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Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
A MARAMURES, NELLA TERRA DEGLI ANTICHI DACI.
Luci drammatiche scendendo dal passo di Prislop.
[Giovanni Lamonica]


Incontri percorrendo la valle dell’Iza.
[Giovanni Lamonica]


Brancolando nella nebbia, salendo verso il passo Gutài, in direzione di Sighetu Marmaţiei.
[Giovanni Lamonica]


Una rubrica per scoprire i posti più belli della Terra, grazie ai racconti e alle foto di Giovanni Lamonica. Viaggio in Romania nel 2005, percorrendo circa 337 chilometri in 3 giorni.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 21 Dicembre 2011 - Ore 15:00

Il distretto di Maramures, nel quale vivevano gli antichi Daci, è situato nella parte settentrionale della Romania. Una zona sicuramente al di fuori delle abituali rotte turistiche, ma con tradizioni popolari assai vive e che, storicamente, comprendeva anche una decina di villaggi ormai passati all’Ucraina, dalla quale è divisa dal fiume Tibisco.
 
Proprio al confine con l’Ungheria e l’Ucraina, c’è una depressione cinta da alte montagne che hanno contribuito alla formazione di una originalissima unità di paesaggio e cultura: la regione del Maramures, in Romania.
 
Noi arrivando dalla puszta ungherese, piatta, paludosa e nonostante la guida ci indichi la frontiera come un valico di confine, notiamo che le caratteristiche del paesaggio, ma sicuramente non quelle dell’asfalto (veramente pessime. Sì, siamo in Romania), non cambiano per almeno 80 chilometri fino a Baia Mare, dove un violento nubifragio ci trasporta in un’area geografica del tutto diversa. Le montagne compaiono improvvise e saliamo per una strada in pessime condizioni. Una vecchia miniera dopo una decina di chilometri scorre sulla destra e ci infiliamo in una gola, preludio di una delle zone più interessanti del continente.
 
51.
Questo numero continua tornarmi in mente. No, non è un ritardatario fallito del lotto che sto inseguendo invano o la famosa area dei test nucleari in Nevada.
51 Euro sono il reddito pro capite di questa area del paese. E sicuramente le cose che più attraggono il viaggiatore distratto, alla cui categoria io senza dubbio appartengo, sono le condizioni di estrema sofferenza e povertà che, abbinate alla davvero indecorosa condizione delle strade, mi riporta alle esperienze sud americane.
 
La gente? Se decidete di venire qui non preoccupatevi, nessun problema. Forse miseria, comunque assai dignitosa, ma grande ospitalità, cordialità e cortesia. Avete un problema o una perplessità? Vi siete persi o non trovate la strada (e qui credetemi può capitare anche se si raggiungerà l’estremo nella confinante Bulgaria). Non preoccupatevi, rivolgetevi tranquillamente alle persone del posto, saranno ben liete di aiutarvi anche considerando il fatto che la lingua è sicuramente di aiuto essendo di origini latine.
 
Dovunque, cosa che costituirà un fatto normale, bambini per strada ci salutano e ci corrono incontro. Si comincia a salire. Deve aver nevicato da poco. Faremo sosta dopo il villaggio minerario di Baia Sprie, che come molte città del suo genere è fortemente multi etnica, nella vana speranza che l’attesa giovi al miglioramento delle condizioni climatiche. Il giorno dopo se possibile, il tempo è ancora peggiore. La ragazza che lavora nel residence che ci ha ospitato, mi dice che la giornata sarà così e che il tempo si manterrà splendidamente antifotografico per almeno altri 2 giorni.
 
Ho il morale alle stelle!! Partiamo. Per lo meno ha smesso di piovere, si comincia a salire verso il passo di Gutài.
 
Un ambiente transilvanico ci accompagnerà fino a Sighetu Marmaţiei, città di confine nonché capitale del Maramures. L’Ucraina è ad un tiro di schioppo e dopo aver deciso di visitare il cimitero allegro di Sapanta (che con queste luci ha davvero poco di allegro a parte le due arzille vecchiette che ci accolgono) e la casa dove visse il premio nobel Herry Wissel, imbocchiamo la valle dell’Iza. La giornata non è sicuramente delle migliori, un cielo plumbeo (mi sto ripetendo?) ingrigisce il panorama, ma ogni sosta è una vera gioia: tutti, dagli adulti ai bambini ci mostrano attenzioni e curiosità incredibili.
 
A metà giornata ho già il mio bloccheto degli indirizzi pieno a metà. Non ti chiedono altro di inviarti una delle foto che vengono scattate. A Barsana arriviamo nel pomeriggio ed attraversando il paese in cui si susseguono i soliti splendidi portoni d’ingresso lavorati esclusivamente in legno, scorgiamo il monastero in alto, di nuova costruzione e nel quale vivono monache: operai al lavoro e una chiesa fedele allo stile della regione, quindi legno ma con un record in più, quello di essere, pare, la più alta d’Europa: 52 metri!
 
Sostiamo per quasi 2 ore, aspettando che le nuvole lascino spazio al temporale che ci accompagna dalla mattina. Le cose vanno parzialmente bene e, perlomeno, quando ripartiamo non piove più. Usciti dalla valle la strada si inerpica verso il passo di Prislop, l’unico che colleghi il Maramures con la Moldavia. Come attacca la salita, rimango indietro per fotografare. La strada inizia ad inerpircarsi nelle solite pessime condizioni, ma la vista comincia ad aprirsi. E qui si realizza l’ennesimo incantesimo: l’asfalto craterico, l’assenza di traffico, la solitudine mi riportano alle esperienze dell’Alaska e del Camino Austral in Cile o delle lande islandesi. Siamo in Europa?
 
Scollino il passo a 1.411 metri. C’è neve, fa freddo ma la sensazione è di assoluta libertà: apro la visiera del casco di uno scatto e comincio a scendere quasi sempre in piedi sulle pedane. Solo camion, pochi, con tronchi spesso più lunghi di un terzo dei loro rimorchi, che cercano di evitare le buche della strada mentre io tento di evitare loro.
Finalmente! Dopo un inverno di relax eccoci ancora qui. Mi mancavano questi momenti.
 
Una frana ha interrotto la strada ed un gruppo di boscaioli sta cercando di pulire il manto stradale trascinando dei tronchi, probabilmente arrecando maggiori danni al manto stradale. Interrompono per farmi transitare, un saluto e si riinizia. Incontrerò Mauro dopo 1 ora di assoluta, inebriante solitudine, nel primo villaggio in fondo alla valle che parla tranquillamente con un poliziotto. Ormai sono rientrato nella trance agonistica da viaggio in solitario. Speriamo mi riesca a sopportare!
 
“Non volevo perdermi, così ho chiesto!”
 
Arriveremo nel punto stabilito di fine tappa naturalmente tardi. Molto tardi. Troppo tardi. Troverete queste raccomandazioni-consigli anche nelle informazioni generali: non viaggiate di notte!
I carretti a cavallo continuano a circolare anche dopo il tramonto senza alcuna possibilità di essere scorti, non accendono neanche una candela, e spesso anche nei villaggi non c’è illuminazione: una vera roulette russa, o rumena.
 
La sera nella simpatica pensione che ci accoglie conoscerò Nando, di Paestum, provincia di Salerno. Responsabile di una ditta di legnami, ha fra i suoi dipendenti due rumeni.
“Sono bravissimi nel campo (e ci credo!) ed in più sono anche ragazzi eccezionali, hanno insistito tanto che alla fine ho dovuto accettare e venire a trovare i loro familiari e che ospitalità. Comunque… che donne, a Iasi sono rimasto a bocca aperta!”.
 
Gli rispondo che fino ad ora avevo notato altre caratteristiche del popolo rumeno, ma che alla prima cittadina cercherò di verificare le sue impressioni.
 
 
LANDSAILS Around The World
 
Il blog di Giovanni Lamonica.
 
Il viaggio con l’album fotografico completo visibile a pieno schermo.
 
 
Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
PUNTATE PRECEDENTI
 
Venerdì 9 Dicembre 2011
GIOVANNI LAMONICA: L’UOMO CHE GIRA IL MONDO IN MOTO.
 
Mercoledì 14 Dicembre 2011
LA STRADA NEL DESERTO. Libia, 2006.
 
Giovanni Lamonica
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