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Uomini di basket
ERNESTO CIAFARDONI: LA VERSIONE DEL CONTE.
Ernesto Ciafardoni.

L’articolo pubblicato sul MESSAGGERO Abruzzo lunedì 3 luglio 2017.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 05 Luglio 2017 - Ore 15:45

Ernesto Ciafardoni, 59 anni, vive a Giulianova, da lui affettuosamente ribattezzata “La Capitale”. Inizia a giocare a basket nella vicina Roseto degli Abruzzi, nei primi Anni ’70, sotto la guida del professor Narcisi. L’arrivo nel Lido delle Rose del coach americano Ken Grant lo porta ad esordire giovanissimo in Serie B. Da Roseto a Porto San Giorgio, poi ancora Lido delle Rose e “Lu Portu”, con la promozione in Serie A2 guidato in panchina da Cesare Pancotto. Quindi le Forze Armate, allenato da Sergio Scariolo, poi Barletta, Ascoli Piceno e Teramo. Nel 1991, deciso a chiudere la carriera nella sua Giulianova, si rompe un ginocchio e così resta nel basket diventando agente ed aprendo la “Consul Sport”. Dopo 26 anni di lavoro come agente di giocatori e allenatori è ancora su piazza, collaborando con la Sport Lab di Virginio Bernardi. Tifoso nel calcio della Roma e del suo Giulianova, ama giocare a golf ed è un appassionato delle canzoni di Franco Califano.


Ernesto Ciafardoni è stato un grande fromboliere.

Quelli del basket lo chiamano “Il Ciaffa”, neologismo formato da un po’ di cognome e dal rumore della retina profanata dal pallone, oppure “Il Conte”, sia per antico blasone familiare sia per la sua proverbiale eleganza.

Parlando di pallacanestro, ne ha viste veramente tante: a partire da Kobe Bryant, sfidato per gioco da bambino quando il padre Joe giocava in Italia. O Ken Grant, oggi importante agente NBA e negli Anni ’70 chiamato a Roseto da Giovanni Giunco, che lo fece esordire, quindicenne, in cadetteria: «Ken era un uomo di straordinaria intelligenza e coraggioso. A novembre 1973 mi fece esordire contro Avellino sul campo neutro di Caserta. Segnai pure un canestro. Lui credeva davvero nei giovani. E aveva per moglie una svedese da sogno».

Da sogno è pure il Lido delle Rose, soprattutto se fai il giocatore di basket: «Roseto è quel posto magico che riesce a far giocare bene anche giocatori non di primissimo livello, che dal momento in cui mettono piede in città quasi sempre trovano linfa vitale per le loro carriere».

Merito dei tifosi, della passione, del dna di una comunità. E, ultimamente, anche di un presidente “serial winner”: «Daniele Cimorosi: due anni di presidenza, due playoff e quattro derby vinti. Cosa vuoi di più? È un presidente appassionato, ma anche moderato. E poi possiede una buona dose di “fattore c”, che nella vita non guasta mai».

Dunque nessun timore, anche se la squadra ad oggi conta i soli Riccardo Casagrande e Ion Lupusor: «A voler giudicare le due stagioni passate, l’attesa ha pagato e permesso di fare squadre molto buone». Ciafardoni non concorda con il budget “francescano” della squadra: «Non credo che si possa dire che abbiano un budget bassissimo. Anche perché lo scorso campionato hanno firmato Robert Fultz e Valerio Amoroso, due califfi della Serie A2 che, non a caso, appena finita la stupenda stagione rosetana hanno subito trovato ingaggi in due squadre forti e ambiziose. Adesso il Roseto deve essere bravo a costruire la squadra con un paio di italiani solidi e poi “fare bingo” con gli americani, come gli capita da un paio di stagioni».

Da Roseto a Chieti, fra amarezza e voglia di futuro: «La retrocessione del Chieti è una mazzata per il movimento cestistico abruzzese. Però io credo che da un brutto colpo si possa e debba ripartire per una Serie B di alto livello, rilanciando il sodalizio». E, nonostante non sia più il tempo delle bandiere, Ernesto chiosa: «Parlando di Chieti e della necessità di un piano di rilancio, io credo che sarebbe opportuno ripartire da un allenatore teatino e da un giocatore teatino. E queste figure oggi hanno due nomi ben precisi: Pino Di Paolo e Fabrizio Gialloreto».

E, a proposito di allenatori, non si può non parlare di Piero Millina e del suo incredibile ciclo aperto a Campli. Ciafardoni precisa: «Piero è un amico da 30 anni, ma non c’entra se dico che è un coach che meriterebbe palcoscenici più importanti della Serie B. Se poi parliamo di gestione delle risorse umane di una squadra, allora Piero è da Eurolega. Non credo di aver mai incontrato uno più bravo di lui».

La conclusione è per la “sua” squadra e cioè una personalissima selezione di giocatori suoi assistiti o ex: «Marco Rossi play, Antonello Ruggiero guardia, Federico Lestini ala piccola, Cristiano Grapasonni e Valerio Amoroso sotto canestro. In uscita dalla panchina, per far esplodere i tifosi, ovviamente Claudio Bonaccorsi».

Luca Maggitti
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