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SERIE A: SIENA DI UN’INCOLLATURA E I TANTI GRAFFI DELL’ARTIGLIO…
Attilio Caja.

Sergio Scariolo, coach dell’Olimpia Milano.

Kobe Bryant in maglia Los Angeles Lakers.

Intervista ad Attilio Caja, che fa il punto sulla Serie A, sull’eleggibilità dei giocatori, sulle sentenze e altro ancora.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 08 Ottobre 2011 - Ore 15:30

Attilio Caja, inizia un Campionato di Serie A più tormentato del solito nella sua fase di parto, con i mal di pancia degli arbitri, i calendari rifatti, il torneo a 17 squadre. Partiamo dalla sfidante di Siena e cioè Milano. Hanno speso tantissimo, negli anni, senza mai vincere nulla. Re Giorgio (Armani) potrebbe anche stufarsi. Dunque non possono nascondersi questa volta, visto il loro mercato. Sei d’accordo?
“Milano non può assolutamente nascondersi, perché quando ingaggi giocatori che fanno Final Four di Eurolega e vincono l’Eurolega come Nicholas e Fotsis, quando ingaggi Bourousis e Hairston e cioè giocatori da Final Four di Eurolega o scudettati lo scorso campionato, quando aggiungi Danilo Gallinari… non puoi nasconderti.”
 
Quindi sono loro i favoriti?
“No, io penso che Siena abbia ancora qualcosa in più, derivante da una maggior coesione e da una maggiore conoscenza di squadra, oltre che dalla fiducia nei propri mezzi che il background gli ha dato. E poi non dimentichiamo che hanno comunque preso buoni giocatori come Summers e Anderson che – se recuperato dal suo infortunio – è un ottimo atleta a livello europeo. E non dimentichiamo neanche l’italiano Aradori, che può crescere e dare un segnale importante dopo il lavoro estivo svolto con l’ottimo Luca Banchi. Direi, citando un termine ippico, Siena ancora favorita di un’incollatura, ma Milano, dopo aver fatto un mercato simile e aver preso un coach pluricampione e vincente come Scariolo, è lì.”
 
Qual è la tua idea circa l’eleggibilità dei giocatori in campionato? Se è vero che la Spagna è un modello per tutti, dobbiamo sapere che giocano stranieri fino alla nostra DNB. Qual è la formula calmieratrice dei costi e che garantisce la qualità?
“Prima di tutto, abolirei la divisione fra extracomunitari e comunitari, perché così impedisci innanzitutto di creare gli Omar Thomas della situazione e calmieri anche il mercato, perché se tutti valgono uguale, non c’è la corsa a prendere il giocatore europeo, visto che i buoni son pochi. Teniamo conto anche del contesto di crisi economica in cui il mondo si trova e badiamo alla qualità senza creare trappole costose. Siamo in un campionato professionistico? Bene, è come andare a teatro: se vai a teatro ti interessa se il violinista che andrai ad ascoltare è italiano oppure no o ti interessa soltanto che sia bravo? E allora, siccome la Serie A è professionismo, io credo che si debba guardare solo alla qualità.”
 
Togliere la divisione extracomunitario e comunitario, va bene, ma poi ti sta bene il 6+6 di cui si parla?
“Intanto calmieriamo con le distinzioni fra italiani e non italiani. Poi è il campionato dei professionisti? Bene, nessuna protezione, che porta solo a stipendi assurdi anche per giocatori italiani che non valgono quei soldi. Non diciamo che gli italiani non trovano squadra, perché non trovano squadra solo per una questione economica. Non scordarti che siamo in Italia, il paese degli ‘albi’, il paese delle lobby e del protezionismo che soffoca. Nel professionismo, io sono certo che tanti italiani giocherebbero, beninteso a stipendi diversi. Ci sono ingegneri che costruiscono grattacieli e hanno responsabilità sulla vita delle persone e prendono poche migliaia di euro al mese: bisogna moralizzare. E allora restiamo alla divisione fra italiani e non italiani, ma troviamo il modo di operare senza protezionismo e lasciamo che il mercato faccia i prezzi e non le lobby”.
 
Apriamo quindi una parentesi sull’organizzazione dei campionati. A scendere, quindi, come gestiresti la LegaDue?
“La mia idea è di uno o due “non italiani” e poi italiani, ma con un limite di età. Perché l’odierna DNA secondo me non aiuta, non avendo adeguato livello competitivo. Credo che ci basti copiare, perché anche saper copiare è un merito. In Spagna, che oggi a livello sportivo è la nazione di riferimento sia nel calcio sia nel basket, le società di vertice possono avere una squadra ‘B’ o satellite nella seconda lega, in cui ci può  essere un processo di maturazione dei giovani seguito direttamente dalla prima squadra. Quindi io darei la possibilità alle squadre italiane di Serie A che possono farlo di avere una squadra di LegaDue per far maturare i giovani.”
 
E la cadetteria? DNA, DNB, DNC? Come gestire le tantissime realtà locali che fanno il grande zoccolo duro del basket?
“Secondo me, in cadetteria ci dovrebbero essere limiti di età. Hai più di 35 anni? Vai a lavorare, fai attività amatoriale e liberi posti per i ragazzini di paese che altrimenti non giocherebbero. Ricordiamoci la carriera di Di Bella, partito dalla Serie C2. Io sono contro le spese folli per i campionati minori, non permetterei a gente over 35 o over 40 di prendere ancora 30.000 euro o di più nei campionati minori. Perché i seniores o sono bravi per la Serie A o la LegaDue o giocano a livello amatoriale. C’è gente che paga per perdere peso andando in palestra, ricordiamocelo.”
 
Io penso che sia più logico un universo cadetto (DNA, DNB, DNC) libero affinché le varie realtà locali “sfoghino il loro campanilismo”, ma sai che sono per Voltaire, quindi rispetto la tua opinione, anche perché è la più difficile da sostenere visto che ti farai più di qualche nemico fra i giocatori over 35 delle minori. Ma torniamo in Serie A e riflettiamo sul caso Venezia. Questa entrata in scivolata del CONI a pochi giorni dall’inizio e tutto il bordello che ne è uscito con la riformulazione del calendario, come lo vedi?
“E’ stato fatto un errore a monte, a giugno, quando non è stata definita bene la cosa. Alla fine, la FIP non ha potuto che subire la decisione del CONI. Certo, non è stato bello che l’Alta Corte del CONI ci abbia messo 40 giorni per la sentenza, che doveva arrivare ai primi di settembre e invece è arrivata il 22 settembre. Ma sai, siamo in Italia e le lobby ci sono. Ci sono le lobby dei circoli, dove se io avvocato sono nello stesso circolo di un giudice è più facile trovarsi d’accordo su una questione.”
 
Attilio, ci vai giù duro…
“Non direi, perché sono cose che sanno tutti. Siamo in Italia, il paese in cui tutto s’aggiusta. Siamo in Italia, in cui – parlo ovviamente in generale e senza riferimenti specifici, parlo di un certo modo di essere di un popolo – non conta avere l’avvocato più bravo, ma quello con più amici nei posti giusti, compresi i palazzi di giustizia.”
 
Dai, facciamo le carte al Campionato. Dopo Siena e Milano chi c’è?
“Cantù, che ha tutte le componenti per ripetersi ad alti livelli: ottimo ambiente, squadra competitiva, bravo coach Trinchieri, bravo il factotum Arrigoni. Sono convinto, come ti dissi già dopo la Finale di Supercoppa, che se Cinciarini gioca 20-25 minuti ad alto livello, Cantù può stare con le grandi fino alla fine, perché io sono sicuro che Basile i suoi 15-20 minuti di alto livello li giocherà. Se invece Cinciarini non dovesse riuscire a tenere, dovrebbero chiedere di più a Basile e potrebbe essere un problema. Un’altra squadra per me molto interessante è Montegranaro, che penso possa puntare al 4° posto insieme a Virtus Bologna (senza Kobe Bryant, altrimenti cambia tutto) e Pesaro (White per me è il talento più forte di tutto il campionato). Queste 3 possono concorrere allo ‘Scudetto delle altre’ e cioè al 4° posto.”
 
Parliamo di televisione. Perso il grandissimo servizio tecnico di SKY, il basket acquisisce la grande visibilità di Rai e La7. Il basket torna in chiaro. Il tuo punto di vista?
“Il chiaro è la chiave. Credo sia molto positivo che tutti possano tornare a vedere il basket. I numeri sono crudeli e parlano chiaro: il basket ha bisogno di visibilità. Bisogna vedere che servizio faranno le TV a livello di qualità, ma questo lo scopriremo nel corso delle giornate.”
 
E’ vero che hai rifiutato il ruolo di commentatore?
“Quando l’ho fatto mi sono divertito e mi dicono sia stato abbastanza apprezzato. Sono stato contattato per questo campionato, ma volevano l’esclusiva e ho rifiutato perché io sono un allenatore e aspetto la mia chance per tornare in panchina.”
 
Una tua riflessione sulle stelle NBA in Italia. Gallinari a Milano è l’unica cosa sicura e poi c’è stato – ed è ancora in corso – il “tormentone” Kobe Bryant a Bologna…
“Sabatini è stato bravissimo perché per settimane il basket è tornato in prima pagina sui giornali, anche generalisti, e in televisione. E questo è un aspetto molto importante.”
 
Ci hai pensato che Bryant, se venisse in Italia, avresti potuto allenarlo tu, visto che il tuo nome era circolato questa estate come possibile coach della Virtus Bologna?
“Il mio nome è circolato e io sono contento che sia circolato, significa che mi apprezzano. Poi si può andare in un posto oppure no, ma io credo che la stima che diventa voce di mercato sia comunque un fatto positivo, anche se non si conclude con un ingaggio. Quindi inutile pensare che avrei allenato Bryant, visto che non sono io il coach di quella squadra. Questa estate ho avuto due opportunità, entrambe importanti, ma non sono andate in porto. Ho ringraziato ed è a posto così, perché il sentimento che resta credo sia quello della gratitudine per chi ti ha comunque tenuto in considerazione.”
 
A se Bologna avesse ingaggiato – per 10 gare – Ginobili e Bryant sarebbe stato 10-0?
“Forse 9-1 (sorride, n.d.r.) perché magari una volta ti prendono nel sonno…”
 
Danilo Gallinari invece è certo a Milano, per adesso. Per te che lo hai allenato a Milano prima del volo in NBA, è una buona notizia, anche se è un accordo a tempo?
“Sono felice, perché Danilo è un ragazzo in gamba e Milano per lui è un posto importante, per cui darà tutto. Lui è molto intelligente, quindi si integrerà benissimo con la squadra e la farà crescere. E poi è importante per il pubblico, perché già mi immagino la prima partita al Forum con il tutto esaurito.”
 
Si può parlare di stelle NBA in prestito a tempo nel campionato italiano, ma si può anche parlare di eguaglianza competitiva. Chiudiamo l’intervista con il tuo pensiero sul concetto di eguaglianza competitiva…
“Mi fanno ridere quelli che parlano di eguaglianza competitiva, perché tutti possono fare cose importanti e sorprendenti se riescono a farlo. Nello sport l’eguaglianza competitiva non c’è mai. Perché c’è sempre uno che spende più dell’altro. Nello sport c’è il rilancio libero: ognuno fa secondo le proprie possibilità, quindi ognuno deve riuscire a fare il massimo relativo di quel che può fare.”
 
Luca Maggitti
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