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PRANDELLI, CORTESEMENTE, POTREBBE DIMETTERSI?
Claudio Cesare Prandelli, allenatore dell’Italia.

Dopo il crollo Mondiale, auspico le dimissioni del Mister. A patto che non ci costino troppo.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 24 Giugno 2014 - Ore 20:45

[CALCIO E PROFETI]
Ci siamo bevuti Mario Monti novello Quintino Sella e Giovanni Allevi novello Mozart, cosa ci impedisce di berci Claudio Cesare Prandelli – uno che da giocatore era Claudio e da allenatore è Cesare – novello Bearzot?
(Luchino, 9 giugno 2014)
 
L’Italia che esce dal Mondiale brasiliano è tutta nell’immagine del componente senza nome dello staff della Nazionale, espulso dall’arbitro perché non sa stare al suo posto, che si congeda salutando con un elegante “Pezzo di m....”, proposto impietosamente dalle telecamere in diretta intercontinentale. Alla faccia del codice etico.
 
Eccola l’Italia “brasiliana”: 3 partite giocate, segnando 2 gol e subendone 3. Bilancio: 1 vittoria contro l’Inghilterra e 2 sconfitte. Contro il Costa Rica e contro l’Uruguay, due paesi da circa 4 milioni di abitanti ciascuno, in cui il calcio è sport nazionale, come da noi. Ma in cui, evidentemente, c’è ancora un po’ di fame agonistica.
 
Il calcio, in Italia, è – purtroppo – una cosa maledettamente seria. A torto. Perché non c’è niente di così difficile nel commentare lo sport della pedata. E perché quando centinaia di soloni fanno i sofisticati, lo fanno soltanto per accrescere il loro gettone, aumentare il loro stipendio, collezionare una ospitata pagata in più.
 
Così, pur essendo orecchiante di basket e fuori dal “circuito” del calcio, lo scorso 9 giugno 2014, prima dell’inizio dei Mondiali brasiliani, ho scritto lo “Starnuto” che ripropongo in epigrafe a questo articolo. Perché vale solo dirle prima le cose, nella vita. E se sei giornalista, dirle significa scriverle. E l’Italia di Mister Prandelli mi ha fatto fare un figurone da esperto. Che, ovviamente, non sono. È che non ci voleva la scienza, per capire che la nostra Italia avrebbe fatto poca strada: bastava vederla giocare e poi perdersi dentro il vorticoso uragano di pippe mentali, scuse e gossip post gara.
 
Eccola dunque, l’Italia. Nuda e con brutti tatuaggi. Un’Italia spompata, pronta a prendersela con l’arbitro e a piagnucolare per il caldo, che ha la faccia da bon vivant del suo allenatore: uno che ha rinnovato il contratto prima di partire per il Mondiale. Un italiano vero, insomma. Biennale, a 1,5 milioni di euro a stagione (lordi o netti, comunque un’enormità), fino al 2016.
 
E allora chiedo a mister Claudio Cesare Prandelli di fare un gesto chiaro e netto, visto che lui opera in quello che è forse l’ultimo ambito in cui non vincono tutti (tipo la politica), ma alla fine c’è chi vince e chi perde: presentare le sue dimissioni. Vorrei sapere se lo riterrebbe un gesto coerente, con particolare riferimento al momento storico che sta vivendo l’Italia.
 
Chiederei poi al commissario tecnico Prandelli, fuori dalle acque sicure di certe interviste in ginocchio, in cui alcuni colleghi sembrano usciti dal Congresso di Vienna (quanto a “restaurazione”), come può rispondere prima di Italia-Uruguay, al felpato professionista che gli fa notare che purtroppo in Italia ci sono 60 milioni di commissari tecnici: “Sappiamo che in Italia è così. Che non vale il lavoro, ma vincere la partita”. Vorrei dare al Mister Azzurro una notizia che immagino per lui insopportabile: lo pagano per vincere. Lo pagano molto, moltissimo, per vincere. Sempre e tutto.
 
Non bastasse il lauto compenso, al Mister della Nazionale, ci sono comunque le pubblicità. A proposito: i soldi li percepisce tutti Prandelli, oppure ne versa una parte alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, senza la quale non avrebbe l’incarico di allenatore dell’Italia e – di conseguenza – di certo non farebbe il testimonial?
 
Ho il massimo rispetto per il calciatore Prandelli – in campo me lo ricordo con il nome di Claudio – che ha vinto 3 Scudetti, 1 Coppa Italia e le 3 Coppe Europee con la Juventus, sempre facendo panchina insieme a gente come Bodini, Caricola e Tavola (nome omen) e fungendo da rincalzo a Bonini, Tardelli, Vignola e compagnia bella.
 
Ho il massimo rispetto per l’allenatore Prandelli – in panchina me lo ricordo con il nome di Cesare – che con i club ha vinto il Torneo di Viareggio con l’Atalanta nel 1993 e la Serie B con il Verona nel 1998/1999, mentre con la Nazionale ha ottenuto l’Argento agli Europei 2012 e il Bronzo alla Confederations Cup del 2013.
 
Nonostante il massimo rispetto, però, siccome credo che nella vita contino atteggiamenti e risultati e i fatti siano immensamente più importanti delle parole, spero che l’Italia riesca a trovare un allenatore diverso (e vista l’offerta non dovrebbe essere difficile). E, soprattutto, spero che la transazione contrattuale non costi troppo a noi contribuenti, che al Mister Azzurro paghiamo lo stipendio.
 
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Luca Maggitti
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