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Il Mohicano del Basket
GOLDEN STATE-CLEVELAND: IL RACCONTO DELLA SERIE.


Stefano Blois offre il suo punto di vista sulla Finale NBA 2017.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 17 Giugno 2017 - Ore 09:00

•    Se ad una squadra da 73 vittorie in regular season (record assoluto di tutti i tempi) aggiungi uno dei tre migliori giocatori del pianeta come Kevin Durant, pensare ad un finale diverso era oggettivamente fantasioso. Vincere però non è mai scontato, soprattutto se dall’altra parte c’è un tale LeBron James, e gli Warriors lo hanno fatto nel migliore dei modi con un impressionante 16-1 nei playoff (altro record per Golden State). Unica eccezione, una gara-4 in cui LeBron e compagni hanno avuto bisogno di segnare OTTANTASEI punti nel primo tempo …

•    E’ stata una serie dai numeri offensivi irripetibili, che ha dimostrato come a questo livello (e con questi interpreti) gli attacchi siano più influenti delle difese: 236.4 punti di media realizzati nelle cinque partite, nelle 14 precedenti edizioni delle Finali erano stati 186 (secondo dato più alto i 200.2 dello scorso anno, mentre quello più basso risale ai 167 del 2007, nel 4-0 di San Antonio sulla stessa Cleveland). 9 volte su 10 le due squadre hanno superato i 110 punti (unica eccezione i 91 dei Cavs in gara-1), dal 2003 al 2016 era successo in 11 occasioni su 164 (!!). Qualcuno lo ha magistralmente definito “Un All-Star Game in cui i giocatori si impegnano veramente” …

•    D’altronde in campo c’erano giocatorini come un Kevin Durant (ovvio MVP del confronto) da 35 punti e 8 rimbalzi di media, tirando con il 55.6% su azione e senza mai scendere sotto quota 30. Dall’altra parte, non sono bastati i 33.6 punti, 12 rimbalzi e 10 assist di media del Prescelto, al secolo LeBron James (unico in tripla doppia di media nella storia delle Finals). Ah, poi ci sarebbero i 27 con 9 assist di Stephen Curry ed i 29 di Kyrie Irving, autore di 78 punti nelle due gare giocate alla Quicken Loans Arena: e definirli ‘secondi violini’ suona come una tra le più fragorose delle bestemmie.

•    La vera differenza tra le due squadre l’hanno però scavata gli altri: nella Baia è passata quasi sottotraccia gente come Klay Thompson e Draymond Green (!). Il primo ha avuto numeri offensivi meno appariscenti del solito (16 punti nelle Finals e 15 nei playoff, contro i 24 dello scorso anno), ma è stato superbo nella propria metà-campo e nell’adattarsi perfettamente ai nuovi equilibri della squadra; il buon (ma non troppo) Draymond (11 punti con il 34.5% al tiro, ma anche 10 rimbalzi e 5 assist) al di là degli eccessi che a volte trascendono la sportività è un giocatore di durezza e cattiveria agonistica fondamentale per una squadra di questo livello, che è tremendamente mancato dall’altra parte.

•    Cleveland ha infatti ricavato troppo poco da Kevin Love, sotto il 40% dal campo nella serie e colpevolmente fuori da gara-5: l’ex Minnesota resta la principale delusione di queste Finals. E la panchina in generale ha avuto impatto limitatissimo, producendo nelle ultime tre partite 41 punti sui 370 totali dei Cavs (appena l’11%). Al di là dei numeri, i vari Korver, Williams e Shumpert non hanno mai avuto impatto nella serie, con l’unica parziale eccezione di Richard Jefferson: troppo poco, contro una Golden State che ha ricavato un contributo reale (ovviamente proporzionato a ruolo e potenzialità) da West, Livingston, Clark, Pachulia ed anche McGee. Discorso a parte vale per Andre Iguodala, ben più di un semplice cambio, e autore di 20 punti in gara-5.

•    Detto tutto ciò, vedere il buon Zaza nello starting five insieme a quei quattro resta abbastanza imbarazzante.

•    Golden State ha tutte le potenzialità, anche a livello anagrafico (Curry, Durant, Thompson e Green sono tutti sotto i 30 annj) per aprire un ciclo di fuoco in questa NBA ed entrare ancor più prepotentemente nella storia; LeBron non sarà certo d’accordo, ma la differenza globale vista in queste Finals tra i suoi Cavs e gli uomini di Steve Kerr (altro punto in favore rispetto al team dell’Ohio ed al collega Tyronn Lue) è apparsa indiscutibile.

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Stefano Blois
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