Giornalisti
VALENTINA PETRINI: VOLLI, SEMPRE VOLLI, FORTISSIMAMENTE VOLLI… FARE LA GIORNALISTA!

Intervista all’inviata di Exit, il programma di approfondimento de La7.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 17 Marzo 2011 - Ore 23:30
Valentina, per te parlano i tuoi interessanti servizi giornalistici. E però, prima di iniziare l’intervista, ti chiedo una presentazione…
“Valentina Petrini, laureata in Sociologia all’Università La Sapienza di Roma, con una tesi sul contrasto all’immigrazione clandestina e in particolare sulle norme italiane ed europee che regolano i Centri di Permanenza Temporanea, ieri CPT oggi CIE, Centri per l’Identificazione e l’Espulsione.
Sono nata a Roma, città natale di mia mamma, ma sono cresciuta in Puglia, a Taranto, città natale del mio papà. Mi piace moltissimo l’idea di avere sangue misto: nonna Calliope, la mamma di mio padre, era greca, di Leros, un’isoletta sperduta davanti la Turchia. Magnifica!
E tutte le mie zie (mio papà ha 10 tra fratelli e sorelle) sono cresciuti lì durante la guerra. Nonno Andrea era uno di quei soldati italiani partiti sotto il fascismo per conquistare la Grecia che alla fine pensò a tutto tranne che a conquistare la Grecia. Sposò una greca e figliò sull’isola. Che storia magnifica, prima o poi mi piacerebbe metterla in scena…”
 
Recentemente, sei balzata agli onori della cronaca nazionale grazie alla tua intervista a Lele Mora su Exit, nel corso della quale l\'agente ha annunciato la sua intenzione di scendere in politica. Qual è stato il segreto per non farti insultare da Mora (come ha fatto con Riccardo Formigli di Annozero) ed anzi farti accogliere con sorriso e toni affabili?
“Non so perché Lele Mora ha scelto noi di Exit per concedere la prima intervista esclusiva da quando il ciclone Ruby l’ha investito (a parte quella realizzata da Simona Ventura). Ti rispondo come ho risposto ad uno spettatore che mi ha fatto la tua stessa domanda: a me piace tremendamente ascoltare e sono andata da lui per ascoltare cosa aveva da dire. Gli ho detto così quando l\'ho contattato. Penso che lo spettatore abbia tutti gli elementi per ascoltare e farsi la sua idea.
Tra l\'altro non so come sono andate precisamente le cose tra Mora e il collega di Annozero. L’ho chiesto a Mora, aggiungendo che per un giornalista chiedere un’intervista è un dovere e quindi da ciò che abbiamo visto in tv non mi sembrava ci fossero state scorrettezze del collega Formigli. Mora mi ha dato la sua versione e sono certa che anche Formigli ne ha un’altra, altrettanto valida. Sai quante volte mi è capitato di essere mandata a quel paese da un aspirante intervistato?”
 
Come nasce la giornalista Valentina Petrini, inviata di Exit? Qual è il tuo percorso professionale?
“Ho iniziato prestissimo, subito dopo il diploma a 19 anni in una radio locale tarantina, Primaveraradio, del circuito Popolare Network di Milano. Fare la giornalista è sempre stata la mia passione. Quando hai una passione così riconoscibile fai di tutto per non mollarla e io non l’ho mai mollata. Anche quando tutto intorno mi diceva di mollare. Dopo la radio è stato un crescendo: stage all’Adnkronos, stage al quotidiano Il Centro di Pescara del Gruppo Repubblica-Espresso, inchieste sugli inserti di Corriere e Repubblica (Io Donna - D/Donna - ilVenerdì), poi ancora stage questa volta all’Unità, dove sono rimasta più di tre anni… firmando quasi tutti i giorni pezzi anche di punta, di copertina… senza mai avere un contratto. E’ una cosa che ricordo e ricorderò sempre… sono stata più volte sul punto di mollare in quel periodo, perché non solo guadagnavo pochissimo e lavoravo tantissimo, ma continuavo a vedere persone che mi passavano avanti, scrivevano meno di me, ma ottenevano un contratto. E\' stata dura, tanto che dopo la laurea (nel 2005) mi sono presa una pausa dal giornalismo e ho cominciato ad accettare incarichi come consulente (in materia di immigrazione, la mia specializzazione di laurea). Finché sono stata l’assistente dell’ambasciatore ONU Staffen De Mistura che per l’Italia ha avuto l’incarico di stilare un Rapporto sullo stato dei nostri 14 Centri per Immigrati.
Due anni dopo questa meravigliosa esperienza, avrei potuto continuare la carriera, ma non era la mia passione primaria… volevo fare la giornalista!
Un giorno davanti alla Camera dei Deputati per caso ho incontrato Alessandro Sortino, ex ‘Iena’, brillante giornalista e autore di molti programmi giornalistici televisivi. Mesi dopo l’ho contattato, gli ho chiesto se potevo mandargli il mio curriculum… il resto è la storia degli ultimi tre anni. Lui mi ha scelto e così ho iniziato a fare tv. Prima con ‘Malpelo’, programma di inchieste in onda su La7 nel 2008 che purtroppo è durato una sola edizione. E poi come inviata di Exit.”
 
Ilaria D\'Amico passa con disinvoltura dal calcio di SKY ai grandi temi di politica e società di Exit. Credo sia un merito. Com\'è lavorare con lei?
“Ilaria passa dal calcio all’attualità politica perché è capace di farlo.
Lavorare con e per una donna nel panorama televisivo italiano è una grande opportunità. Tutti con lei e con noi sono più esigenti e non si lasciano sfuggire nulla, ogni piccola sbavatura. Chissà, forse perché dalle donne, come a scuola, ti aspetti di più… perché sono poche e rare e quindi è già una conquista che emergano.”
 
Hai intervistato Licio Gelli. Se dovessi riassumere il "Venerabile Maestro della Loggia P2" a un ragazzo di oggi che - molto probabilmente - non sa chi è, cosa gli diresti?
“Gli direi di aprire i libri e studiare.
Se incontri Licio Gelli senza sapere chi è, credi di avere davanti solo un distinto e istruito signore... e invece Gelli è stato al centro di alcuni dei fatti più oscuri e importanti della nostra Repubblica. Anche da Gelli sono andata con la voglia di ascoltare. Avrà concesso centinaia di interviste nella sua vita. Non sono andata da lui con la pretesa di essere la giornalista che gli fa le domande migliori, anzi!
Subito dopo l’intervista a Gelli, molti mi hanno elogiata, altri (alcuni esponenti massoni) invece mi hanno scritto una lettera che esordiva dicendo: ‘Se la bella Valentina Petrini avesse studiato, prima di andare dal Venerabile…’. Non solo ho studiato, come faccio sempre nel mio lavoro, non mi sono persa nessuna delle sue virgole. Sono importantissime le virgole, le paure, gli sguardi nelle interviste… dicono tante cose, ma non le puoi tradurre, sintetizzare. Sta allo spettatore leggere tra le righe… da solo.”
 
Come nasce l\'intervista al religioso che ha seguito il percorso di pentimento e avvicinamento alla religione di Gaspare Spatuzza?
“Don Massimiliano De Simone, ex cappellano del carcere di massima sicurezza di L’Aquila, che ha seguito una parte del percorso spirituale del pentito di mafia Gaspare Spatuzza, è stata una delle più belle persone da me incontrate. E’ avvenuto tutto in 48 ore. Erano i giorni in cui il tema della conversione di Spatuzza veniva usato da una parte e dall’altra per sostenere la propria tesi politica sul mafioso di Brancaccio. La Procura Nazionale Antimafia non aveva ancora definito ‘autentica’ la conversione del mafioso. Per caso riuscii a mettere le mani su alcune lettere che Spatuzza aveva scritto dal carcere. Mi colpirono moltissimo. Io non sono una cattolica praticante, ma in un paese in cui tutti i politici difendono la Chiesa e cercano di accaparrarsi i voti dei cattolici, abbiamo pensato che approfondire il tema della conversione religiosa di Spatuzza poteva essere un modo per avvicinare il grande pubblico a un tema di nicchia come quello della veridicità delle dichiarazioni dei pentiti.
Sapevamo che sia Padre Capoccia – cappellano del carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno dove Spatuzza è stato detenuto all\'inizio – che Don Massimiliano De Simone – cappellano del carcere di massima sicurezza dove il killer siciliano è stato detenuto fino al terremoto – non avevano mai rilasciato interviste. Alessandro Sortino mi disse: ‘Vai direttamente e prova a parlargli’. Così ho fatto.
Padre Capoccia l’ho aspettato un giorno intero davanti al carcere di Ascoli. Ricordo che uscì scortato dalla polizia perché non ‘poteva rilasciare interviste’. Fu una scena che mi colpì molto. Infatti la montammo nel pezzo…
Don Massimiliano, invece, sono andata a trovarlo la domenica mattina nella piccola parrocchia vicino L’Aquila dove celebrava messa. Alla fine della celebrazione mi sono avvicinata e presentata. Ho avuto come l’impressione che ci aspettasse…”
 
Quali sono le principali qualità per un giornalista nel terzo millennio, negli anni dell\'archivio mondiale disponibile on line?
“Giuro che non so rispondere a questa domanda.
Questo lavoro, così come tanti altri è soggetto a tante regole sottotraccia. Non esplicite. Amo questo lavoro. Forse è l’unica cosa che sento di saper fare. Che mi piace fare.
Oggi nell’era globale, di internet, dove le rivolte in Nord Africa ci sono state raccontate dalla rete, dai protagonisti stessi della rivolta più che dai reporter di guerra, l’abilità di un giornalista non può più essere solo quella di trovare notizie… le notizie si trovano da sole, spesso sono sotto gli occhi di tutti e altre volte diventano notizie globali solo perché le firma qualcuno piuttosto che qualcun altro.
Mi piace l’idea che il mio lavoro sia anche quello di dare asilo a dei temi, a delle prospettive di osservazione differenti dalla massa… e credo che, per provare a farlo, sia inevitabile avere una propria idea sugli eventi che accadono.”
 
Tre personaggi che hai intervistato - oltre a quelli che ti ho citato - che ricordi in particolar modo e perchè...
“Tutta la gente malata di cancro o che ha perso un figlio per il cancro e che crede che la causa dei suoi mali sia l\'inquinamento. Permettimi di non fare nomi. Ma il caso Ilva, l\'inchiesta sulla città più inquinata d\'Europa che ho realizzato con Alessandro Sortino, umanamente è la cosa che mi ha riempito di più.”
 
Qual è, professionalmente parlando, un tuo ideale punto d\'arrivo? Lo identifichi più con un personaggio da intervistare o per un mass media per il quale lavorare?
“Non pongo limiti... e visto che sono scaramantica, tengo per me i sogni nel cassetto.”
 
 
VIDEO
 
Valentina Petrini intervista Licio Gelli per Exit
[2010 – Durata 9 minuti]
 
Valentina Petrini intervista Lele Mora per Exit
[2011 – Durata 8 minuti]
 






Stampato il 11-18-2017 07:21:25 su www.roseto.com