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Ragazzo dell’Europa – Luigi Lamonica
FINAL FOUR, GIORNO 4.
GRAN FINALE
Barcellona, Palau Sant Jordi. Il Panathinaikos vince l’Eurolega 2011.

Barcellona, Palau Sant Jordi, poco dopo la conclusione della Finale. Da sinistra: Robert Lottermoser (Germania), Juan Carlos ‘Juanito’ Mitjana (Spagna), Costas Rigas (Designatore degli arbitri dell’Eurolega), Luigi Lamonica (Italia). L’arbitro Mitjana riceve in regalo il pallone della Finale, essendo la sua ultima gara internazionale arbitrata.

Barcellona. Il parco del Montjuic.

Luigi Lamonica, arbitro abruzzese in giro per l’Europa ad arbitrare, ci racconta i viaggi che fanno il Viaggio.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 09 Maggio 2011 - Ore 23:45

Puntata 15 del 8 maggio 2011.
SPAGNA. Barcellona. Final Four. Giorno 4.
 
Buongiorno a tutti.
Domenica. Il giorno della Finale è arrivato.
 
Ieri sera, prima di riuscire a prendere sonno, ho realizzato che chiuderò la stagione di Eurolega, dopo averla iniziata ad Atene con la partita inaugurale fra Olympiacos Pireo e Real Madrid: gara che era stata riproposta a 10 anni esatti dalla prima partita in assoluto dell'Eurolega.
 
In Europa si chiuderà per me una stagione indimenticabile, iniziata il 12 settembre 2010 con la Finale del Campionato del Mondo a Istanbul, proseguita con la partita che inaugurava il decennale dell'Eurolega e passata attraverso 15 gare di stagione regolare, con il crescendo delle Top 16 e le partite dei Play-off.

Irripetibile. Al momento non trovo aggettivo più calzante. Ma per renderla veramente unica, mancano gli ultimi 40 minuti, quelli più importanti, quelli dove tutti gli occhi saranno puntati sui protagonisti in campo e quindi, di conseguenza, anche sulla terna in arancione.

Una delle cose che ripeto sempre ai colleghi, che con me condivideranno le gioie ed i dolori in campo e le forti pressioni ambientali di queste partite ad alto rischio emotivo, è che quella che stiamo per affrontare è pur sempre una partita di pallacanestro, seppur con enormi tensioni, pressioni, interessi in ballo. Quindi deve restare una partita di pallacanestro, dove è “obbligatorio divertirsi”, altrimenti la pressione che si avverte nell'aria ci schiaccerà inevitabilmente. Lo dico a loro, ma lo ripeto soprattutto a me stesso, dal momento in cui il benedetto foglio di carta passa sotto la porta della stanza dell'albergo.

La mattina è passata stancamente, con sveglia ancora una volta posticipata. La partita è programmata per le 16.30, orario inusuale per una finale. E allora, per questa volta, niente corsa al mattino. Ricca colazione - o meglio brunch anglosassone in modo da saltare il pranzo - e passeggiata sulla Diagonal per sgranchire le gambe, concentrarsi un po’ e godersi una Barcellona festiva diversa dagli atri giorni.

Traffico praticamente inesistente. I larghi marciapiedi, invece, invasi letteralmente da podisti, ciclisti, famiglie a passeggio per godersi sole e temperatura mite e me, che continuavo a leggere gli SMS che nel frattempo arrivavano copiosi dall'Italia. La notizia della designazione si era sparsa alla velocità della luce, grazie soprattutto al sito della Federazione, che nella sezione del CIA aveva riportato la notizia con tanto di foto.

Come al solito siete stati in tanti, tantissimi, e molti dei vostri SMS mi hanno fatto venire la pelle d'oca, tra tutti Silvio1 (che non manca mai!), le ragazze del Progetto Donna alle quali va un particolare ringraziamento per il pensiero, Stefania ed il gruppo del Trofeo delle Regioni, Carmelo… a cui ormai manca solo il coraggio per dire che è diventato "mancino" e Martino.

Caro Martino, vederti lì in mezzo a migliaia di tifosi al Palau Sant Jordi che ti sbracci per salutarmi, felice come una Pasqua per la mia designazione. Il breve saluto di incoraggiamento che ci siamo scambiati, anche se la "tua" Siena aveva perso la semifinale. Le parole che mi hai scritto con il tuo SMS. Tutto questo mi ha definitivamente dato la consapevolezza che non era una partita che si poteva "sbagliare". Ero sul parquet e, dietro, avevo tutti gli arbitri con la maglia "azzurra" che mi guardavano, che tifavano per me e che avrebbero voluto essere lì, al mio posto, in quel momento.

Martino, a te e a tutti quei "bambini" che ogni settimana sacrificano un po’ del loro tempo, calcando i campi delle minors in giro per l'Italia, vorrei dire: prima di arrivare al Palau Sant Jordi, alla Sinan Erdem Arena di Istanbul, all'Arena Olimpica di Pechino, all'OAKA di Atene, anche io sono stato su quei marciapiedi che vi vedono ora protagonisti e - mai e poi mai - avrei pensato di poter arrivare un giorno a stringere la mano, prima di una palla a due, a gente di basket del calibro di Diamantidis, Obradovic, Stoneroock, Messina, Jaric, Kobe Bryant, Gasol, Ginobili, Parker. Ma a quei tempi l'ho sognato e sperato e ci ho messo tutta la mia forza, la volontà, il sudore, il sacrificio di cui ero capace per poter arrivare al traguardo.
 
Alcune volte sono caduto, ma ho accettato il verdetto e mi sono rimesso in discussione. Ho azzerato tutto e le cadute mi hanno reso più forte, con le spalle più grosse e pronto per il passo successivo. Martino, mi rivolgo a te, rispondendo indirettamente alla tua constatazione,  ma anche a tutti quelli che vorranno accettare il mio consiglio: sì. Sì, con il nostro "virus" si possono avere soddisfazioni e gioie anche inimmaginabili, ma bisogna mettere in conto che è dura e che, come nella vita di tutti i giorni, non tutti arrivano al top. L'importante è mettercela tutta e non lasciare niente di intentato se veramente si vuole raggiungere il traguardo.

Un altro ringraziamento particolare va ad un amico conosciuto da poco tempo, ma che mi ha "stregato" per l'amore che mette nel suo lavoro, sacrificandosi per combattere una guerra che putroppo miete vittime ogni giorno.
A Giampiero Porzio  della onlus "L'Aquila per la Vita", che più di un mese fa tramite il loro sito www.sctf.it si era detto sicuro della mia designazione alla Final Four di Barcellona.
Giampiero ed il suo meraviglioso staff sono dei veri e propri "guerrieri" nel combattere un nemico che si chiama cancro.
Le nostre partite di pallacanestro, pur importanti che siano, a confronto con quelle che loro combattono quotidianamente, a domicilio dei loro pazienti, aiutandoli in questa difficile partita che è la vita di tutti i giorni di un paziente malato di cancro, sono veramente stupidaggini.
Grazie a te, Giampiero, e a tutti i tuoi collaboratori, che si adoperano ogni giorno per migliorare un pochino il mondo in cui viviamo. E a tutti coloro che, visitando il sito di "L'Aquila per la Vita" troveranno il modo per aiutarvi ad aiutare i "nostri" malati di cancro.

La tensione e la pressione per la Finale era tangibile nel bus che ci portava al Palau Sant Jordi. I miei colleghi e io eravamo in silenzio, cercando di concentrarci per la partita e ad immaginare gli spalti pieni.
Ho preferito chiudermi nello spogliatoio appena arrivato, a differenza dei miei due colleghi che andavano in avanscoperta, ed iniziare subito il rituale pre gara, con la "vestizione" e lo stretching. Di tanto in tanto erano facilmente udibili i cori dei tifosi del Panathinaikos e del Maccabi, che scaldavano le ugole per la partita ormai imminente.

Al momento dell'entrata in campo il colpo d'occhio è stato letteralmente da bloccare il respiro.
Gli occhi si sono spalancati, le gambe sono diventate molli, il respiro pesante e la saliva completamente scomparsa dalla bocca. Per un momento siamo rimasti bloccati, lì in mezzo, tra la fine del tunnel che conduceva al campo di gioco e le tribune stracolme di tifosi. L’immagine era fantastica: un “muro" di tifosi con la maglia verde del Panathinaikos da una parte e, dall'altra, altrettanti se non più numerosi tifosi con la maglia gialla del Maccabi, che cantavano, saltavano e inneggiavano ai loro beniamini, facendogli sentire tutto il loro calore, il loro incitamento, la loro passione, in un rumore assordante che difficilmente avevo potuto riscontrare in qualsiasi altro evento a cui ero stato chiamato ad arbitrare precedentemente.

Al fischio dei 3 minuti all'inizio della gara, i giocatori del Maccabi si sono avvicinati alla loro panchina e, rivolti alle tribune dove erano assiepati migliaia di tifosi, ognuno con la propria maglietta gialla, hanno cantato tutti insieme, in piedi, l'Inno Nazionale israeliano. Questo è il Maccabi, la squadra che più di ogni altra rappresenta un intero Stato e tutto il calore e la passione di un Popolo.

La partita è stata intensa, veloce, corretta. Massima collaborazione con giocatori e allenatori. Solo all'inizio del 3º periodo abbiamo dovuto stringere un pochino il metro, quando il Panathinaikos era in controllo totale della partita ed i giocatori del Maccabi hanno tentato di alzare il livello dei contatti, nella speranza di poter recuperare, con un innalzamento della difesa e qualche furbata, qualche punto. Ma sono bastati 2, massimo 3 fischi per far "sentire" ai giocatori che non avevamo abbassato la nostra concentrazione e che non avremmo permesso nessun contatto al di fuori del metro fino allora utilizzato.
 
Negli ultimi 2 minuti c’è stata la rimonta disperata del Maccabi, che con una difesa pressing a tutto campo è riuscita a recuperare 2 palloni e forzare il Panathinaikos ad una infrazione di 5 secondi sulla rimessa dopo un time out. Ma, dall'alto della sua classe, Diamantidis ha servito 2 assist a Batiste e la  Finale è andata nelle mani dei Verdi di Atene.

Nell'intervallo devono aver informato Diamantidis che la squadra del Panathinaikos sarebbe rientrata con un volo charter la sera stessa. Così, non avendo più problemi di sovrappeso per il bagaglio (dopo tutti i trofei collezionati il sabato sera), ha pensato bene di aggiungere anche  il trofeo che va ai giocatori vincitori, più il pesante trofeo di MVP della Finale.

E mentre fuori si scatenava la bolgia per i festeggiamenti da parte dei giocatori e dei tifosi del Panathinaikos, tutto il gruppo arbitrale salutava con un affettuoso abbraccio Juanito Mitjana, 50 anni - di cui 25 di carriera arbitrale a livello internazionale - che con questa ennesima finale ha chiuso la sua luminosa carriera. Per lui ho letteralmente rubato il pallone della Finale e, mentre nello spogliatoio glielo consegnavo a ricordo di questa ultima fantastica prestazione e lui scoppiava in un pianto irrefrenabile, mi sono sentito in dovere di sfilarmi di dosso la mia uniforme - che per puro caso porta il numero 1 sulle spalle - e regalargliela: non poteva concludere meglio la sua avventura sul campo.

"Hasta la vista Juanito, muchas gracias por todos."

A me non resta che salutarvi con il solito sorriso e la speranza di ritrovarvi lettori del mio diario all’inizio della prossima stagione (Lucone, come avrai capito ‘sta cosa penso di continuarla…).

Nihao (ciao!).
 
 
LA ROSEA
[Finale dell’articolo di Luca Chiabotti, pubblicato su ‘La Gazzetta dello Sport’ lunedì 9 maggio 2011.]
"Aggiungiamo: Luigi Lamonica arbitra una gara straordinaria. Numero uno d'Europa. Come Diamantidis."
 
 
LA PARTITA
[Finale di Eurolega]
Maccabi Teal Aviv 70
Panathinaikos Atene 78
 
 
5 AZIONI PER UNA FINAL 4
[In 90 secondi 5 azioni dalla Finalina e dalla Finale.]
 
 
VERDI DI GIOIA
[Panathinaikos Campione. I 5 minuti della premiazione.]
 
 
IL DIAMANTE
[Dimitris Diamantidis. L’MVP in un tributo di 6 minuti del 2009.]
 
 
ARCHIVIO > I viaggi precedenti.
 
Puntata 01 del 9 dicembre 2010. SPAGNA. Vitoria.
 
Puntata 02 del 16 dicembre 2010. BELGIO. Charleroi.
 
Puntata 03 del 30 dicembre 2010. SPAGNA. Las Palmas e Valencia.
 
Puntata 04 del 3 gennaio 2011. SPAGNA. Las Palmas (la ripetizione).
 
Puntata 05 del 19 gennaio 2011. LITUANIA. Vilnius.
 
Puntata 06 del 26 gennaio 2011. FRANCIA. Le Mans.
 
Puntata 07 del 02 febbraio 2011. TURCHIA. Istanbul.
 
Puntata 08 del 17 febbraio 2011. SPAGNA. Valencia.
 
Puntata 09 del 24 febbraio 2011. ISRAELE. Tel Aviv.
 
Puntata 10 del 28 marzo 2011. SPAGNA. Valencia.
 
Puntata 11 del 31 marzo 2011. GRECIA. Atene.
 
Puntata 12 del 5 maggio 2011. SPAGNA. Barcellona. Final Four. Giorno 1.
 
Puntata 13 del 6 maggio 2011. SPAGNA. Barcellona. Final Four. Giorno 2.
 
Puntata 14 del 7 maggio 2011. SPAGNA. Barcellona. Final Four. Giorno 3.
 
Luigi Lamonica
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