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Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
CONQUISTADOR Y CONQUISTADO
San Miguel de Allende, jardin de San Francisco.

Le bellezze di San Miguel de Allende.

Guanajuato. La magnifica vista sulla città dal monumento di El Pìpila, eroe cittadino.

Una rubrica per scoprire i posti più belli della Terra con Giovanni Lamonica. Viaggio in Messico, nel 2009, percorrendo 15.820 chilometri in 2 mesi.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 07 Marzo 2012 - Ore 08:00

Il Messico è spesso sottovalutato: tutti conoscono la sua sterminata capitale, ricca di musei ed attrazioni, molti sanno dello Yucatan e dei suoi tesori archeologici, qualche spiaggia più famosa come Acapulco, Cancun, la onnipresente Puerto Escondido, ma poi?
Città coloniali splendide, vere perle di una collana che riserva sorprese già ad una prima indagine leggermente più accurata: bellezze naturali incredibili, una per tutte la Barranca del Cobre, ben 4 volte più vasta del Grand Canyon, accessibile per ferrovia, per strada, persino con una splendida strada sterrata che scende vertiginosamente verso il suo fondo, per giungere nella magica Batopilas.
Luoghi mistici come Real de Catorce, deserti, spiagge tropicali, vulcani altissimi, spenti o ancora in attività. Quando gli fu chiesto di descrivere il Messico, Herman Cortès, si limitò ad accartocciare un foglio di carta e posarlo sul tavolo: una topografia irregolare, folle, uno scherzo della natura che ha dato origine a incredibili varietà di luoghi, popolazioni e culture, oggi ormai accessibili a tutti.
E questa è un’altra sorpresa che può meravigliare il motociclista viaggiatore: l’incredibile geografia, permette di creare un filo viario spesso panoramicissimo, di questo gioiello chiamato Messico. Come partire alla conquista viaria di un paese e rimanere conquistati da tante bellezze.
Pronti? Si parte.
 
ITINERARIO
Veracruz, Campeche, Puebla, Città del Messico, Tapotzotlan, Tula, Timanzuchale, Xilitla, Landa de Matamoros, El Bernal, San Miguel de Allende, Guanajuato, Zacatecas, Real de Catorce, La Pesca, Monclova, 4 Cienegas, Parral, Altar, Ricardo Flores Magon, El Rosario, Cabo San Lucas, Pichilingue, Creel, Batopilas, Hidalgo de Parral, Durango, Espinazo del Diablo, Mazatlan, San Blas, San Patricio Melaque, Cuyatlan, Playa Azul, Patzcuaro, Città del Messico, Veracruz.
 
Il giorno dopo proseguo verso ovest sulla QUO (sta per Queretaro) 100 fino al bivio per Colon, dovrei ignorare il bivio, ma sono solo e faccio come mi pare, quindi prendo a destra. Dal paese inizia una splendida strada empiedrada, un acciottolato di più di 40 chilometri che in completa solitudine, fra cactus, piccoli ranchos, pueblos di poche case abitate da persone preoccupate soprattutto che non mi perda, mi spingerà quasi a fine tappa, San Miguel de Allende, dove trascorrerò 2 giorni, fra magnifiche luci, architetture coloniali, vicoli acciottolati e, permettetemi la divagazione, splendide ragazze. Le messicane sono bellissime, lasciatemelo dire e qui ne ho un’ulteriore conferma.
 
Forse un po’ troppi turisti, in particolare gringos che vengono a svernare tra le magnifiche atmosfere che questa cittadina regala. Ma allontanandosi dalla piazza principale, non a caso denominata El Jardin, il fascino nascosto di questa gemma messicana cattura l’osservatore più curioso. Ma il viaggio continua. Guanajuato. “vai a Guanajuato”. Tutti, conoscenti ed amici mi avevano consigliato di visitare questa cittadina che per più di 250 anni ha prodotto il 20% del totale mondiale dell’estrazione dell’argento. Ma la meraviglia non ha limiti!
 
Favolosa. Vicoli stretti che serpeggiano tra colline e che scompaiono in una serie di tunnel in pietra sotto la città stessa. Un labirinto, no, il labirinto, il Minotauro qui avrebbe dimorato felice. Una topografia architettonica folle e meravigliosa, tracciata e studiata nel 1559, rimasta praticamente intatta fino ad oggi! Complicata, aggrovigliata, naturalmente arrivo e mi perdo tra vicoli e gallerie, un’enorme gruviera che scorre sotterranea all’insaputa della città. La superficie scompare e riappare per svelare chiese, piazze, giardini ma soprattutto colori, la tavolozza di un pittore impazzito. Alla fine mi oriento, trovo sistemazione, lascio la moto e comincio a muovermi a piedi. E’ lunedì, giorno di chiusura dei musei, ma poco importa. Uno spettacolo. Un fitto reticolo di callejones, come li chiamano qui, ripidi, angusti, che mi conduce al monumento di El Pìpila, eroe cittadino, un fantastico mirador da cui è possibile ammirare una magnifica vista sulla città. Luci, colori, una vista fantastica, ci sono tutti i presupposti per distruggere in una serie infinita di scatti la reflex, che pare resistere allo stress, consapevole del fatto che ho con me un altro corpo pronto per le emergenze!
 
L’essere sede inoltre di diverse università, con circa 20.000 studenti, le dona un’atmosfera vivace e sbarazzina. Difficile orientarsi, forse, ma ancora più difficile ripartire.
 
Zacatecas, si raggiunge attraversando un altipiano desertico di rocce e nopal, che noi conosciamo come cactus, ed è l’ultima città dell’argento, la più settentrionale, la meno battuta dai circuiti turistici, la meno conosciuta, ma una volta arrivati, è facile capire come una storia di 500 anni basata sull’estrazione di metalli preziosi possa rendere piacevole ed attraente un luogo inospitale. Situata a oltre 2.400 metri d’altitudine, vanta una delle cattedrali più imponenti di tutto il Messico ed emana un fascino da vecchio mondo, con le sue vie affollate e coloratissime. Tante le cose da vedere e da fare: 11 musei, giardini, chiese bellissime, la funicolare che conduce al Cerro La Bufa, splendido mirador da dove tre imponenti statue equestri dei generali rivoluzionari Pancrazio Angeles, il famoso Pancho Villa e Panfilo Natera dominano la città, ma assolutamente da non perdere la visita alle miniera, scoperta nel 1584, sfruttata fino a quando la crescita della città per ragioni di sicurezza ne ha imposto la chiusura. E’ attualmente gestita da una cooperativa privata, che organizza le visite guidate.
 
Fu chiamata El Eden, perché per i proprietari rappresentò il paradiso in terra. E ci credo! Ai tempi della colonizzazione messicana, producevano il 20% dell’argento della Nuova Espana. Ancora oggi il filone non è esaurito, ma nella zona ci sono altre miniere che garantiscono ricchezza e benessere alla città.
La visita è educativa perché mostra le condizioni disumane nella quali lavoravano i minatori: 7 livelli, dove si scendeva a più di 400 metri di profondità semplicemente con l’ausilio di corde. I primi tunnel con montacarichi furono operativi solo nel 1905! La risalita avveniva per mezzo di pali che venivano utilizzati a mo di scale e che venivano percorse con un carico di 55-60 chili di materiale, il tutto per 12-14 ore al giorno: si iniziava a lavorare a 16, 17 anni fino a che la silicosi o la tubercolosi non minavano lo stato di salute degli operai, che comunque non arrivavano mai a superare i 35 anni di età. I bambini prima di raggiungere l’età lavorativa a 11-12 anni si occupavano di portare all’esterno l’acqua che drenava dalle pareti nei livelli più bassi per mezzi di secchi che pesavano anche 15-20 chili. Gli incidenti, pressoché quotidiani causavano la morte di almeno 5 persone al giorno! L’ingresso ed il lavoro alle donne era precluso, poi che era credenza messicana che la miniera si ponesse gelosa provocando sventure ed incidenti ai lavoratori.
 
Le miniere producevano circa 250 grammi di argento ed 1 grammo d’oro per ogni tonnellata di materiale estratto e sono state sfruttate dal momento della sua apertura, nel 1584 come detto, fino al 1950. Fernando la guida che ci accompagna nel giro ci spiega che ora le altre miniere che vengono tutt’ora sfruttate, producono più di un chilo per tonnellata con una stima di almeno altri 40 anni. L’economia della zona parrebbe salva!
 
A Zacatecas si arriva tra cactus e tra distese di cactus la si abbandona. La meta è Real de Catorce, famosa anche perché Gabriele Salvatores vi girò alcune scene del suo Puerto Escondido. Ma la sorpresa non ha limiti!
 
 
LANDSAILS Around The World
 
Il blog di Giovanni Lamonica.
 
Il diario completo del viaggio e tutte le foto.
 
 
Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
PUNTATE PRECEDENTI
 
Venerdì 9 Dicembre 2011
GIOVANNI LAMONICA: L’UOMO CHE GIRA IL MONDO IN MOTO.
 
Mercoledì 14 Dicembre 2011
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Mercoledì 21 Dicembre 2011
A MARAMURES, NELLA TERRA DEGLI ANTICHI DACI. Europa, Romania, 2005.
 
Mercoledì 28 Dicembre 2011
SOGNI SUDAMERICANI. Sud America, Bolivia, 2003.
 
Mercoledì 4 Gennaio 2012
LE MACCHINE DA PESCA. Italia, Abruzzo, 2008.
 
Mercoledì 11 Gennaio 2012
IL LAGO D’ARAL CHE NON C’E’ PIU’ E IL CAPITANO IMPAZZITO. Asia, Uzbekistan, 2006.
 
Mercoledì 18 Gennaio 2012
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Mercoledì 25 Gennaio 2012
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Mercoledì 1 Febbraio 2012
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Mercoledì 8 Febbraio 2012
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Mercoledì 15 Febbraio 2012
TUNISI: LA CITTA’ CAPITALE. Africa, Tunisia, 2006.
 
Mercoledì 22 Febbraio 2012
LA VIA DORATA DI SAMARCANDA. Asia, Turkmenistan e Uzbekistan, 2006.
 
Mercoledì 29 Febbraio 2012
DAL CASTELLO AGLI EREMI. Italia, Toscana, 2009.
 
Giovanni Lamonica
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