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Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
MURMANSKAYA, INSEGUENDO IL SOLE DI MEZZANOTTE.
La Grande Cascata, nel complesso di Petrodvorec, la più importante e bella residenza imperiale nei dintorni San Pietroburgo, voluta da Pietro il Grande, mirabile esempio di arte barocca. Fu costruita dal 1715 al 1724 dagli architetti Leblond, Braunstein, Michetti e Zamcov. Ha 225 sculture in bronzo dorato e 64 fontane. La composizione fu studiata dallo stesso Pietro il Grande. Le fontane vengono aperte alle 11. La fontana di Sansone, posta al centro, col suo zampillo di oltre 20 metri, ritrae la divinità che spalanca le fauci di un leone e simboleggia la vittoria russa di Poltlava sugli svedesi (27 giugno 1709).

Finalmente fuori da San Pietroburgo, ma che distanze!

Incontri a Petrozavodsk.

Una rubrica per scoprire i posti più belli della Terra, grazie ai racconti e alle foto di Giovanni Lamonica. Viaggio in Russia nel 2001, percorrendo circa 13.000 chilometri in 5 settimane.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 25 Gennaio 2012 - Ore 09:00

Si può giungere ai confini estremi dell’Europa, seguendo una via alternativa a quella più logica, usuale e frequentata? La risposta è affermativa: spingersi al nord transitando dalla Carelia, in Russia, percorrendo quasi 13.000 chilometri e attraversando 13 Stati, in un fantastico viaggio di 5 settimane inseguendo “il sole di mezzanotte”.
 
“Siete già sulla Murmanskaya!” L’uomo alla fermata del tram con un gesto di una perentorietà staliniana, ci dà finalmente una certezza.
All’ennesimo tentativo ci siamo!
 
Il fatto di essere sulla strada giusta ci lascia uno strano senso d’euforia. Tentare di attraversare San Pietroburgo dopo la visita alla stupenda reggia di Peterhoff, non rappresenta niente d’impossibile, avventuroso, o tanto meno pericoloso, ma sicuramente preparatevi a perdere tempo, tanto tempo. La segnaletica, naturalmente in cirillico, è praticamente inesistente, ed in una città di circa 5 milioni di abitanti, con un sistema viario in pessimo stato, vi trasformerà inevitabilmente in degli esploratori in una giungla di cemento degradato.
 
Eppure, 3 giorni prima eravamo stati molto più fortunati, ma solo perché arrivando da Novogorod, davvero altra cosa con i suoi blandi ritmi da provincia e lo splendido Cremlino adagiato sulla sponda destra del fiume Volhov, ci eravamo trovati, senza volerlo, già sulla direzione giusta, ed anche perché i Prospekt, questi immensi vialoni che costituiscono le arterie principali del traffico della ex capitale dell’immenso ex impero sovietico, confluiscono quasi tutti verso il suo cuore. San Pietroburgo, Pietrogrado, Leningrado, per poi ridiventare nuovamente San Pietroburgo. Necessità storiche e volontà politiche hanno fatto sì che la più giovane metropoli europea (appena 300 anni) cambiasse 4 volte il suo nome.
 
“Città astratta e premeditata” come la definì Dostoevskij, sicuramente anche lo stesso suo ideatore, lo zar Pietro I il Grande, non poteva immaginare di riuscire a creare in una zona di paludi quella che viene riconosciuta come la Venezia del nord. Un fascino consolidato, nonostante problemi sociali ed economici, da ben 8 cattedrali, architetture a cui tanto hanno contribuito lo stile e l’ingegno italiano, palazzi reali, e l’Ermitage, gigantesco nella sua spettacolarità, che già da solo varrebbe il viaggio o una semplice visita.
 
Percorriamo gli ultimi km cittadini attraversando la solita (per la realtà russa) periferia impersonale fatta di palazzi formicaio in quartieri dormitorio e, dopo l’ennesimo posto di blocco della polizia, un cartello con la fatidica scritta Murmansk km 1387, ci fa capire che sarà un lungo trasferimento, sebbene la luce a disposizione sia di fatto perpetua anche già a questa latitudine.
 
Fino a Petrozavosdk, adagiata su un lago dal nome impronunciabile, che dovrebbe suonare all’incirca come Oneoga, ma con temperature invernali da far impallidire anche le celle frigorifere per la congelazione delle carni, il traffico è intensissimo, con la strada che continua a mantenersi seriamente disastrata. Gli orologi c’informano che è tardi, le condizioni ambientali accendono di riflessi irreali il lago. Decidiamo di dare un’occhiata al centro. La città appare tranquilla con una bella gioventù per le vie del centro che diradano verso la sponda del lago. Siamo fermi ad un semaforo, quando veniamo affiancati da una coppia a bordo di una vecchia Diniepr, che della struttura originale ha mantenuto solo il motore: Lion, il proprietario ha sostituito tutto nel tentativo di rendere il mezzo una specie di cruiser. Solite discussioni motociclistiche su destinazioni, chilometri, mezzi usati, e la fatidica domanda viene pronunciata: “Dove pensate di fermarvi per la notte?”
 
E’ un invito indiretto poiché hanno un amico, Edward, motociclista con la solita, immancabile, diffusissima Diniepr, ma stavolta trasformata in una sorta di GS, che potrebbe metterci a disposizione un suo appartamento in cui non vive più da tempo.
Lo osservo: “Ma come fa a saperlo?”
“Lo informo adesso!” Detto, fatto.
 
Alle 2 del mattino stiamo ancora discutendo e bevendo birre e la cosa andrebbe ancora avanti per ore se non fosse la moglie di Lion, Natalia, come da buona tradizione russa, a rivestirsi di personalità e a mandare tutti a letto, preoccupata del fatto che l’indomani ci attenda una vera e propria abbuffata di chilometri.
 
 
LANDSAILS Around The World
 
Il blog di Giovanni Lamonica.
 
Il diario completo del viaggio e tutte le foto visibili a pieno schermo.
 
 
Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
PUNTATE PRECEDENTI
 
Venerdì 9 Dicembre 2011
GIOVANNI LAMONICA: L’UOMO CHE GIRA IL MONDO IN MOTO.
 
Mercoledì 14 Dicembre 2011
LA STRADA NEL DESERTO. Africa, Libia, 2006.
 
Mercoledì 21 Dicembre 2011
A MARAMURES, NELLA TERRA DEGLI ANTICHI DACI. Europa, Romania, 2005.
 
Mercoledì 28 Dicembre 2011
SOGNI SUDAMERICANI. Sud America, Bolivia, 2003.
 
Mercoledì 4 Gennaio 2012
LE MACCHINE DA PESCA. Italia, Abruzzo, 2008.
 
Mercoledì 11 Gennaio 2012
IL LAGO D’ARAL CHE NON C’E’ PIU’ E IL CAPITANO IMPAZZITO. Asia, Uzbekistan, 2006.
 
Mercoledì 18 Gennaio 2012
PATAGONIA EXPRESS. Sud America, Cile, 2000.
 
Giovanni Lamonica
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