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Ragazzo dell’Europa – Luigi Lamonica
VAMOS AD ARBITRAR
L’aeroporto di Bilbao.

Il tram a Vitoria.

Il corridoio della Fernando Buesa Arena di Vitoria.

Luigi Lamonica, arbitro abruzzese in giro per l’Europa ad arbitrare, ci racconta i viaggi che fanno il Viaggio.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 26 Dicembre 2010 - Ore 12:43

Puntata 01 del 9 dicembre 2010.
SPAGNA. Vitoria.
 
Ciao a tutti.
 
Dopo qualche mese di pausa, eccomi di nuovo a raccontarvi, insieme a Luca che ha avuto l'idea e che mi concede un po’ del suo spazio, dei miei viaggi in giro per l'Europa, coltivando la mia passione per l'arbitraggio.

Sono passati circa 3 mesi dalla notte di Istanbul e ho avuto molte occasioni – grazie ad alcuni amici come Massimo di Bari, Pino di Porto San Giorgio e Carmelo di Perugia – per incontrare qualcuno che mi leggeva sul "Diario Mondiale" di questa estate. In molti mi hanno chiesto di ripetere la mia esperienza narrativa anche per le partite della stagione regolare. Così è nata l’idea di raccontare gli impegni europei.

Come per il Diario Mondiale, in queste righe non troverete la cronaca dell'incontro arbitrato – quella vi consiglio di leggerla dai giornali o dai siti, dove sicuramente persone più preparate e titolate sapranno raccontarvela meglio – ma una serie di sensazioni, emozioni, aneddoti che riempiono ad ogni partita la giornata di un arbitro di pallacanestro nel corso della sua trasferta.

Non poteva esserci occasione migliore per esordire con il mio Diario Europeo di una bella trasferta in Spagna, paese che mi piace particolarmente. Per di più a Vitoria, nei Paesi Baschi, dove la pallacanestro è una vera e propria religione

La trasferta è iniziata Mercoledì 8 dicembre a notte fonda, quando tutti voi eravate con la basetta sul cuscino ed io invece alle 04.15 venivo letteralmente buttato giù dal letto dalla mia sveglia.

Sotto le Festività Natalizie non è mai facile viaggiare, soprattutto se, come ci viene richiesto in maniera sempre più pressante dall'ufficio dell'Eurolega in questo periodo di crisi economica, bisogna trovare i voli più economici possibili.
 
Quindi partenza da Fiumicino alle 9 di mattina, lunga attesa all'aereoporto di Madrid e volo in coincidenza per Bilbao alle 15.35. Pensavo che il giorno di Festa dell'Immacolata e l'orario quasi notturno mi consegnasse un aeroporto semivuoto ed invece... alla faccia della crisi: parcheggi multipiano pieni, terminal intasati da passeggeri, bagagli ovunque e logicamente lunghe code ai banchi del check-in. Poco male, mi ero avviato per tempo e poi ho fatto un po’ lo "gnorri" - come diciamo dalle nostre parti – e, con una carta “frequent flyer” non autorizzata ho fatto il check-in in un banco riservato alla business class. L'operatore, vedendomi con gli occhi pallati dal sonno si è mosso a compassione e non ha detto niente.

Volo per Madrid tranquillo ed in orario fino alla fase di atterraggio all'aeroporto di Barajas, quando il comandante ci ha informato che a causa del traffico aereo ci negavano l'atterraggio per 15 minuti (che alla fine sono diventati 30). Questo del traffico aereo e delle restrizioni agli atterraggi è una cosa che non riesco a comprendere. Sembra quasi che non sappiano quanti aerei di linea debbano atterrare in quel giorno. Comunque è così l'andazzo, sempre più frequente in Europa, e a rimetterci siamo sempre noi viaggiatori, che vediamo ogni volta stravolti i nostri piani.

Per una volta, avendo una coincidenza molto "larga" - circa 3 ore - non mi sono rovinato la giornata ed ho continuato ad ascoltare il mio ipod.

Vitoria è una delle poche località, insieme a quelle in Israele e in  Russia, dove all'arrivo all'aeroporto non dobbiamo preoccuparci di come arrivare in hotel, in quanto l'ufficio  dell'Eurolega organizza il trasferimento a Vitoria dall'aereoporto di Bilbao, con un tassista che ormai tutti gli arbitri conoscono: il mitico Ernesto, che come sempre si fa trovare al nostro arrivo e ci guida in hotel come dei VIP.

Questa volta però Ernesto mi ha informato che uno dei miei colleghi, che doveva atterrare alle12.00 proveniente da Monaco, a causa del forte vento era stato dirottato a Madrid e che per il trasferimento sarebbe stato utilizzato un bus! Quindi per il povero Milivoje 6 ore abbondanti di viaggio e noi ad aspettarlo li per un paio d'ore. Cose che capitano. Quando è arrivato  e ci ha spiegato cosa era successo in fase di atterraggio, mi sono detto: "Meno male che non ero sul quel volo". Infatti, il comandante aveva provato tre volte ad atterrare, ma l'ultima volta deve aver preso un vuoto d'aria, perso il controllo dell'apparecchio, perso quota improvvisamente mentre - raccontava Milivoje - alcuni passeggeri piangevano, le hostess e gli stuard avevano perso il loro proverbiale sorriso sostituito da una smorfia di tensione e lui che si era scoperto puntare braccia e gambe al sedile di fronte per cercare di evitare di essere sballottato su e giù.

Bevuto un caffé siamo partiti alla volta di Vitoria, distante circa 70 km da Bilbao, sotto una pioggerellina fastidiosa ed una umidità che ti entrava nelle ossa. Ogni volta che arrivo a Vitoria rimango sorpreso dalle larghissime strade a 3 corsie che sembra di essere arrivati in America,  dai rondò giganteschi che permettono il defluire rapido del traffico (non come i nostri che sembrano delle monete da 2 euro posate sulla strada e che non servono a niente), dalla pulizia e dal rispetto delle norme di circolazione da parte di tutti.
 
È una città che negli ultimi 10 anni ha avuto uno sviluppo straordinario, grazie soprattutto ad una fiorente zona industriale che ha attirato parecchie persone in cerca di lavoro. I nuovi quartieri sorti a margine del centro storico, sono stati realizzati pensando alla vivibilità per le persone che ci abitano, quindi parchi attrezzati, strade a 3 corsie, negozi, piste ciclabili, e l'immancabile rete tramviaria. Qui hanno realizzato una moderna rete sconvolgendo in 4 anni la città, ma dotandola di un efficiente, economico e soprattutto ecologico mezzo di trasporto, che in maniera capillare arriva quasi dappertutto. Risultato: nel centro storico la zona pedonale è veramente ad esclusivo utilizzo dei pedoni e dei ciclisti. Di macchine private neanche l'ombra, anche perché basta fare 100 metri a piedi e sei già alla fermata del tram, con la possibilità di arrivare ovunque e una tempestività pazzesca.
 
Mi chiedo: in Europa la stessa situazione di Vitoria l'ho riscontrata a Strasburgo, Le Mans, Monaco. Perchè solo in Italia per realizzare una cosa del genere bisogna interpellare la cittadinanza, le associazioni di categoria e altro ancora senza venirne mai a capo? È possibile che dietro la scusa che i nostri centri storici sono musei a cielo aperto (e  grazie a Dio che li abbiamo) boicottiamo questi tipi di trasporto pubblico e siamo sempre più intasati di macchine parcheggiate ovunque, con le polveri sottili che ci si "rimangiano" letteralmente?
 
E le amministrazioni locali e sovracomunali, colpevoli di un immobilismo ormai decennale, che con il ritorno della brutta stagione istituiranno nuovamente le inutili domeniche ecologiche con il blocco totale della circolazione?

Se penso a Pescara, dove da  ormai 15 anni si discute se fare  o no la filovia sulla strada parco, invece di pianificarla e realizzarla per tutta la città, da Montesilvano a Francavilla, stravolgendo la viabilità, sfruttando una situazione favorevole ed irripetibile con il sopraelevamento della linea ferroviaria, coinvolgendo tutta la superficie urbana e rendendo veramente Pescara una città Europea senza perdere altro tempo ed occasioni, come i Giochi del Mediterraneo, che sono serviti a fare ben poca cosa e niente a livello di infrastrutture per accogliere i turisti, quei turisti di cui più di un nostro amministratore si riempie la bocca durante i discorsi ufficiali e che dovrebbero essere fonte di guadagno e ricchezza per tutta la cittadinanza. Aspetteremo forse altri anni prima che il topolino della filovia venga partorito, con quegli 8 chilometri che non serviranno assolutamente a risolvere il problema della viabilità di Pescara.

Invito tutti a visitare Le Mans, città che ha costruito 480 (!) chilometri di rete tramviaria, contemporaneamente, in meno di tre anni ed ora ha un centro tra i più vivibili di tutta Europa.

Ma torniamo alla gara.
 
La routine delle partite in Eurolega è quasi sempre la stessa. La mattina della gara metto le scarpe da running, il giubbino antipioggia e via a correre. Lo schema dice 20 minuti di corsetta - per agganciarmi al "Diario Mondiale" – e risveglio muscolare, ma non riesco mai a rispettare i tempi, quando inizio, e a queste latitudini alle 8 di mattina è ancora buio. A me invece piace guardarmi attorno, vedere dove sono, cosa fa la gente mentre va al lavoro.
 
E cosi, correndo, ho scoperto una parte di Vitoria che non avevo mai visto: lo stadio di calcio e un quartiere residenziale con delle ville da lasciarti a bocca aperta. Così sono andato lungo e tra stretching e doccia sono arrivato tardi all'appuntamento per la colazione, che solitamente è alle 09.30, un po’ tardi rispetto alla norma. Ma considerate che il pranzo, essendo le partite fissate sempre dopo le 20.30, salvo casi eccezionali, è attorno alle 14 ed abbiamo molto tempo a disposizione.

Dopo colazione, passeggiata con gli altri colleghi per un caffé ed una chiacchierata sulla partita ed incontro inatteso. Per strada incrociamo Marcelo Nicola, ex grande giocatore di Tau, Barcellona, Benetton ed altre squadre, che avendo appeso le scarpette al fatidico chiodo, cura i suoi interessi extra cestistici diviso tra Vitoria e Treviso. Si è seduto con noi e ci ha raccontato dell'atmosfera di attesa per la partita della sera, della partita da ultima spiaggia per la squadra di casa, che in caso di sconfitta vedeva definitivamente tramontare la possibilità di qualificarsi per le Top 16. Ma questo noi lo sapevamo già e sapevamo che avremmo trovato un palazzo pieno come al solito e molto caldo.

La cosa che invece mi ha meravigliato è aver sentito, insieme ai soliti applausi di incoraggiamento, ringraziamento e rispetto che i tifosi locali tributano ogni volta al loro allenatore Ivanovic, anche qualche fischio, a mio avviso ingeneroso. È vero che i risultati al momento in Europa dicevano che la squadra era ad un passo dall'eliminazione, ma da qui a contestare dovrebbe passarne un bel po’. Negli ultimi anni da queste parti hanno visto arrivare buoni giovani giocatori, di sicuro talento, che sotto lo scrupoloso ed ossessivo - quasi maniacale - lavoro del coach montenegrino hanno visto i risultati arrivare copiosi e grandissimi giocatori affermarsi e firmare contratti faraonici con squadre NBA (Luis Scola e Tiago Splitter per tutti). Insomma, i tifosi si sono abituati ad essere costantemente tra le favorite per l'ingresso alle Final Four, ma credo che sia umano anche avere un anno in cui i nuovi giocatori impieghino più tempo ad abituarsi al nuovo ambiente, dove i risultati tardano ad arrivare. Ma questo è il mondo dello sport: la gente dimentica in fretta.

Ben altro benvenuto ha ricevuto l'allenatore della squadra ospite, l’italiano Sergio Scariolo, accolto da una sonora bordata di fischi e da un coro che in italiano perfetto e chiamandolo per nome lo invitava ad andare… a quel paese! Lo stesso dove  l'immortale Alberto Sordi in una sua canzone nazional-popolare affermava di conoscere il Sindaco!

La partita è stata bruttina: molte palle perse, errori grossolani, contatti duri e difficilissima da controllare. Il Caja Lanoral ci ha messo molto più intensità e cuore, come ci si aspetta da una squadra giunta all'ultima spiaggia e ha vinto, rimettendosi in corsa per la qualificazione al turno successivo.
 
Ho rivisto con piacere Marcellino Huertas, che sta progredendo costantemente mentre mi è sembrato un pesce fuor d'acqua Eze: un vero e proprio fantasma rispetto al giocatore di Siena, dove con il suo atletismo  riusciva a condizionare l'intero campionato Italiano. Spero che sia solo una questione di ambientamento a una realtà e a un campionato diverso e che il simpatico  e sempre gioviale Beniamino riesca a superare questo momento di scarsa incisività.

Dopo la partita, cena nel solito ristorante - insieme al commissario - dove il titolare ci aspetta a qualsiasi ora e ci riserva sempre un tavolo, permettendoci di mangiare a qualsiasi ora. A fine cena, i saluti con gli altri colleghi, visto che avevamo orari di partenza diversi e non ci saremmo incontrati l'indomani mattina.

A voi l'appuntamento per un altra puntata del diario alla prossima trasferta, sempre con sveglia notturna.
 
A presto.
 
LA PARTITA
Caja Laboral 89
BC Khimki 81
 
Luigi Lamonica
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