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LUIGI LAMONICA: PROFESSIONE ARBITRO.
C’HA IL FISICO…
Luigi Lamonica a colloquio con Jack Martinez e Matteo Malaventura.


BEATO FRA I FISCHIETTI…
Luigi Lamonica insieme a due colleghi.


Intervista al notissimo e bravissimo fischietto pescarese. Anche questo è AbruzzoBasket…

Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 22 Maggio 2007 - Ore 18:00

Luigi Lamonica, nato a Pescara il 18.12.1965, coniugato, di professione arbitro di pallacanestro.

Il Nostro è uno di quelli che danno lustro al concetto di AbruzzoBasket, avendo un curriculum “5 stelle”. Per questo lo abbiamo intervistato. La fortuna è stata che non ci ha risposto fischiando, bensì parlando.

E allora … eccovi la chiacchierata.

Luigi, qual è la molla che spinge tantissime persone a dare del cornuto (o altri "simpatici" nomi) all'arbitro? E' una forma di frustrazione verso il vostro potere assoluto o si tratta di altro?
“Non credo si tratti di qualcosa contro il potere assoluto che ricopre un arbitro durante la partita. Non mi attribuisco un potere assoluto nei confronti di nessuno. Gli arbitri applicano delle regole, molte volte interpretando le stesse e questo ci porta a volte a commettere degli errori. Io credo si tratti più di una forma di maleducazione generalizzata, che vede nella figura dell’arbitro il colpevole di tutti i mali della propria squadra.”

Luigi Lamonica, professione arbitro. Sennò cosa avresti voluto fare nella vita?
“Adesso lo posso dire con sicurezza dopo 4 anni di tempo pieno come arbitro: è proprio questo che avrei voluto fare da grande. Un’attività che amo e che mi ha dato, e spero mi continuerà a dare, tante soddisfazioni, dove sento di essere accettato e non sopportato e che mi permette di conoscere luoghi e gente diverse. Non potevo sperare di più. Rispondo: l’arbitro.”

Quanto ti assorbe il tuo lavoro, oltre alla domenica in cui tutti ti vedono lavorare?
“Durante la settimana mi alleno almeno 3 volte dal punto di vista fisico, cerco di vedere più partite possibili in TV, cercando di confrontarmi il più possibile con altri colleghi. Durante la stagione invernale con le partite internazionali sono molto impegnato con i viaggi e la loro organizzazione che richiede molto tempo.”

L'Abruzzo ha un gruppo di giocatori di basket cui essere orgogliosi e anche un gruppo di allenatori. Esiste questo anche per voi arbitri, vero? Qualche nome e qualche aneddoto sul gruppo dei fischietti abruzzesi?
“Quando ho iniziato in Abruzzo c’era la scuola Rosetana con Zeppilli e Belisari che sono arrivati al top della seria A, e quella Chietina con molti arbitri di buon livello che non sono risciti, però, ad esprimere delle individualità in serie A. Con la mia generazione le cose sono cambiate, Sono passato in serie A nella stagione 1992-93 insieme ad Aloisi di Pescara e Nardecchia dell’Aquila e credo che quello sia stato anche il periodo più fiorente per la categoria arbitrale abruzzese: mai la nostra regione aveva avuto 3 arbitri in serie A contemporaneamente e fatto ancor più straordinario, siamo stati promossi tutti insieme lo stesso anno. Ricordo anche che al primo torneo Ufficiale a Rimini, noi 3 neopromossi abruzzesi fummo designati e, Pasquale Zeppilli che aveva appena terminato la sua carriera, si trovava a vedere il torneo. Quando arrivammo nello spogliatoio, non ricordo precisamente chi mi disse: ‘Pasquale per sostituire te, hanno dovuto promuovere 3 paesani tuoi……’ .”

Il tuo "maestro" di fischietto?
“Ninì Ardito.”

Il tuo modello di riferimento?
“Miguel Betancour.”

Il giocatore più corretto che ricordi?
“Tra molti, dico Nikos Zisis.”

Il coach più corretto?
“Tra molti, Phil Melillo.”

Durante una gara fischi e poi ti accorgi che magari è una chiamata sbagliata. Cerchi di dimenticare o ti scatta l'umanissimo spirito di compensazione?
“Qualche volta ho anche corretto una mia decisione errata, immediatamente. Quando invece mi accorgo di avere preso un abbaglio cerco sempre di dimenticare. Compensare al 99,99999999% vuol dire sbagliare nuovamente.”

Sei arbitro internazionale dal 1996. La partita più difficile arbitrata in campo internazionale?
“L’anno scorso nelle Top 16 di Eurolega, Panathinaikos-Efes Pilsen Istanbul, ad Atene.”

Quella in campo nazionale?
“Molte, ma 2 in particolare: una di A2 a Modena con una rissa gigantesca e l’altra la 5^ partita di finale del 1998 Virtus-Fortitudo … ‘La Finale’…”

Finale degli Europei 2003 (Lituania-Spagna) a Stoccolma. Arbitrasti tu. Finale degli Europei 2005 (Grecia-Germania), idem. Finale di Eurolega 2007 (Pana-CSKA), pure. Sei molto simpatico a qualcuno, oppure...?
“Spero che quell’’oppure’ sia la risposta esatta. Non voglio pensare che abbia arbitrato quelle partite perché ero simpatico a qualcuno. La simpatia in queste manifestazioni non ti ‘copre il culo’ se devi rispondere delle tue scelte.”

Claudio Limardi, su Superbasket, ha scritto che quando fischi sfondamento sembri quasi un lanciatore di baseball ... teatrale insomma ... cos’altro ti hanno detto di così carino riguardo al tuo lavoro?
“Io non l’ho preso come un complimento. Il mio arbitro ideale deve essere anonimo il più possibile e la teatralità dovrebbe lasciarla ai giocatori e agli allenatori che sono i veri protagonisti di questo spettacolo. L’ho presa più come un suggerimento e proverò a fare un passetto indietro e a lanciare un pò meno…”

C’è qualcosa che ti hanno detto di irriferibile?
“Lo si sente su tutti i campi ogni domenica.”

L'insulto più brutto ricevuto e il complimento più bello?
“C’è un aneddoto che racchiude entrambe le cose. A Roma, l’anno scorso, quasi a fine partita (che la Lottomatica stava meritatamente perdendo di 10/12 punti), uno spettatore del parterre VIP mi urla: ‘A Lamonica, tanto mò che torni a casa te vai a schiantà contro un albero….!!’). Il giorno seguente ero al raduno di metà stagione dell’Eurolega a Malaga, e al rientro in aeroporto mi squilla il cellulare: era la segretaria del Sindaco di Roma, Walter Veltroni, che mi chiedeva l’indirizzo. 2 giorni dopo ricevo, a firma del Sindaco di Roma, una biglietto di scuse per quella frase indirizzatami la domenica prima dallo spettatore del parterre VIP. Le parole di quel biglietto saranno per sempre il ricordo più bello della mia carriera.”

Quando ti è capitato l'ultima volta di pensare, nel tuo lavoro: "Mi sa che chiamo i Carabinieri"?
“Per fortuna tanto tempo fa. Le cose sono molto cambiate negli ultimi anni, anche se in alcuni campionati minori l’incolumità dell’arbitro non è ancora garantita.”

Luigi, quali sono i tuoi hobby?
“Libri e televisione, con i programmi sportivi in primis.”

In quali altri settori della vita quotidiana servirebbero arbitri e cioè persone "sul campo" che prendono veloci ed inappellabili decisioni?
“Sicuramente nelle istituzioni, nelle quali la presenza di persone sul campo eviterebbe al cittadino di trovarsi confuso tra le diverse responsabilità e competenze.”

Quanto guadagna, per ciascuna partita diretta, di netto, un arbitro?
“Ti dirò il lordo: 800 Euro. Poi, siccome siamo considerati professionisti a tutti gli effetti, ma non abbiamo né un fondo pensionistico, né un’assicurazione INAIL, il nostro reddito sportivo a fine anno fa cumulo con il reddito derivante dalle nostre attività e accumulandosi la tassazione arriva anche al 45%. Hai trovato il netto.”
Luca Maggitti
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