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Anniversario Triste – L’Aquila 6 aprile 2009
IL TERREMOTO DI L’AQUILA, VISSUTO A ROSETO.
Roseto degli Abruzzi, PalaMaggetti, Pasqua, domenica 12 aprile 2009.
Il grande cuore dei Rosetani per i fratelli Aquilani colpiti dal terremoto ha permesso di organizzare una messa al PalaMaggetti.
[Mimmo Cusano]


Roseto degli Abruzzi, Lungomare Pasquale Celommi, Pasqua, domenica 12 aprile 2009.
Il grande cuore dei Rosetani per i fratelli Aquilani colpiti dal terremoto ha permesso di organizzare un pomeriggio di svago presso il Lungomare Centrale, con gli spettacoli degli artisti di strada organizzati dal gruppo Rosetani X L'Aquila.
[Mimmo Cusano]


Roseto degli Abruzzi, PalaMaggetti, Pasquetta, lunedì 13 aprile 2009.
Il grande cuore dei Rosetani per i fratelli Aquilani colpiti dal terremoto ha permesso di organizzare un pranzo il Lunedì dell’Angelo al PalaMaggetti.
[Mimmo Cusano]


Il ricordo di quei giorni a Roseto degli Abruzzi, nelle parole dell’allora Sindaco Franco Di Bonaventura.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 06 Aprile 2014 - Ore 03:32

Avrei voluto scrivere molte cose, a 5 anni dal terremoto di L’Aquila. Poi però ho pensato che vanno benissimo i ricordi dell’allora Sindaco, Franco Di Bonaventura, pubblicati sul suo libro che racchiude i ricordi del decennio da primo cittadino di Roseto degli Abruzzi. Perché è un libro che ho curato e perché il Sindaco dice esattamente quel che abbiamo vissuto.
Aggiungo soltanto che noi quella notte non ridevamo, nessuno dei Rosetani rideva.
Aggiungo che molti Rosetani ci hanno rimesso soldi e che per mesi i rapporti familiari con i propri cari si sono diradati, perché le vite di molti di noi sono state dedicate a lavorare per attutire gli effetti del terremoto.
Di questo siamo fieri, per questo Roseto degli Abruzzi, le Rosetane e i Rosetani meriterebbero un riconoscimento dalla Repubblica Italiana. Niente di dispendioso: basterebbe una pergamena consegnata alla Città.
W ROSETO, W L’AQUILA!
Luca Maggitti
 
IL TERREMOTO
La notte del 6 aprile 2009 resterà il ricordo peggiore dei miei 10 anni da Sindaco di Roseto degli Abruzzi.
Con l’avanzare dell’età, di notte si riposa sempre meno, così non fu difficile sentire la scossa delle 3.32 anche a casa mia. Avendo tante amicizie a L’Aquila e avendo seguito nelle settimane precedenti la lunga scia dello sciame sismico che stava spossando la città, pensai subito al peggio. Perché se in una zona di mare come la nostra c’era stata quella percezione così nitida, a L’Aquila il sisma avrebbe sicuramente colpito con ben altra potenza. E, purtroppo, così fu. Ricordo nitidamente che su Rai News 24 il giornalista che conduceva in quella drammatica notte fu proprio un rosetano: Ezio Cerasi.
Dopo le prime notizie, compresa la gravità della cosa, i miei doveri di Sindaco della città che è lo sbocco naturale della via di fuga da L’Aquila mi portarono in Municipio. Non posso che elogiare e ringraziare tutti i collaboratori che trovai fin dal primissimo mattino, quando costituimmo il Centro Operativo Comunale e ci trovammo a fronteggiare le prime avvisaglie della marea umana di fratelli aquilani sfollati che nelle ore e nei giorni successivi ci avrebbe raggiunto.
Ripensando a quei momenti in cui ogni minuto era importante, in cui ogni ora proponeva una decisione o auspicava un coinvolgimento, non posso fare a meno di pensare all’impegno dei dipendenti comunali, dei volontari della Protezione Civile e della Croce Rossa, delle forze dell’ordine tutte, delle associazioni di volontariato. Una risposta del genere – per un Sindaco – è insieme una iniezione di fiducia e un grande motivo di orgoglio nel poter rappresentare una città con un simile cuore.
Oltre alle espressioni esistenti sul territorio e quindi organizzate e strutturate di cui ho detto, che risposero in modo pronto e senza riserve, qualcosa di assolutamente nuovo e imprevedibile venne a darci ancora più forza: la nascita, in un solo giorno, del gruppo “Rosetani X L’Aquila” promosso dai tifosi della Curva Nord del Roseto Basket, che si unirono al Banco di Solidarietà a centinaia. Con un simile esercito sul quale poter contare, Roseto degli Abruzzi era forte e decisa a fare quanto doveva per i fratelli aquilani.
I primi giorni, credo la prima settimana intera, fummo praticamente sempre riuniti nella Sala Giunta del Comune, al primo piano. Un alternarsi continuo di sindaco e assessori, dirigenti e impiegati, operai e volontari, oltre naturalmente agli aquilani. La prima settimana, che culminò con la Pasqua, a livello umano fu durissima. Le lacrime di gente che aveva perso tutto, la dignità muta di chi non aveva invece parole né lacrime, le reazioni piene di voglia di fare di chi - forse per non pensare a quanto era accaduto – voleva rendersi utile venendo persino a lavorare in Comune. Tante, troppe emozioni per un cuore solo. Credo fosse il secondo giorno, quando una nostra assistente sociale si precipitò in un camping perché chiamata dal gestore e tornò in Comune aprendo una veloce colletta: una macchina era arrivata, con dentro genitori e figli praticamente in biancheria intima. C’era appena il tempo di comprare qualche vestito o prenderne dalle nostre case. La risposta al fiume di sfollati in arrivo da L’Aquila, che superò a regime le 7.000 unità (Roseto è la città che ha accolto più aquilani in fuga dal terremoto), fu quindi corale. Il Comune e i suoi servizi non si fermarono mai. Medici, oculisti, dentisti, veterinari aprirono i loro studi. Furono messi a disposizione alberghi, residence, camping e ogni altro esercizio commerciale utile. Tantissimi professionisti, albergatori e commercianti non pretesero nulla - per un lungo primo periodo - per le loro prestazioni. Tanti privati offrirono, senza nulla chiedere, le loro case. Aziende piccole e grandi fecero a gara per mettere a disposizione derrate alimentari, vestiario, saponeria e quant’altro. Noi, fin dal primo giorno, fummo pronti con volantini “fronte/retro” prodotti internamente in cui avevamo scritto in modo sintetico tutti i numeri utili per le varie evenienze, oltre che con tutti i servizi attivi, supporto psicologico compreso. La Farmacia Comunale fece un lavoro durissimo con la gestione dei medicinali e lo fece in modo meraviglioso. Roseto, in quel terribile mese di aprile 2009, aprì le porte. Una grande ed efficiente rete di solidarietà tenuto insieme da Comune, Protezione Civile, Caritas, Banco Alimentare Croce Rossa, Associazione Dimensione Volontario, Rosetani X L’Aquila e i tanti che dimentico di citare – chiedendo loro scusa – che operarono con puntualità e costanza nell’arco non di giorni, bensì di settimane e mesi per fornire ogni giorno 3 pasti caldi, vestiario e ogni genere di supporto. Carabinieri e Polizia Municipale lavorarono all’unisono instancabilmente per garantire le funzioni di censimento e controllo e tutto andò – giorno dopo giorno – verso una pronta normalizzazione. Roseto, cioè, comprese il dramma del terremoto nell’interezza della sua gravità e seppe unirsi per integrare quel pezzo di L’Aquila che era venuto in riva al mare, catapultato dagli eventi, e che non sarebbe potuto tornare in tempi brevi nelle proprie case. Questo è un altro merito della cittadina tutta: aver saputo affrontare in modo razionale una tragedia che aveva un impatto emozionale altissimo, senza sognare tocchi di bacchetta magica che avrebbero aggiustato tutto, senza fare proclami idioti sull’aggiustamento delle cose in pochi giorni, bensì lavorando per dare un presente dignitoso e completo a Roseto degli Abruzzi. E sono orgoglioso di poter dire che, grazie all’opera di rosetane e rosetani, noi che siamo 25.000 persone abbiamo ospitato 7.000 persone senza battere ciglio o fare piagnistei, riaprendo le scuole dopo le vacanze pasquali, già pronte per ospitare studenti e docenti aquilani che in pochi giorni vennero accolti grazie alla disponibilità e alla preparazione del mondo della scuola rosetano, fatto di dirigenti, docenti e studenti valenti e attivi. E poi ancora laboratori, luoghi di incontro, la nostra Villa Comunale e altri luoghi pubblici messi a disposizione per gli incontri periodici degli sfollati, l’autoporto utilizzato per lo stoccaggio degli aiuti e al loro smistamento, tenuto aperto grazie a volontari che hanno potuto operare grazie a costosi macchinari per la logistica offerti gratuitamente da aziende generose abruzzesi.   Roseto è andata avanti per mesi con la gestione degli sfollati e oggi c’è chi ha scelto di vivere nella nostra città, sentendo ormai propria la terra che li ha ospitati quando erano impauriti e feriti. Fra le cose più care, che resero sopportabile quella tragedia, mi resteranno le quotidiane strette di mano e i ringraziamenti fatti con una inflessione dialettale diversa dal rosetano. Quel sentirsi dire “Jù Sindaco” e vedersi venire incontro gente dalla tempra forte che non si è mai stancata di ringraziare per l’accoglienza ricevuta. Il popolo aquilano, sentendosi accolto, ha avuto la forza di ricominciare pensando al proprio futuro, come dimostra un matrimonio che ho celebrato fra due cittadini aquilani o la partita di rugby valida per i play-off promozione che L’Aquila disputò allo stadio Fonte dell’Olmo di Roseto. Il terremoto mi ha fatto anche conoscere un nuovo amico, il dottor Berardino Persichetti e rincontrare un vecchio amico, il dottor Giampiero Porzio, rosetano di nascita. Con Berardino ci si incontra spesso a Roseto, dove ha scelto di vivere, mentre Giampiero torna in riva al suo amato mare tutte le volte che può e non si è mai scordato di noi, dandomi l’onore di conferire un premio - per tutto quanto fatto nella lotta contro il cancro - al professor Umberto Veronesi, nella cornice del Ridotto del Teatro di L’Aquila: un segno importante di amicizia fra città che continua. L’immagine finale, la più forte con cui chiudere i ricordi del terremoto è un trittico: la Messa di Pasqua al PalaMaggetti, alla presenza del Vescovo Michele Seccia e di circa 4.000 fra aquilani e rosetani; il pomeriggio di Pasqua, con il lungomare invaso pacificamente da circa 20.000 persone e con i bimbi intenti a giocare con gli artisti di strada che raccolsero l’invito dei Rosetani X L’Aquila; il Lunedì dell’Angelo, con circa 2.000 persone ospiti a pranzo al PalaMaggetti, coccolati dalle delizie locali come porchetta e arrosticini e dal ragù alla bolognese portato dai tifosi della Fortitudo Bologna, che scesero a dare una mano ai tifosi rosetani. Dal terremoto di L’Aquila era passata solo una settimana, ma sembrava passato un secolo, tanto forte era stata la volontà degli organizzatori di quella splendida e umanissima “due giorni” di non limitarsi a lenire il dolore, dando momenti di normalità e gioia quotidiana a grandi e piccini.
Grazie Rosetane, grazie Rosetani. Sono fiero ed orgoglioso di essere stato per 10 anni il Sindaco di persone così nobili e forti.
Franco Di Bonaventura
 
FRANCO DI BONAVENTURA
10 ANNI PER ROSETO
Memorie di un Sindaco, 2001-2011.
A cura di Luca Maggitti
Introduzione di Renato Minore
CARSA Edizioni, 2011.
[Estratto dalle pagine 70, 71, 72, 73.]

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ROSETANI per L'AQUILA - Messa di Pasqua 2009
 
ROSETANI per L'AQUILA - Pomeriggio di Pasqua 2009
 
ROSETANI per L'AQUILA - Pasquetta 2009
 
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