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Fischi Mondiali
SI RIPARTE... VERSO NUOVI SOGNI!
Madrid. Gli USA festeggiano la vittoria della Coppa del Mondo 2014.

Madrid, Santiago Bernabeu. Da sinistra: Jorge Vasquez, Anthony Jordan, Steve Seibel, Luigi Lamonica.

Madrid, dopo la fine della Coppa del Mondo 2014. Luigi Lamonica e Anthony Jordan.

Luigi Lamonica, arbitro abruzzese alla Coppa del Mondo in Spagna, ci racconta la sua esperienza. Puntata 19 del 14 settembre 2014.

Madrid (Spagna)
Lunedμ, 15 Settembre 2014 - Ore 01:45

Ci siamo.
 
È arrivato l'ultimo giorno, quello tanto atteso sia da tutti noi che siamo qui a Madrid sia da tutti voi, che mi avete coccolato con i vostri messaggi pieni di affetto, di incoraggiamento e tanto altro ancora.
 
L'ultimo è sempre un giorno speciale, fatto di ricordi, saluti, emozioni difficili da descrivere, raccolte durante il viaggio da Madrid a Siviglia e poi ancora qui a Madrid.
 
È sicuramente diverso dall'ultimo giorno di Istanbul. Nel 2010 ero tutto preso dal turbine inaspettato dell'ultima inattesa designazione, dai canti dei tifosi turchi che festeggiavano, dal milione di pensieri e ricordi che mi frullavano in testa, dai pensieri per le persone care, per i ragazzi di Fossombrone, per Ninì e Roberto, per Vitalis e la sua nuova borsa.

L'attesa per l'ultima partita, l'ultima designazione, ti fa dimenticare quanto è stata bella, appagante, coinvolgente, direi preziosa questa avventura, per una infinità di motivi, professionali, umani, personali.

Professionali, perchè qualcosa sta cambiando nel mondo dell'arbitraggio internazionale. Carl Jungebrand porterà le sue nuove idee, la sua nuova metodologia, il concetto di squadra, il concetto che prima bisogna essere un buon essere umano e poi essere un buon arbitro. Un po’ lo stesso concetto che sempre si cerca in un giovane: prima di tutto le doti morali, caratteriali, di correttezza e onestà. Se non si hanno queste è inutile lavorare sulla tecnica. Quella si impara con la metodicità, con la ripetitività, con la dedizione, ma se si è  una buona persona è un buon inizio dal quale sviluppare le basi. Bisogna rispettarsi come in una famiglia, ma non a parole, con i fatti: le cose vanno dette nel modo giusto e al momento giusto, perchè la squadra è la squadra ed è più importante del singolo, che in ogni caso va rispettato come individuo. Per questo, aver fatto parte di questo gruppo mi riempie di orgoglio.

Umani, perchè le lacrime di Abibi mi rimarranno dentro per tanto tempo, come il sorriso di Vitalis che è ancora davanti i miei occhi nonostante siano passati 4 anni. Il  messaggio di Abibi, dopo Francia-Spagna, mi ha fatto capire quanto sia importante fare squadra, aiutare i più giovani, farli crescere mettendo a loro disposizione l'esperienza, che adesso è parte fondamentale della mia professione, molto più che la forma atletica.

Personali, perchè la “carrambata” – come l'ha definita la mia amica terrona Donatella – di Livio mi ha fatto tornare indietro di 28 anni, a quando cioè i miei “sogni” non avevo ancora iniziato a farli, quando la vita era spensierata e mi sentivo forte e invincibile. Come avrei potuto abbracciare di nuovo Livio se non avessi partecipato a questa Coppa del Mondo? Come avrei fatto a trovare la forza per cercare di rincuorare Abibi alla fine della sua ultima partita, prima che lui tornasse a casa, nello spogliatoio di Siviglia, con Steve Seibel che mi guardava e che alla fine mi ha dato un “cinque”, dicendomi: “Great Brò! Very well done”.

Io credo che esistano dei valori e delle emozioni nella vita di ognuno di noi che dovrebbero essere dei punti fermi, imprescindibili. Oggi, io quei valori li cerco nel rispetto che sento di avere da parte dei miei colleghi – in campo, ma soprattutto fuori di esso – e nel rispetto che io ho sempre cercato di dare a tutti coloro che a loro volta lo hanno dato a me e lo danno agli altri. Ecco un’altra cosa che ho imparato dall'arbitraggio: “Dai rispetto a chi ti dà rispetto”, utile sul campo, ma anche nella vita di tutti i giorni.

Si dice: “Quando la volpe non arriva all'uva, dice che è acerba”, ma i proverbi qualche volta sbagliano. Io il sapore dell'uva l'ho gia provato, ed è un sapore dolce, che appaga, ti riempie la bocca, lo stomaco, l'anima. Per sempre, per tutta la vita. E non per merito della quantità che ne mangi, ma della qualità.
 
E sai che non sarà diverso la prossima volta, ma il senso di squadra che si vuole portare avanti adesso, il concetto di squadra, è proprio quello: assaporare il gusto della vittoria anche per mezzo dei tuoi compagni.

Io, da solo, non avrei mai potuto ben figurare nella gara Spagna-Francia, senza 2 colleghi bravissimi, con cui ho instaurato un lavoro di gruppo eccezionale prima fuori del campo e poi in campo. Senza Mike e Olegs, io da solo non ce l'avrei mai fatta. E quel lavoro di squadra è stata la mia finale 2014, la mia uva di cui mi sono nutrito fino a ieri notte: un sapore dolce, che mi darà gli stimoli giusti per ulteriori “sogni”.

Stephen “Steve” Seibel, Borys Ryzhyk, Eddie Viator, i tre arbitri della Finale di Coppa del Mondo, sono tre membri della mia  squadra.
 
Eddie e Borys li ho incontrati da giovani, impauriti, quando anche io non avevo l'esperienza per poterli aiutare, supportare, consigliare, perchè non ne avevo per me stesso. Li ho visti maturare, crescere, responsabilizzarsi e adesso vanno da soli, a godersi il loro di “sogno”, a gustarsi la loro uva.
È un orgoglio poter dire che con loro ho arbitrato tante gare importanti in Eurolega, nei vari Eurobasket dove eravamo designati, e che forse, stasera, qualcosa di quello che mostreranno sul campo di gioco è qualcosa anche di mio ed anche questo mi appaga, come la mia uva di Istanbul.

Con Steve Seibel ho un rapporto speciale. Ci siamo “sintonizzati” subito quando ci siamo conosciuti, alle Olimpiadi di Pechino 2008. In seguito, ci siamo ritrovati a Porto Rico 2009 (Campionati Americani), Istanbul 2010 (Campionati Mondiali), Londra 2012 (Olimpiadi) e adesso Madrid 2014.

Oggi, dopo la colazione, mi ha detto: “Ti devo parlare” ed è venuto in camera, esordendo: “Ieri tutti i nostri colleghi avevano fatto il loro pronostico sulla designazione per la Finale...”.
Gli ho risposto: “Steve, non importa. Sono contento che, se non ci sono io, tu sia uno dei tre”.
Steve mi ha detto: “Stasera io devo fare il Luigi Lamonica”.
Ecco, io non trovo un similitudine migliore, per raccontarvi che sapore può avere l’uva fragola matura.

E adesso parliamo un po’ di voi, che mi avete seguito in questi 20 giorni.
 
Vi ringrazio perché, come al solito, mi avete fatto sentire importante. Qualche persona mi ha anche “cazziato”, perchè abituata a leggere il diario a colazione con il caffé e non ha potuto più farlo perchè le ultime puntate sono andate in linea più tardi (colpa mia che le mandavo tardi al povero Luca).
 
A qualcuno di voi è tornata la voglia di arbitrare, seguendo il diario. I fedelissimi sono sempre stati lì e lo saranno per sempre, perchè a loro il gusto dell'uva matura non basta mai. Qualcuno mi ha scritto che stasera la partita non la vede e va a farsi una pizza.
 
Tantissimi hanno cliccato “mi piace” sulla pagina Facebook di DECIDERE: tanti nomi conosciuti in questi anni di carriera, di amici, di amici di miei amici e anche di persone completamente sconosciute.

Un grazie di cuore va a tutti voi, perchè tutti avete rispettato il verdetto finale. Nessuno ha provato a protestare, insultare, screditare questo  o quello. Molti, anzi moltissimi, anche se “a malincuore” o “tristi” o “dispiaciuti” o “meno felici”, hanno accettato le decisioni altrui. È questo è un grande segno di maturità, di rispetto, appunto. Il rispetto che noi arbitri pretendiamo dalle squadre e che dobbiamo dare sempre, anche quando... il sapore dell'uva è buono, ma un po’ diverso dal solito.

L’ultimo pensiero lo dedico agli arbitri più giovani.
Nell'ultimo meeting, quello dei saluti, Terry Moore, uno dei nostri supervisors qui a Madrid, ha detto una cosa bellissima e che mi ha colpito moltissimo: “Voi siete arrivati qui, il meglio del meglio, adesso tocca a voi tornare nei vostri Paesi, nelle vostre case, con le vostre famiglie, e lavorare affinché tutti noi, tutti insieme, ci si possa trovare di nuovo alla prossima occasione. A voi e solo a voi”.
 
Già, caro Terry, è proprio così: “Is in your hands”. È nelle nostre mani. La nostra vita, la nostra prossima competizione, la nostra prossima partita... nelle nostre mani!
 
Muchas gracias por todos, buena suerte e hasta la vista, Amigos!
 
 
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