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Giovani e Cadetteria
MARCO DI GIANDOMENICO, IL RAGAZZO PASSATO DA ROSETO.
Marco Di Giandomenico.

Marco Di Giandomenico con Daniele Aniello, coach degli Ascoli Towers.

Premiato come miglior Under 21 del Campionato di DNC, intervistato da Marco Rapone.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Venerdμ, 19 Aprile 2013 - Ore 09:30

Alle finali di Coppa Italia 2013 svoltesi a Cecina, un giovane abruzzese è stato premiato come miglior Under 21 del Campionato di DNC: Marco Di Giandomenico.
 
Lancianese di nascita, Marco attualmente vive a Montesilvano, dove risulta tesserato, ma ha vissuto tutta la trafila delle giovanili in prestito al Minibasket Roseto, agli ordini di Saverio Di Blasio che così lo descrive: «Anzitutto un ragazzo d’oro, che per anni ha preso due autobus al giorno solo per venire a Roseto a fare gli allenamenti; questo fa già capire che tipo di uomo e di giocatore sia diventato oggi. Marco è un play alto 180 cm molto intelligente, che sul campo da sempre il massimo, e quest’anno al suo esordio in DNC sta ripagando in pieno la fiducia».
 
Gli abbiamo fatto qualche domanda.
 
Marco, hai vent’anni e sei alla tua prima esperienza fuori casa, con gli Ascoli Towers in DNC. Come sta andando la tua nuova avventura?
«Ascoli è la mia prima lunga esperienza fuori casa, dopo i tornei di una settimana che facevamo col minibasket del Professor Di Blasio. Mi trovo bene, è una bella città, tranquilla, e i compagni sono super... insomma, mi ritengo fortunato».
 
Alle Finali di Coppa Italia di Cecina, sei stato premiato come miglior Under 21 del campionato DNC: c'è da esser orgogliosi...
«Un premio di cui sono assolutamente fiero. Ma questo riconoscimento non è solo mio, devo e voglio dividerlo con tutti quelli che mi hanno aiutato negli ultimi anni, dagli allenatori ai compagni, agli amici, senza dimenticare la mia famiglia, che ha sempre fatto dei grandi sacrifici per permettermi di allenarmi a Roseto, anche accompagnandomi spesso per fare gli allenamenti. Anzi, se ci penso bene, questo premio è soprattutto per i miei genitori».
 
Stai giocando bene, e il premio ricevuto ne è la prova, ma come squadra come ve la state cavando?
«Siamo una squadra giovane, partendo dall'allenatore; la società punta molto su di noi anche se molti di noi sono all’esordio in un campionato nazionale. Il nostro obiettivo è senza dubbio quello della salvezza, stiamo cercando tutti insieme di dare il massimo per raggiungere questo traguardo, poi a fine campionato tireremo le somme sperando di aver raggiunto l'obiettivo».

Viaggi con numeri di tutto rispetto: metti a referto 16 punti di media per gara in oltre 34 minuti di utilizzo, aggiungendoci pure 6 rimbalzi per un bel 19 di valutazione complessiva: ma tu come ti descrivi, al di là dei freddi numeri ?
«Prima di tutto penso di essere un ragazzo umile che gioca a basket soprattutto per il piacere di giocare. E poi non mi scordo mai che devo sempre ringraziare tutta la squadra che mi ha permesso di avere questo rendimento con questi numeri. Sia chiaro, io penso che le statistiche siano utili, ma alla fine non dicano tutta la verità. Io cerco sempre di dare il massimo per la squadra e di lottare fino alla fine su ogni palla, e forse è questo l'aspetto che mi caratterizza di più».

Quali sono le aspirazioni di un ragazzo di vent’anni come te, sia personali che nel mondo del basket?
«Ogni ragazzo vorrebbe arrivare a giocare in serie A, ma solo in pochissimi ci riescono. Perciò bado solo al presente, e mi godo la fortuna di giocare in DNC. E se in futuro verrà qualcosa di meglio, ne sarò felicissimo. Al di fuori del mondo della pallacanestro invece, sto studiando alla Facoltà di Scienze Motorie a L’Aquila. Mi piacerebbe lavorare nel mondo dello sport».

Magari, prima della Serie A, potresti vestire la canotta biancazzurra degli Sharks...
«Ho trascorso degli anni bellissimi nelle giovanili della Virtus Roseto con il Professor Di Blasio, che non smetterò mai di ringraziare, ma per ora mi godo il mio campionato ad Ascoli. Se in futuro arriverà qualche offerta, chissà! Certo che sarebbe bello, giocherei vicino casa, ma in fondo non soffro di nostalgia».
 
Marco Rapone
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