Cinema
MARIANGELA FASCIOCCO E ‘I VIAGGIATORI DELLA LUNA’

Intervista alla regista abruzzese, under 30, in concorso con il suo cortometraggio al David di Donatello e al premio Michelangelo Antonioni del Bif&st.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 18 Marzo 2012 - Ore 01:00
Mariangela Fasciocco, quanti anni hai e quando hai deciso che ti sarebbe piaciuto fare cinema?
«Ho 29 anni, ma passione per il cinema è nata sin da bambina. Poi è cresciuta e maturata strada facendo. Non ho mai dimenticato la prima volta che i miei mi portarono al cinema: avevo solo 3 anni e ricordo perfettamente tutto il film. Per anni li ho costretti, tutti i week-end, ad accompagnarmi al cinema, fino a quando non ho raggiunto l\'età per andarci da sola».
 
Qual è il tuo percorso professionale? Hai un maestro?
«Ho studiato al DAMS di Bologna, indirizzo Cinema. Ho trascorso un anno di studi a Parigi, all\'Università di Saint-Denis, dove ho girato il mio primo cortometraggio tra gli Champs-Élysées e la banlieue sud di Malakoff. Dopo la laurea mi sono trasferita a Londra, dove ho lavorato per circa tre anni in parecchi progetti come videoclip, cortometraggi e lungometraggi. Da poco sono tornata in Italia, proprio per girare “I viaggiatori della Luna”. Non ho un maestro, ho tanti registi che mi piacciono e ammiro, ai quali mi ispiro».
 
Hai un regista preferito?
«Non ho un solo regista preferito. Diciamo che mi piacciono alcuni tra i movimenti artistici e culturali classici come il burlesque europeo e americano, il neorealismo italiano e francese, il cinema degli Anni ‘80 americano. In sostanza tutto il cinema! Per citare un regista, amo molto Bertolucci e il suo modo di curiosare tra le culture altre, fuori dai confini italiani».
 
Se dovessi spiegare a un bambino di 10 anni che cosa fa un regista, cosa gli diresti?
«Direi che il lavoro del regista è, in sostanza, quello che fanno i bambini tutti i giorni con le bambole o i soldatini: costruire storie e dare voce a dei personaggi che attraversano la propria immaginazione».
 
Qualcuno ha detto che un film è "la vita, senza i momenti morti". Per te cos\'è un film?
«Un film è arte e l\'arte è quello che resta del nostro passaggio sulla terra, come ha detto qualcun altro».
 
Parentesi Oscar. Cosa pensi del successo di “The Artist” e sei d\'accordo con i premi?
«Francamente non ho visto ancora “The Artist”, ma  ho letto parecchio a riguardo. Sono d\'accordo che in questa epoca, dove siamo bombardati da superfanta-mega-galattici effetti speciali, si sia affermato un film che abbia utilizzato la tecnologia per elogiare un periodo, seppur muto, estremamente comunicativo ed espressivo del cinema mondiale».
 
Quando e come è nato "I viaggiatori della luna"?
«Il corto è nato circa un anno fa, dalla voglia di raccontare una storia personale ma allo stesso tempo  universale. Insieme a Emanuela Faiazza, sceneggiatrice di grande esperienza, siamo partite da una sensazione in comune che ci legava al mondo delle giostre. Rielaborato in chiave antropologica, il corto ha come protagonista un incontro tra due realtà apparentemente diverse. I viaggiatori della luna è stato girato in gran parte in lingua romanès, la lingua dei rom e sinti italiani».
 
Uso con te la “Tecnica Tornatore”, di cui mi hai detto. Racconta il tuo film in 12 parole...
«Ho incontrato poco tempo fa Tornatore, per un progetto a cui ho lavorato e mi ha consigliato un  ottimo esercizio di sintesi per un buon film, cioè raccontarlo in 12 parole. Ed ecco cosa ne è uscito: “giro-giostra-vecchio-fabbro-ricongiungimento-vita-precedente-itinerante-famiglia-anni-fa-salvato”. Il giro in giostra per il vecchio fabbro è una sorta di ricongiungimento con la sua vita precedente e itinerante, ma soprattutto con la famiglia che anni lo ha salvato". Et-voilà! Ho raccontato il mio film in 12 parole».
 
Hai nel cast un grande attore come Beppe Chierici. Tre cose che hai imparato tu, lavorando con lui?
«Beppe è un attore strepitoso e la sua performance arricchisce il corto di un valore inestimabile.  Da lui ho imparato che il rigore è fondamentale in questo mestiere, ma soprattutto che qualsiasi sensazione o avvenimento negativo non deve assolutamente intaccare l\'equilibrio del set e, soprattutto, il risultato del prodotto. Nonostante le mille disavventure in pre-produzione, Beppe si  è completamente distaccato dalla realtà e buttato a capofitto nel mondo di Carlo "lu scundrose", il personaggio che ha interpretato».
 
Quanto è difficile produrre un film, anche se un corto, in provincia?
«E\' sicuramente un percorso lungo e faticoso. Sembra difficile far capire che il cinema è fatto di mestieri e non si fa per gioco o divertimento. Se la gente va a vedere i  film ci deve essere qualcuno che li realizza e, soprattutto, che ci lavora dietro. Altrimenti non esisterebbero!».
 
Sei in concorso ai David di Donatello 2012. Un pensiero su questa soddisfazione...
«Sono felicissima di essere in concorso ai David. Dopo un anno di duro lavoro, già questo è un bel traguardo. Ho ricevuto un\'altra bella notizia in questi giorni: il corto è stato selezionato da Ettore Scola, presidente del Bif&st 2012, ed è in concorso al premio Michelangelo Antonioni, all\'interno dello stesso festival».
 
Progetti futuri?
«Ho iniziato a lavorare ad un nuovo progetto che non riguarda un solo cortometraggio... ma non ti svelo nulla di più, perchè è in totale work in progress!».
 
Hai un punto di arrivo, professionalmente parlando?
«Per il momento vivere del mio mestiere, che di questi tempi è un lusso».
 
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