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Storie di Basket
IL CAMPIONE COL SAX, L’EX ARBITRO CHE VISSE DUE VOLTE E IL PALAZZETTO NELLA CITTÀ FERITA.
L’Aquila, 2009. Charlie Yelverton suona il suo sassofono per i bambini aquilani, all’interno della tensotruttura della tendopoli Centi-Colella.

Ettore Messina e Roberto Nardecchia, anima e promotore del PalaAngeli.

L’Aquila, 2009. Ettore Messina e Charlie Yelverton con i bambini aquilani, all’interno della tensotruttura della tendopoli Centi-Colella.
[Antonio Tommarelli]


Storia di Charlie Yelverton, Roberto Nardecchia e del PalaAngeli, che si inaugura a L’Aquila domenica 27 gennaio 2013, alle ore 11.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 26 Gennaio 2013 - Ore 16:00

CHARLIE YELVERTON, ROBERTO NARDECCHIA E IL PALAANGELI.
 
Charlie Yelverton è un campione di basket che ha vissuto molte vite. Stella del basket ai tempi della high school e del college nella sua New York, emarginato dalla NBA perché con altri suoi compagni non si era alzato in piedi per onorare l’inno nazionale americano ai tempi della Guerra del Vietnam, taxista nella Grande Mela, ancora campione in Europa (1975) e in Italia (1978), allenatore impegnato soprattutto con i ragazzi e, infine, amante della musica jazz e suonatore appassionatissimo di sassofono.
 
L’Aquila è una città che ha vissuto molte vite. Distrutta dal terremoto del 2009, ma anche da quello del 1703, quando Marco Garofalo, Marchese della Rocca, scriveva al Vicerè del Regno di Napoli: «La città dell'Aquila fu, non è». Invece L’Aquila c’è ancora, come testimonia la scritta «Immota manet» che orna lo stemma cittadino. E vuole continuare a vivere.
 
Così come c’è ancora dopo molte vite, e vuole continuare a vivere intensamente, Charlie Yelverton, che nel 2009, poco dopo il terremoto che devastò il capoluogo abruzzese, non esitò a prendere il suo sassofono e scendere dalla Lombardia – dove vive dopo aver smesso di giocare – per andare incontro al terremoto, armato soltanto delle sue due passioni diventate ragioni di vita: il basket e il sax. Forse Charlie sentiva il bisogno di dare una mano a ricostruire quella città ferità, perché anche dentro di lui c’era bisogno di rifare architravi.
 
Così quello che era stato un armonioso purosangue del basket degli Anni 70 in Italia, scelse di portare nelle tendopoli il suo cemento fatto di palla a spicchi e note musicali, per regalarlo a quei bambini che guardavano il gigante buono dalla pelle scura e i capelli brizzolati.
 
Roberto Nardecchia e altri sportivi aquilani lo ammirarono molto per quel suo darsi ai giovani e furono felici quando, il 4 agosto 2009, nella tensotruttura contenente il campo da basket della tendopoli Centi-Colella arrivarono altri campioni del basket come Ettore Messina e Paolo Moretti. Il terzetto passò una mattina con i tantissimi ragazzini sopravvissuti al cuore in gola della notte del 6 aprile, spiegando loro perché è importante giocare di squadra e che ognuno di noi, senza gli altri, non vale niente e può costruire ben poco.
 
La mattinata trascorse fra molti sorrisi e le lacrime nascoste dai tre grandi campioni, che capirono l’importanza di dissimulare la commozione sia dentro la tensostruttura, sia seduti a mensa con i ragazzi, sia visitando alcune parti rase al suolo della città. Ettore, Paolo e Charlie seppero da Roberto di quei tre poveri bambini, che giocavano a basket, ingoiati dal sisma la notte del 6 aprile.
 
Tre angeli di nome Davide Cinque, Matteo Cinque ed Ezio Pace. Quei ragazzini –  che amavano il rimbombo del pallone in palestra e lo stridere delle scarpette sul parquet – non dovevano essere dimenticati.
 
Una promessa che è stata la forza propellente per un altro uomo che ha vissuto molte vite: Roberto Nardecchia, arbitro di Serie A colpito nel 2005 da arresto cardiaco e strappato alla morte, istruttore di minibasket, ma anche addetto stampa della Prefettura aquilana e dunque in prima linea, giorno e notte, dal 6 aprile.
 
Roberto è uno che non molla. Due settimane dopo il sisma, il 20 aprile 2009, riunì i genitori dei ragazzi della Scuola Minibasket L’Aquila in un albergo rosetano e dettò le linee per ripartire. Ripartire con il basket anche se quei ragazzi non avevano al momento una casa e i genitori erano sfollati.
 
Ripartire anche per onorare Davide, Matteo ed Ezio. Fu la rinascita del basket aquilano, prima sulla costa e subito dopo in città. Una rinascita andata avanti in un crescendo di impegno e soddisfazioni fino ai giorni nostri, quando finalmente è pronto il «PalaAngeli», che è la dimostrazione concreta di come – quando si lavora dando anima e corpo ad un progetto – il sogno diventa realtà.
 
Domenica 27 gennaio si inaugura il palazzetto, che è anche un centro aggregativo, dedicato alla memoria di Davide Cinque, Matteo Cinque ed Ezio Pace. Charlie Yelverton non può mancare. Ci sarà, con il suo sassofono, a salutare quei bambini nel frattempo cresciuti ai quali ha tenuto compagnia e insegnato il basket nel 2009.
 
Poi, in serata, sarà a Giulianova – dove torna 37 anni dopo un camp estivo – per raccontare la sua vita fatta di basket e jazz, alle 21.30, al circolo culturale «Il Nome della Rosa». Charlie, Roberto, L’Aquila: molte vite vissute e la voglia di vivere ancora.
 
 
CHARLIE YELVERTON
Charles W. Yelverton, «Charlie» per il basket, è un newyorkese nato nel 1948 a Manhattan. Dopo aver giocato nella Rice High School dal 1968 al 1971, sceglie la Fordham University di New York, diventando un protagonista del campionato NCAA, in cui la sua squadra vince 26 gare perdendone soltanto 3. Nominato All-American nel 1971, vincendo il premio Haggerty come miglior giocatore dell’area metropolitana di New York, Yelverton fu capocannoniere della squadra con 23,3 punti di media, conquistando anche 12 rimbalzi per gara. Dopo una breve apparizione in NBA (emarginato per via delle sue convinzioni politiche), arrivò in Italia dove, a Varese, vinse la più importante coppa europea (l’attuale Eurolega) nel 1975 e lo Scudetto nel 1978. Negli Anni 70 è stato possibile ammirarlo anche all’Arena 4 Palme di Roseto, dove ha giocato il Trofeo Lido delle Rose. Dopo la carriera da giocatore, Yelverton ha intrapreso quella da allenatore. Grandissimo appassionato di musica jazz, «Charlie» è passato dal pallone al sassofono, oggi suo inseparabile compagno di viaggio.
 
IL PALAANGELI
Domenica 27 gennaio 2013, alle ore 11, sarà inaugurato a L’Aquila il «PalaAngeli» della Scuola Minibasket L’Aquila, in collaborazione con il Comune cittadino. Diventa così realtà il sogno di tantissimi sportivi aquilani, realizzato grazie alla tenacia di tanti, fra i quali è giusto citare il principale promotore: Roberto Nardecchia, già arbitro di Serie A di basket e oggi istruttore di minibasket. Il «PalaAngeli» sarà un centro sportivo, aggregativo e sociale, il primo destinato ai ragazzi aquilani e realizzato in una delle nuove aree abitative: il Progetto Case di Sant’Elia 1. Il centro è composto da un campo coperto, due all’aperto e quattro sale polifunzionali per le attività ricreative (Sala Multimediale, Sala Doposcuola-Biblioteca, Sala Giochi-Ludoteca e Sala Sociale-Assemblee) ed è dedicato alla memoria di tre ragazzi scomparsi nella notte del terremoto, che avevano vestito negli anni passati la canottiera della Scuola Minibasket L’Aquila: Davide Cinque, Matteo Cinque ed Ezio Pace. La Scuola Minibasket L’Aquila è stata la prima società della città aquilana a riprendere l’attività, giocando un torneo a Rieti dieci giorni dopo il sisma del 2009 ed allenandosi nei palasport della costa adriatica, dove erano sfollati tantissimi aquilani dopo il 6 aprile. Una attività continuata a L’Aquila con la visita degli Harlem Globetrotters del 3 maggio 2009 e con quelle di Ettore Messina, Paolo Moretti e Charlie Yelverton del 4 agosto 2009. Il «PalaAngeli» è antisismico, ecocompatibile e senza barriere, realizzato dalla Edimo grazie anche a partner come Prosolidar (fondazione costituita da tutti i dipendenti bancari italiani), Senato della Repubblica, Ente Bilaterale Assistenza del Casino di Venezia, Fondazione Consiglio Regionale d’Abruzzo, Fondazione Carispaq, Comitato Terre di Siena, Repower Italia e tanti altri.
 
[Articoli pubblicati su IL TEMPO di giovedì 24 gennaio 2013.]
 
Luca Maggitti
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