Flavio Tranquillo, ha fatto prima Mario Monti a dare un governo all'Italia che David Stern – che ha iniziato le sue “consultazioni molto prima” – a ridare l'NBA al Mondo…
«Hai visto?»
Che idea ti sei fatto circa i tempi? Quando si potrebbe ripartire?
«Ho smesso di farmi un’idea. Tutti, dietro le quinte, assicuravano che si sarebbe partiti il 15 dicembre, con accordo nello scorso weekend. Ora la situazione è più complessa, senza fare del catastrofismo.»
Ti aspettavi che le trattative si protraessero fino a questo punto?
«All’inizio, ma poi, come detto, credevo fossimo già al rettilineo finale.»
C'è di mezzo un accordo per 6 o 10 anni. Chiuderanno per 6 o 10?
«Un accordo per 10 anni, con uscita al sesto per le due parti.»
Quali sono i punti salienti sui quali proprietari e giocatori fanno baruffa?
«Soldi. Equilibrio tra mercati piccoli e grandi. Ego.»
Quanto perderà tecnicamente - ammesso che si riparta - la stagione?
«Potrebbe anche guadagnarci: meno partite uguale meno logorio.»
Il protrarsi del braccio di ferro significa perdita di autorevolezza ed autorità per Stern?
«Non necessariamente. E’ molto complicato, non dipende da una sola persona. E’ chiaro però che la nuova generazione di proprietari si fa consigliare e guidare molto meno.»
Ti saresti aspettato una mobilitazione più forte dei giocatori comprimari che hanno "bisogno dello stipendio" più delle stelle?
«I giocatori vogliono solo affermare il proprio peso, spinti in questo dagli agenti. E’ un fatto politico.»
Da questa storia uscirà un vincitore, oppure alla fine saranno comunque tutti sconfitti?
«Tutti vincenti e tutti sconfitti direi. Ma le partite faranno sparire tutto.»