipenderà dal mio futuro lavorativo e dalle strade che spero si apriranno. Quello che è certo è che non smetterò di giocare. La passione per questo sport è troppo grande e rimane sempre una parte consistente della mia vita».
 
Lavoro. Ma è vero che ne hai trovato uno?
«Sì. A maggio ho iniziato a lavorare presso il “Mayflower Theatre” di Southampton. Non faccio l’attore (per ora), ma sto lavorando nelle Risorse Umane, che poi è l’area in cui mi sono specializzato con il master alla Solent. Tu che sei un’amante dell’arte, puoi capire la soddisfazione che si prova nel lavorare ogni giorno in un luogo dove si respira storia e cultura. Il Mayflower, che è uno dei teatri più grandi in tutto il Regno Unito, è riuscito a crearsi un ruolo speciale nella comunità dimostrando come questa forma d’arte non sia assolutamente estinta, ma al contrario riesca ancora ad attrarre ed emozionare migliaia di spettatori ogni giorno. Naturalmente, questo è anche merito del lavoro che c’è dietro, della capacità di programmare e della cura ad ogni minimo dettaglio che i quasi 250 impiegati del teatro mettono ogni giorno in tutto quello che fanno. Pensa che c’è un intero dipartimento che si chiama Engage e che si occupa solamente di curare i rapporti con le scuole e con la comunità in generale».
 
Quindi niente estate italiana, nel 2016?
«Purtroppo niente estate italiana quest’anno. O, meglio, niente estate in generale e non solo per il clima, che finora non è stato propriamente estivo. A settembre avrò la consegna della tesi e, lavorando full-time, nel poco tempo libero che ho devo mettermi necessariamente sui libri. Anche le ferie credo che le dedicherò interamente allo studio e alla ricerca. Sapevo che sarebbe stata dura, ma questa è un’occasione molto importante per me e per il mio futuro. Per questo motivo ho deciso di sacrificare per il momento le vacanze estive. Credo che, talvolta, sia necessario fare dei sacrifici per poter essere in grado di spostare l’asticella un po’ in più alto nella propria vita. Comunque, conto di prendermi qualche giorno di vacanza una volta consegnata la tesi, a settembre. Ne avrei davvero bisogno, dato che questo è stato un anno ricco di soddisfazioni, ma anche molto stressante dal punto di vista fisico e mentale».
 
Progetti futuri?
«Al momento sto valutando diverse opportunità per il futuro. Anche se credo che dal punto di vista lavorativo le condizioni siano ancora migliori qui in Inghilterra, mi piacerebbe tornare in Italia, dalla mia famiglia e dalla mia ragazza. Mi piacerebbe utilizzare la conoscenza e le capacità acquisite quest’anno nel mio paese e rispettare il piano originale, che era quello di fare un’esperienza di vita, studio, sport e lavoro, per poter crescere sotto molti punti di vista e rientrare pronto per affrontare le sfide che il futuro mi porrà davanti».
 
Riflessione, in libertà, finale...
«La scorsa intervista avevo citato Kavafis e il valore del viaggio. Questa volta vorrei fare il processo inverso, dato che quando si è lontani da casa si sente ancora di più l’orgoglio di appartenere alla propria terra. Recentemente, ho avuto la possibilità di leggere una lettera di Ennio Flaiano, abruzzese e per me uno dei migliori artisti italiani di tutto il Novecento. A proposito di essere abruzzesi Ennio scriveva (al suo amico Pasquale Scarpitti, nel 1972, n.d.a.): “Adesso che mi ci fai pensare, mi domando anch'io che cosa ho conservato di abruzzese e debbo dire, ahimé, tutto; cioè l'orgoglio di esserlo che mi riviene in gola quando meno me l’aspetto. (…) Tra i dati positivi della mia eredità abruzzese metto anche la tolleranza, la pietà cristiana (nelle campagne un uomo è ancora ‘nu cristiane?), la benevolenza dell'umore, la semplicità, la franchezza nelle amicizie (…). Amico, dell'Abruzzo conosco poco, quel poco che ho nel sangue”».
 
Riki, la nonna materna dell’immenso Ennio, Rosa Di Bonaventura, era di Montepagano. Grazie della chiacchierata e in bocca al lupo.
 
 
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Lunedì 28 settembre 2015
Italiani da esportazione.
RICCARDO MARZOLI: VERSO ITACA, PASSANDO PER SOUTHAMPTON E GIOCANDO A BASKET IN INGHILTERRA.
Intervista all’ex Teramo Basket e Luiss Roma (e altre squadre ancora), che parla della sua stagione oltremanica, appena iniziata, fra università e basket.
 






Stampato il 12-12-2017 05:28:25 su www.roseto.com