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Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
ISLANDA: AI CONFINI DEL MONDO.
Dettifoss è la maggiore cascata del paese e d’Europa. Non è difficile capire perché Dettifoss, la ‘Cascata dell’Acqua che Rovina’, porti questo nome. Il suo salto, la sua potenza e la forza con cui l’acqua fangosa dello Jökulsá á Fjöllum si getta nella gola sono assolutamente impressionanti e paurosi, specie se la si osserva da distanza ravvicinata.

Il rifugio del Drekagil, da dove parte la fantastica pista di 8 chilometri scavata nella lava che conduce alle caldere dell’Askja.

Jökulsárlón è il più grande e più conosciuto lago di origine glaciale del paese, situato a sud del ghiacciaio Vatnajökull.

Una rubrica per scoprire i posti più belli della Terra con Giovanni Lamonica. Viaggio in Europa, Islanda, nel 2008, percorrendo 12.452 chilometri in 30 giorni.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 02 Maggio 2012 - Ore 20:00

Probabilmente in nessun altro luogo della Terra, le forze della natura sono così evidenti come in Islanda. Ghiacciai, vulcani attivi, geyser, calotte glaciali, cascate dall’incredibile portata d’acqua, sterminati deserti lavici sembrano creare un specie di competizione per catturare l’attenzione del visitatore, spesso disorientato ed inerme di fronte a tanta, sublime, maestosa potenza.
 
ITINERARIO
Seydisfjordour, Egilsstadir, Dettifoss, Husavik, Myvatn, Askja, Myvatn, Godafoss, Akureyri, Olafsfjordur, Siglufjordur, Varmahlíð, Sauðárkrókur, Höfðakaupstaður, Blonduos, Isafjordur, Pingejn, Fjalfoss, Latrabjarg, Brjànslaekur, Stjkkishòlmur, Blonduos, Hveravvelir, Gulfoss, Geyser, Pingvellir, Reykjavik, Reykjanestá, Blue Lagoon, Selfoss, Landmannalaugar, Hella, Skogafoss, Svartifoss, Jokulsàrlòn, Egilsstadir, Seydisfjordour.
 
LUNGHEZZA
Dal confine italiano, circa 9.000 chilometri. Sull’isola, 3.452 chilometri, di cui circa 1.100 di fuoristrada.
 
Ma non scoraggiamoci.
 
Il punto di arrivo via terra sarà sempre e solo il porto di Seydisfjordour, base di partenza e di arrivo di qualsiasi viaggio con mezzo al seguito, punto di attracco dei traghetti della Smyril-Line. Da qui i consigli dei locali e le guide suggeriscono di guidare seguendo un itinerario antiorario: i ciclisti lo fanno, ma vi garantiamo che comunque trovarsi in una giornata ventosa da queste parti, il solo fatto di averlo di fronte o alle spalle rappresenti un bel vantaggio o svantaggio, a secondo dei casi, anche per chi non è costretto a pedalare.
 
Cominciamo a parlare delle attrattive paesaggistiche che probabilmente solo questa terra sa regalare.
 
Le cascate, o foss. Sono 5, anche se mi sento di aggiungerne una sesta, Fjalfoss comunemente chiamata Dynjandi, un po’ fuori mano, in quella zona dei fiordi nord occidentali e di cui parleremo ampliamente più avanti: in ordine, Dettifoss, Godafoss, Gullfoss, Skogafoss, Svartifoss. Ognuna diversa dall’altra, ma tutte degne di attenzione.
 
La cosa che più colpisce è sicuramente la assoluta mancanza di controlli o recinzioni che consentono ai visitatori di raggiungere l’orlo di questi prodigi della natura. Seguendo l’itinerario suggerito la prima sarà anche la più violenta: Dettifoss è, infatti, la cascata più grande e con maggior portata d’acqua d’Europa. Assai difficile rimanere insensibili di fronte ad uno spettacolo del genere: l’acqua, precipitando con un’inaudita potenza più a valle, ci riduce a semplici ed inermi spettatori immersi in un paesaggio irreale, ammutoliti ed esterrefatti da un fragore assordante.
 
Qui bisogna percorrere una pista (circa 30 chilometri) ma, credeteci, ne vale assolutamente la pena. Le altre invece, sono facilmente raggiungibili, poiché situate nelle immediate vicinanze della ss1, in islandese Hringbraut, in inglese Ring road, che rappresenta seguendo perlopiù la costa per 1.500 chilometri circa, l’arteria viaria principale dell’isola, ormai quasi completamente asfaltata.
 
L’Islanda è una delle regioni vulcaniche più spettacolari del mondo. Vi sono circa 200 vulcani postglaciali, almeno 30 dei quali ancora attivi. La media delle eruzioni è di 1 ogni 5 anni. Nelle zone attive il vulcanesimo è accompagnato da fenomeni termali di alta temperatura, quali solfatare, fumarole e sorgenti di acque bollenti (hver), mentre nelle aree più antiche sono presenti sorgenti si acque minerali con temperature medio basse. Queste attività sono evidenti in quasi tutta l’isola, ma consigliamo sicuramente quelle della zona di Myvatn, di Geyser e di Hveravellir.
 
La prima dà il nome ad una riserva naturale, dove è possibile esplorare le profonde spaccature vulcaniche Stòragja e Grjòtagja, i blocchi di lava solidificata di Dimmuborgir, il grande cono di cenere di Hverfjall ed i fenomeni geotermici di Nàmaskardh, utilizzati industrialmente.
La seconda, fra l’altro ad appena un’ora di macchina dalla capitale ed a meno di 10 chilometri da Gulfoss, offre al visitatore lo spettacolo dello Stòrj Geysir, uno dei più famosi zampilli geotermici, segnalato dalle cronache fin dal ‘200.
 
Lo spettacolo è davvero impressionante, gli spruzzi arrivano fino a 50 metri, ma non ad orari fissi. Nell’attesa si può ingannare il tempo con il vicino Strokkur, che erutta e zampilla getti d’acqua alti “solo” 20 metri, ogni 8 minuti.
 
Assolutamente da non perdere la caldera di Askja, uno dei posti più incredibili che abbia mai visto: immaginate una strada sterrata di 100 chilometri per arrivare in una valle dove c’è il campo per la notte, con un piccolo rifugio, da qualche anno ne hanno costruito uno più grande, che di fatto ha aumentato la ricettività, anche se io continuo a bivaccare, il posto è straordinario!
 
Da lì parte una pista di 8 chilometri. scavata letteralmente in una colata di lava di proporzioni gigantesche, per arrivare davanti a un ghiacciaio, 45 minuti di cammino nella neve per arrivare al cospetto di 3 laghi di origine vulcanica, di cui uno con acque calde, di origine geotermica, dove immergersi ed approfittare dei fanghi depositati sul fondo dello stesso. Assolutamente da non perdere!
 
Hveravellir, invece, si può raggiungere solo in luglio ed agosto per una lunga, polverosa, desolata, affascinante strada sterrata. 95 chilometri da Gullfoss oppure tagliando in 2 l’isola percorrendo la F35, per 200 chilometri di fuoristrada. Va detto che questa zona fa parte dell’altopiano montuoso centrale, l’ultima vera landa desertica d’Europa. Delle piste che l’attraversano, questa è sicuramente la più facile, non ci sono guadi da attraversare e le condizioni della pista sono in continuo miglioramento.
Se decidete di tentare, sabbie grigie e pietre nere vi accompagneranno per quasi tutto il tracciato schiacciato, nella sua parte finale, dai ghiacciai Langjokull e Hofsjokull.
 
Altra attrattiva imprescindibile dall’esperienza islandese è senza alcun dubbio Landmannalaugar. Anche qui bisogna affrontare una pista, la F208, circa 40 chilometri, ma lo spettacolo cromatico di questa valle anche in questo caso, ricompensa ampliamente gli sforzi fatti. Se pensavate di aver ormai catalogato tutti gli abbinamenti di colore possibili nel corso del viaggio, qui dovrete ricredervi una volta di più. Le vette di riolite, una combinazione di minerali sottoposti a metamorfosi dall’attività geotermica e vulcanica, che conferiscono al terreno un colore rossastro, si confondono alle serpeggianti colate di lava, intervallate dall’intenso azzurro dei laghi di montagna. A stupire maggiormente, una vegetazione bassissima, un specie di muschio di un verde intensissimo. Davvero straordinario!
 
Ma nell’itinerario proposto siamo riusciti anche ad inserire la zona nord occidentale, comunemente chiamata dei fiordi. Nonostante la straordinaria bellezza, sono la parte del paese meno visitata, a causa dell’impervia posizione, collegata al resto dell’isola da uno stretto istmo di appena 10 chilometri che lo rende una specie di isola di 8.600 chilometri  quadrati, e del clima che a queste latitudini può essere davvero ostile, ai confini del circolo polare Artico e proteso come un artiglio nell’oceano verso la Groenlandia.
 
Tutto ha un aspetto estremo e l’impietosa geografia rende i percorsi lunghi ed impegnativi in caso di tempo avverso.
Al momento del viaggio erano in corso i lavori per asfaltare il tratto orientale della 61, da Arngeroareyri a Isafjordour, un percorso di 200 chilometri per meno di 40 in linea d’aria! Si procede intorno a 7 fiordi anche se la strada si mantiene in prevalenza al livello del mare.
 
Ma se la 61 vi piacerà, rimarrete entusiasti della 60, che ridiscende verso sud attraversando alcuni degli scenari più spettacolari dell’intera isola. Si tratta di una strada montana, che si snoda attraverso stretti valichi, valli dalle incredibili varietà cromatiche ed impervie coste. Questa è l’alternativa per poter arrivare a Isafjordour, ma una volta superati i villaggi di Flateyri e Pyngeri, diventerà poco più di un sentiero. In questo tratto costeggiando in quota il fiordo di Dynjandisvogur, noterete in lontananza l’armoniosa Dyniandi, letteralmente “tonante”, la cascata più imponente della zona. Con un fronte molto ampio, più di 60 metri, scende come un velo dall’alto di una scogliera di 100m, formando ai suoi piedi 5 cascate più piccole. Scenografica.
 
Poco più a sud si trova il bivio per uno dei principali punti di accesso alla zone dei fiordi: il terminal dei traghetti di Brjànslaekur. Per noi invece non è ancora finita, quindi sinistra, per la statale 63. La strada non è gran che, ma il punto di arrivo sono le scogliere di Làtriabjarg, la maggiore attrazione turistica, che in estate diventa il punto di osservazione di migliaia di uccelli marini quali urie, gabbiani tridattili e pulcinella di mare, ma anche specie più rare come aquile di mare dalla coda bianca e girifalco islandesi.
 
Le scogliere, oltre ad essere bellissime, sono situate anche nel punto più a ovest d’Europa
(N 65°30’11’’W 24°31’44’ ).
 
Bene, queste sono le cose che più mi hanno interessato e colpito ma, nell’itinerario proposto ci sono certamente anche altre mete degne di attenzioni, fermo restando che il percorso può essere cambiato e stravolto a secondo delle esigenze dei singoli. Una cosa è certa, a prescindere da percorsi, capacità di guida, tipo di mezzi utilizzati e tempi a disposizione: l’Islanda è sicuramente, con le sue attrattive paesaggistiche e la sua natura prorompente, un sogno, una meta da inserire nei programmi di qualsiasi moto turista.
 
 
LANDSAILS Around The World
 
Il blog di Giovanni Lamonica.
 
Il diario completo del viaggio e tutte le foto.
 
 
Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
PUNTATE PRECEDENTI
 
001 Venerdì 9 Dicembre 2011
GIOVANNI LAMONICA: L’UOMO CHE GIRA IL MONDO IN MOTO.
 
002 Mercoledì 14 Dicembre 2011
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003 Mercoledì 21 Dicembre 2011
A MARAMURES, NELLA TERRA DEGLI ANTICHI DACI. Europa, Romania, 2005.
 
004 Mercoledì 28 Dicembre 2011
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005 Mercoledì 4 Gennaio 2012
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006 Mercoledì 11 Gennaio 2012
IL LAGO D’ARAL CHE NON C’E’ PIU’ E IL CAPITANO IMPAZZITO. Asia, Uzbekistan, 2006.
 
007 Mercoledì 18 Gennaio 2012
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008 Mercoledì 25 Gennaio 2012
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009 Mercoledì 1 Febbraio 2012
PRIMAVERA IN TRINACRIA. Europa, Italia, Sicilia, 2009.
 
010 Mercoledì 8 Febbraio 2012
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011 Mercoledì 15 Febbraio 2012
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012 Mercoledì 22 Febbraio 2012
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013 Mercoledì 29 Febbraio 2012
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014 Mercoledì 7 Marzo 2012
CONQUISTADOR Y CONQUISTADO. America, Messico, 2009.
 
015 Mercoledì 14 Marzo 2012
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016 Mercoledì 21 Marzo 2012
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017 Mercoledì 28 Marzo 2012
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018 Mercoledì 4 Aprile 2012
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019 Mercoledì 11 Aprile 2012
CENTRO AMERICA: LA TERRA ‘MEGA’. America, Centro America, 2004.
 
020 Mercoledì 18 Aprile 2012
LUCE ETERNA. Europa, Scandinavia e Repubbliche Baltiche, 2001.
 
021 Mercoledì 25 Aprile 2012
ABRUZZO, SEMPRE E COMUNQUE. Europa, Italia, Abruzzo, 2009.
 
Giovanni Lamonica
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