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Roseto, arte e pallacanestro.
BRUNO CERASI: IL CREATORE DI ‘LIGHT COURT’.
Light Court, di Bruno Cerasi. Roseto degli Abruzzi, estate 2017.

Bruno Cerasi, ritratto da Valentina Vannicola.

Light Court, di Bruno Cerasi. Roseto degli Abruzzi, estate 2017.

Intervista all’artista rosetano che ha realizzato, nel Lido delle Rose, un campo di basket che è un’opera d’arte.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 01 Agosto 2017 - Ore 15:30

A Roseto degli Abruzzi, dove la pallacanestro si è fatta prima storia e poi letteratura, lo sport della palla a spicchi non poteva che diventare arte.

È accaduto qualche decennio fa, con i manifesti pubblicitari del Trofeo Lido delle Rose – alcuni davvero belli e degni di rilievo artistico – e di nuovo in questa caldissima estate 2017, grazie all’artista rosetano Bruno Cerasi, che ha trasformato un campo di basket all’aperto in un’opera d’arte creando “Light Court”, ammirabile a fianco del Lido La Paranzella.

Non conoscevo Bruno sotto il profilo artistico. Dopo aver visto in foto il
Campo della luce”, ho dato un’occhiata alle sue opere su internet, che vi consiglio di vedere al link in calce a questo articolo. Siamo pure “amici di Facebook”, quindi l’ho contattato e gli ho fatto questa intervista.

Prima di proporvela, una riflessione: Bruno Cerasi sarebbe l’ideale per progetti di comunicazione di alto livello, che diventino arte al servizio del basket. Dal Trofeo Lido delle Rose alla NBA, dall’Olimpia Milano al Roseto Sharks, mi auguro che questo mio “messaggio nella bottiglia”, lanciato nel mare magno di internet, trovi qualcuno capace di leggere, osservare, comprendere. E poi chiamarlo a realizzare qualcosa di indimenticabile come “Light Court”. Ve lo immaginate il “campo della luce” in NBA? Io penso che “spaccherebbe”, come direbbero i molti che parlano male. Per non parlare – anzi, parliamone! – di quanto sarebbero belle alcune zone di Roseto degli Abruzzi, oggi squallide, dopo il passaggio della sua “mano illuminata”.

Ecco la chiacchierata con Bruno Cerasi.

Bruno, come nasce “Light Court”?
«È un intervento nato quasi per gioco. Si chiacchierava un po' sui social ed è venuta fuori quest'idea, che all'inizio sembrava un po' folle, ma poi si è concretizzata. Andrea Bosica mi ha parlato del torneo di basket che organizzano ogni anno al lido La Paranzella, il Memorial per Ernesto Di Bartolomeo, e io ho sentito che in qualche modo avrei potuto contribuire e realizzare qualcosa che rimanesse alla collettività. Ho sentito da subito una grande fiducia in me per questo progetto. Nello specifico ho deciso di chiamarlo “Light Court” (Campo della Luce), perché il giallo che ho usato per colorarlo ne cattura molta, così tanta da renderlo quasi fluorescente di notte. È colorato con 4 sfumature di giallo e quattro di blu, spicchi disposti in maniera speculare e opposta per il campo. Mi sono tornati molto utili gli insegnamenti che ho appreso un paio di anni fa, quando ho avuto l'onore di lavorare per un wall drawing di Sol Lewitt, un artista americano. È tutto lì: un disegno geometrico. È stato fondamentale mantenere una certa procedura e precisione durante la sua realizzazione».

Da quando hai fatto il “passo in arte”?
«A 23 anni ho deciso di rivoluzionare la mia vita e cambiare strada. Un’inversione di rotta verso la mia più grande passione. Dopo dieci anni sto proseguendo quel percorso che si è trasformato in un lavoro, non senza difficoltà. Nel 2009, in seguito a un malore, ho perso permanentemente parte della vista, ho abbandonato la pittura e ho concepito l'arte in senso più ampio, partendo dallo spazio, portando il discorso e la mia ricerca verso un senso più tridimensionale. Sono nate le prime installazioni».

Cosa è per te l'arte e cosa ti spinge a creare le tue performance?
«L'Arte è una responsabilità e ogni giorno mi chiedo se posso assumermela. Fino a quando la rispostà sarà sì, continuerò. Mi spinge un'urgenza che ho sempre avuto e che non so ben descrivere a parole. So solamente che sento visceralmente di fare tutto ciò che faccio, con l'augurio che chi ne fruisce trovi la sua storia all'interno della mia, cerchi se stesso e faccia il suo viaggio di riflessione, comprensione».

Che artista sei? Come ti definiresti?
«Non penso di appartenere a un genere artistico ben preciso. Seguo la mia linea, che mi ha portato in questi anni a realizzare interventi con i più svariati media, tradotti nei più svariati risultati. Ho il costante bisogno di rinnovare e rinnovare continuamente la mia visione. Sono fortunato che ci siano sempre più persone che si fidano di me e permettono la realizzazione dei miei progetti. Se devo darti un aggettivo, ti dico che sono un tormentato, nella sfumatura positiva del termine. Il mio non trovar mai pace si traduce nel mio continuo cercare, e quest'ultimo è il motore che genera i miei lavori».

BRUNO CERASI
http://brunocerasi.tumblr.com/

Luca Maggitti
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