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PORCHETTA, SESSISMO E POLEMICHE: PRENDETE E MANGIATENE TUTTI...
Il manifesto incriminato.

La Scala Santa di Campli.

Opinioni con la crosta, in merito all’ultimo cortocircuito pornogastrico dell’Abruzzo teramano.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 10 Agosto 2017 - Ore 19:00

La mia cara Nonna Scolastica, detta ‘Sterina, quando mi teneva sulle sue gambe e coccolava amava ripetermi, fra un pizzicotto e un bacio: “M t’magnèss”. E cioè: ti mangerei.

Ero molto piccolo. E pure bellino, come tutti i bambini.

Già, perché da noi in Abruzzo – e in molte altre parti della terra – quando vuoi molto bene a qualcuno arrivi a dirgli, ovviamente non con l’intento di praticare subito dopo l’antropofagia, che te lo mangeresti.

Questo accade pure quando vuoi dire a qualcuno – soprattutto ai bimbi – che è più che soltanto bello. Gli dici: “Ddìje quànd ì bbòn” (Dio, quanto sei buono). Non per questo lo condiresti con il ragù e metteresti sotto i denti...

Che poi la poetessa Saffo, morta nel 570 avanti Cristo circa, rifletteva: “Chi è solo bello, resta bello all'occhio. Ma chi ha valore sarà bello sempre”. Che da qualche parte ho trovato raccolto come aforisma e tradotto così: “Chi è bello è solo bello, chi è buono sarà subito bello”.

Insomma, ci siamo capiti.

Questo cannibalismo per finta ha una sua estensione erotica. Fra adulti, infatti – uomo a donna, ma anche donna a uomo – capita di dirsi: “M t’magnèss”. E poi magari fare l’amore. O sesso.

E anche qui, spero, ci siamo capiti. Lasciando fuori dallo spuntino l’ipocrisia.

Veniamo adesso al pomo (pardon, panino) della discordia: il manifesto pubblicitario che deve spingere la 46^ Sagra della Porchetta Italica di Campli (la più antica d’Abruzzo), che si svolgerà nella città farnese dal 18 al 22 agosto 2017, accusato di sessismo.

Lo vedete e leggete nell’immagine. Fatevi, ovviamente, la vostra idea.

Io, come sempre quando si parla di cibo, sono indulgente.

E cioè: ritengo che la foto sia brutta, la grafica pure e che il panino avrebbe potuto essere fotografato molto meglio. Ma sono rilievi tecnici (essendomi occupato ed occupandomi di comunicazione) e lì mi fermo.

Quanto alle accuse di sessismo e al polverone alzato da alcuni enti e istituzioni (e molte persone), invece, mi pare che le accuse stesse siano fuori strada.

Lo slogan, infatti, recita: “Ogni donna merita di essere guardata come se fosse un panino con la porchetta di Campli”, mentre alla parola “sessismo” il vocabolario Treccani dice: “Termine coniato nell’ambito dei movimenti femministi degli anni Sessanta del Novecento per indicare l’atteggiamento di chi (uomo o donna) tende a giustificare, promuovere o difendere l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile e la conseguente discriminazione operata nei confronti delle donne in campo sociopolitico, culturale, professionale, o semplicemente interpersonale; anche, con sign. più generale, tendenza a discriminare qualcuno in base al sesso di appartenenza.”.

Bene. Mi chiedo dunque: dov’è la discriminazione? Io non la trovo.

Quanto all’offesa, ripensando alla mia compianta Nonna ‘Sterina io invece trovo che sia una frase persino dolce, se detta dalle nostre parti.

Personalmente, mi è capitato qualche volta di dire a donne che mi piacevano molto: “M t’magnèss”. Mi hanno sempre ringraziato del complimento. Se dovessi sentirmi dire: “M t’magnèss” da una donna, sarei lusingato del complimento. Ovviamente in Abruzzo e non nell’ambito di una tribù cannibale...

Poi, tornando al manifesto messo all’indice, se avessi dovuto io pensare a uno slogan lo avrei fatto diversamente e – possibilmente – diretto a tutti. E se proprio avessi dovuto lavorare su una idea imposta, magari avrei optato per: “Tutti meritiamo di essere guardati come se fossimo un panino con la porchetta di Campli”, perché la frase è chiara per noi autoctoni, mentre attira e incuriosisce i foresti.

Comunque, al netto della brutta foto e del lettering infelice (compresa una maiuscola nomade), ritengo che lo slogan non sia sessista e volevo dirlo, spiegando i miei motivi.

Infine, con puro spirito ecumenico e nella piena indulgenza plenaria che invoco per le questioni di cibo, vino e spiriti, mi permetto di salutare esortando così: “Prendete e mangiatene tutti, quello è il panino con la porchetta di Campli. Ed è buonissimo”.

POST SCRIPTUM
Nel caso di peccati reiterati, di gola e altro, è possibile, stando a Campli, salire in ginocchio i 28 gradini di legno d’ulivo della Scala Santa farnese, ottenendo l’indulgenza una volta arrivati alla cappellina del Sancta Sanctorum.
Amen.

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Luca Maggitti
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