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Francesco Ponticiello – ‘Ciccio e franco’
UN'AMBIGUA UTOPIA E LAPO IL SITUAZIONISTA
IL SITUAZIONISTA
Calderon sconsolato chiede chi sia il losco figuro alle sue spalle…


Coach Francesco Ponticiello, Ciccio per il basket, scrive il suo diario marziano (e franco) per ROSETO.com.

Matera
Sabato, 03 Aprile 2010 - Ore 16:30

10/03/2010 – Touch, Palla Persa, Sirena...
Ce lo siamo chiesto tutti: chissà cosa starà pensando Calderon…
http://www.youtube.com/watch?v=6bCvIr-xN0o&feature=related
Beh… “l’italian touch”, l’irruzione di Lapo Elkann allo Staples Center di Los Angeles nega il recupero palla allo spagnolo, la possibilità per Toronto di prendere il tiro della vittoria.
Cosa volete possa mai pensare Calderon…???

20/03/2010 - “Detournement”…
Più interessante riflette su cosa… “la magata” di Lapo susciti in noi, visitatori seriali di youtube, faccia pensare. Oltre alla inevitabile risata, oltre la rassegnata considerazione, indipendente dall’epidermica simpatia per Lapo, dal sempiterno “genio”(???) italico, oltre lo scontato “ci dobbiamo sempre far riconoscere…”. Vien da pensare che Lapo abbia (inconsapevolmente) messo in scena un’azione di perfetto “detournement” situazionista – di straniamento, di interruzione dello spettacolo, corto circuito nel flusso emozionale delle immagini e del gioco - il tutto attraverso un gesto decontestualizzato, che quasi mai si verifica in un campo da gioco: perché, solitamente, i giocatori giocano, e gli spettatori guardano. In questo caso uno spettatore, Lapo (facendo perdere Toronto) gioca, ed invece Calderon, Calderon è costretto a guardare…

Lapo novello Guy Debord che confligge con la Società dello Spettacolo??? - In un certo senso… si!

In realtà, Lapo si comporta come i fratelli piccoli al minibasket. Quando la palla rotola fuori dal campo, la recuperano, due palleggi “a stile libero”, preso in prestito dai fratelli maggiori, e poi la ributtano in campo. Beccano puntualmente l’istruttore, in pieno viso… Lapo è altrettanto maldestro. Per questo vien da ridere. Eppure l’interruzione dello spettacolo c’è, il detournement pure.
“Grazie” al suo tocco, i Lakers vincono ed i Raptors perdono.

“Solidarietà” all’italiana: grazie a Lapo, Bargnani e Belinelli perdono, oltre a Calderon, ovviamente…

25/03/2010 – Lo Stallo Messicano ed i 24” di gioco…
L’involontario guizzo situazionista di Lapo Elkann rimanda al miglior Quentin Tarantino, quello che procede per colpi di scena, per decontestualizzazioni filmiche… Come in Pulp Fiction, quando a fine proiezione si resta stupiti nel constatare che la scena finale, quella della caffetteria, sia immediatamente successiva a quella con cui il film inizia, e che tutto quello che è posto “in mezzo” scorra per capitoli dai tempi indistinti - un film, solitamente, procede in forma lineare, cronologica, Pulp Fiction no… Come in Bastardi Senza Gloria, con Tarantino che “cambia” (manco fosse Lapo Elkann…) addirittura le sorti della 2° guerra mondiale, oppure ripesca la tecnica cinematografica del western, lo “stallo messicano” - propone scene in tutto simili a quelle degli spaghetti western, con pistoleri proiettati al centro della schermo, immobili - e tutti ad attendere che uno di loro, scegliendo il tempo giusto per estrarre il revolver, rompa l’equilibrio. Come del resto Lapo, “che anticipa” Calderon, decida le sorti del confronto/sparatoria, e manda tutti sotto la doccia...
Ma “l’italian touch” nel finale a sorpresa di Los Angeles Lakers – Toronto Raptors spinge a riflettere sul “tempo di gioco” nel basket.

30/03/2010 – Il Ritmo partita, ovvero, 2 + 2 = 5.
Il tempo nel basket non è lineare, si concretizza in un numero di possessi per ognuna delle squadre, ovvero nel numero di volte che queste controllano il pallone durante i 40’ di gara. No, non è lineare.

Esempio: 48” alla conclusione di una partita, se il tempo fosse “lineare”, ovvero fisso e continuo, le due squadre in campo avrebbero a disposizione un possesso ciascuno, 24” l’una, 24” l’altra. Ma le cose non vanno così, non sempre. La squadra con palla in mano può decidere di adoperare non tutti i 24” di gioco, bensì 10, 12, o addirittura solo 7”. Rinunciando ad una parte dei 24”, l’attacco ottiene un ulteriore possesso, i tiri a disposizione delle due squadre non si fermano a 2, uno per la squadra A ed uno per la squadra B, lievitano, salgono ad “almeno” 3. La scelta della squadra A di adoperare solo 12” per prendere un tiro gli garantisce un secondo possesso, altri 12” per un ulteriore tiro – il tutto, completamente “gratis”. Infatti, essendo solo 48 i residui secondi di gioco, la squadra B ha pochi strumenti per recuperare la parità nei possessi, anzi uno solo, spendibile solo se abbia esaurito il bonus falli: mandare, attraverso un fallo personale, un avversario in lunetta per 2 tiri liberi. Ma, aldilà dell’opportunità o meno di questo fallo, non è secondario il punteggio, anche in questo caso non è sicuro che il numero dei possessi finisca di nuovo in parità. Con un ulteriore fallo tattico, la squadra A potrebbe garantirsi un ulteriore possesso, il 3°, e rompere di nuovo l’equilibrio. La conseguenza è che, con 48” ancora da giocare, e punteggio ancora “in bilico”, per la squadra A, quella in possesso di palla, sia sempre conveniente tirare in tempi rapidi – anche se poi alla fine del risultato non conti “solo” la scelta, bensì il fare canestro invece che no.

Il meccanismo di moltiplicazione dei possessi partita, appena descritto, con buona pace di Lapo Elkann e di Josè Calderon, non è applicabile solo nei finali di partita. Una squadra, un allenatore, può scegliere sempre “quanto” far durare il tempo dei propri possessi, accorciarlo o allungarlo. Ma quando ci sono tempi di gioco molto più ampi dei 48” dell’esempio, moltiplicare il numero dei possessi non è più “a gratis”. Per un arco di tempo più ampio, questa scelta, inevitabilmente, porta alla moltiplicazione anche dei possessi dell’avversario – si evidenzia “un costo” all’innalzamento dei propri possessi, rappresentato dal proporzionale aumento del numero di possessi dell’avversario. Conseguenza diretta di ciò è che, non per una particolare deficienza d’ordine difensivo, e neppure per crescita dell’efficienza dell’attacco delle due squadre, piuttosto per l’esponenziale crescita del numero di possessi, venga fuori una partita “a punteggio alto”.

Proprio per questo, una partita che termina 99-98, 99-99, oppure 98-99, non sempre testimonia di una gara ad alta efficienza offensiva, non sempre una compagine che realizza 85 punti ad allacciata di scarpe “attacca bene”. Per valutare qualità e difetti di un attacco, non è suffiente fermarsi ai punti segnati, di riflesso, non è per forza vero che un match che termini 55 – 54 sia da considerare in modo sprezzante, “da minibasket”. Indispensabile invece valutare il cosidetto O.E.R., l’offensive efficiency rating, ovvero il parametro che si ricava dividendo i punti realizzati per il numero dei possessi offensivi a disposizione…

01/04/2001 – 109 a 115…
Quante volte capita che una partita di playoff termini, seppur con l’appendice di un overtime, 109-115…? Poche volte, credo. A me è capitato. In quel di Sassari - quando allenavo Cefalù. Non difendemmo male, non attaccammo “da Dio”: semplicemente, non volendo finire in preda della difesa a metà campo dell’ avversario, una Sassari che aveva perso solo 3 volte in tutta la regular season, che disponeva di un notevole potenziale di intimidazione difensiva in prossimità del canestro, alzammo a dismisura il numero di possessi. Una scelta ponderata, razionale. Vincente solo perché idonea “alla situazione”, non perché moltiplicare i possessi, perchè segnare 5pt in più di media sia “di per se” una garanzia - “eddecchè…???”.

Quel che più conta, è che quella moltiplicazione di possessi, noi “potevamo permettercela”.
E ciò non sempre avviene...

16/03/2010 – Un Ambigua Utopia.
Stamattina, a Matera, alla Libreria dell’Arco, ho comprato “Un Ambigua Utopia”, un bel librone che ristampa una storica rivista di fantascienza di 30 anni, ed oltre, orsono – “scienza, strumento, indagine per riappropriarci della fantasia, della creatività, del godimento(…), la fantascienza è la riscossa del piacere sul principio di realtà…”

31/03/2010 – Coach Lapo…
Ma moltiplicando i propri e gli altrui possessi ci si può anche far male. Se una squadra non ha attitudine “al correre”, se manca di giocatori che sappiano costruirsi in tempi rapidi dei buoni tiri, se difetta nella capacità di riempire le corsie di contropiede, se non è dotata di un grosso potenziale offensivo, si possono far più danni di quanto non ne abbia fatti Lapo ai Raptors – “decontestualizzata”, astratta dal contesto di una squadra capace di giocare “Run & Gun”, la scelta di “coach Lapo”, interrompere il gioco con un tiro affrettato, produce gli stessi effetti dell’italian touch, fa vincere i Lakers.

Ma Lapo tifa per i Raptors…

Francesco Ponticiello
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