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FRANCO GRAMENZI: LA 1-3-1, MIKE D’ANTONI E ANTONIO PETILLO.

Chiacchierata con coach Gramenzi, che alla guida di Ferentino ha battuto Omegna con la zona 1-3-1, illustrata nel 1992 da Mike D’Antoni e fatta propria nel 2008 insieme ad Antonio Petillo.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Venerd́, 11 Maggio 2012 - Ore 17:15
Coach Franco Gramenzi è il “Califfo” della DNA.
Nessuno come lui conosce il terzo campionato italiano, nessuno come lui ha vinto il terzo campionato italiano.
Lo ha vinto a Capo d’Orlando, a Teramo, a Veroli, a Barcellona Pozzo di Gotto, dove ha suonato la nona, intesa come promozione (il Nostro ha vinto anche altri campionati, oltre all’odierna DNA).
 
Quando ho rivisto coach Gramenzi, qualche settimana fa, in occasione del suo “ritorno al PalaScapriano” per seguire Teramo-Caserta (nonostante abbia messo Teramo sulla cartina del basket, vincendo Serie B2, B1 e LegaDue, lo schivo Franco non tornava a Teramo dal 2004), doveva ancora giocare l’ultima gara di stagione regolare con la sua Ferentino, potendo arrivare al secondo o al terzo posto. Dipendeva dal risultato suo, ma anche da cosa avrebbe fatto Capo d’Orlando, che se ben ricordo incontrava Omegna.
 
All’intervallo di Teramo-Caserta ipotizzammo accoppiamenti e percorsi di play off e Franco, che è di poche parole ma tende a lasciare il segno quando parla, mi disse: “Arrivare al secondo posto significa, se passi il quarto di finale, prendere Omegna. Ma io preferisco andarmi a giocare tutte le mie cartucce lassù”.
 
Qualche giorno dopo, sempre all’interno di un palasport, riferisco del pensiero di Franco ad un altro coach amico, Gabri Di Bonaventura, che sorride e poi emette il vaticinio: “Se prende Omegna, finisce come Veroli-Brindisi. Ti ricordi, no?”.
 
E come fai a non ricordare: Brindisi regina della stagione regolare, guidata in panchina dal bravo coach rosetano Tony Trullo, che inciampa una volta in casa e viene buttata fuori (in quella stagione si giocava 3 su 5) da Veroli, che – partendo dal 5° posto della stagione regolare – vince poi il campionato.
 
Corsi e ricorsi storici mescolati col basket. La Ciociaria (allora Veroli, oggi Ferentino), Franco Gramenzi, il suo vice Agostino Origlio, l’asse play-pivot dei pretoriani Guarino e Gagliardo. Più di un indizio.
 
E però Omegna è la squadra che in stagione regolare ha vinto 30 gare su 34, guidata benissimo da coach Di Lorenzo. Sarà davvero dura ripetere l’impresa.
 
Passano i giorni e le settimane, Ferentino finisce la stagione regolare da seconda della sua Divisione e passa i quarti di finale battendo 2-1 Latina. Si arriva a Omegna-Ferentino, Gara 1 di semifinale. Vince la squadra ospite 70-71, con una bomba di Guarino al termine di una gara giocata praticamente sempre difendendo a zona. Anzi, a zona 1-3-1.
 
1-0 per Ferentino, che ha il più clamoroso dei match-ball per chiudere la serie, vincere l’inesistente titolo di sorpresa dei play off e andare in finale. E Ferentino vince anche Gara 2. E parliamo ancora di difesa a zona 1-3-1, tenuta anche quando il vantaggio di Omegna (che ha toccato 16 punti nel primo tempo) era intorno alla doppia cifra.
 
Ferentino va in finale, “Califfo” Gramenzi ne combina un’altra delle sue, la difesa a zona 1-3-1 lascia impresso il suo marchio sulla serie che aveva le “carte in regola” per essere la più scontata (a favore di Omegna) e che invece propone un risultato che è il più eclatante dei play off.
 
Omegna è fuori, avendo perso 6 gare in tutta la stagione. 3 contro Ferentino: 1 in stagione regolare e 2 ai play off. Roba da incubi notturni.
 
E la difesa a zona 1-3-1?
A me torna in mente coach Dan Peterson e l’imbattibile Milano degli Anni ’80, che “macinava” gli avversari con la sua 1-3-1, ma più di qualcuno – gallonati del movimento compresi – storce il naso o alza il sopracciglio. Quasi che vincere a zona non fosse corretto.
 
Oibò, rifletto. Ma come: se la zona 1-3-1 la fa Dan Peterson è la prova dell’esistenza del dio del basket e se la fa Franco Gramenzi è un rito di magia nera?
 
E allora gli telefono e glielo chiedo. E – se avete avuto la bontà di arrivare fin qui nella lettura – vi meritate per premio le risposte di coach Gramenzi.
 
Complimenti Franco, avete fatto l’impresa. Un’altra città messa sulla cartina del basket. Ormai sei mezzo coach e mezzo esploratore…
«Luca, ti ringrazio dei complimenti, ma purtroppo non abbiamo fatto ancora niente. Adesso c’è Trieste e pensiamo a loro, che sono un’ottima squadra».
 
I parallelismi con il campionato vinto a Veroli, da parte di tanti tuoi estimatori, ci sono e sono persino motivati…
«Può essere, ma ogni campionato fa storia a sé. E per quante coincidenze ci trovi dentro, il futuro è imprevedibile e devi giocartelo pensando soltanto a chi sei tu, oggi, e a cosa puoi fare contro gli avversari di domani».
 
Franco, ma questa difesa a zona 1-3-1 che ha risolto la serie? Sai che qualche addetto ai lavori ha persino storto il naso, quasi che difendere a zona non fosse lecito?
«Chi vuole può benissimo storcere il naso, io invece devo occuparmi del mio lavoro. E il mio lavoro è provare a vincere tutte le partite, con tutti i mezzi leciti che il nostro mestiere ci mette a disposizione. Giocare la serie contro Omegna difendendo a uomo avrebbe significato la disfatta per noi, vista la loro forza, così ho pensato alla difesa a zona 1-3-1».
 
Se la zona 1-3-1 la fa Dan Peterson è la prova dell’esistenza del dio del basket, se invece la fa Franco Gramenzi è un rito di magia nera?
«Luca, non ho il fisico da fattucchiera! (ride, n.d.r.). Scherzi a parte, sai meglio di me che un conto è fare le cose nel basket di vertice e un’altra è farle in cadetteria. Se una soluzione tattica viene proposta in Serie A, hai buone probabilità di venire apprezzato, mentre magari nei piani di sotto è più difficile essere notati, ma il mondo è bello perché è vario e ognuno può dire la sua. Parlando di 1-3-1, tu ti ricordi di Dan Peterson, ma io posso dirti anche che coach Matteo Boniciolli, se ben ricordo, ci ha vinto la Coppa Italia alla guida di Avellino, proponendo una difesa a zona 1-3-1 in un momento topico della partita. Che poi io la 1-3-1 l’ho sentita spiegare da Mike D’Antoni…».
 
Beh, se citi Arsenio Lupin non puoi cavartela così. Racconta!
«Era il 1992 ed ero al corso allenatori. Partecipò anche Mike D’Antoni, che in virtù dei suoi trascorsi in Nazionale dovette soltanto sostenere l’esame. E come prova, all’esame di dimostrazione, gli chiesero la difesa a zona 1-3-1».
 
Come dire, ti sei abbeverato direttamente alla fonte…
«Direi proprio di sì. Lui l’ha prima giocata e poi allenata. Io però l’ho messa in campo, facendola mia con alcune ottimizzazioni, grazie al mio amico Antonio Petillo».
 
Sai che coach Mike D’Antoni e coach Antonio Petillo per me pari sono, anche se Antonio ha più cultura artistica. Forza, dunque, raccontaci anche questa…
«E’ molto semplice. Nel 2008, a Scafati, avevo Antonio Petillo come assistente e lui mi propose di lavorare sulla difesa a zona 1-3-1. Tornando ai nostri giorni, prima di Gara 2 contro Omegna, ho sentito telefonicamente Antonio, che mi ha fatto i complimenti per la vittoria in Gara 1. Così gli ho detto: “Antò, ma lo sai che ho vinto facendo 38 minuti e mezzo la nostra difesa a zona 1-3-1? Antonio è stato contento di sentirlo, perché non aveva seguito la gara».
 
Grazie Franco, ogni volta le cose da dire aumentano e ogni intervista è un piacere maggiore…
«Luca, non gioire… significa che stiamo diventando vecchi!».
 
 
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Mercoledì, 12 Ottobre 2005
IL MAESTRO CON LE DITA CHE VOLANO
Pietro Tavani visto da Antonio Petillo, allenatore di basket e scrittore.
 
Lunedì, 31 Maggio 2010
COACH FRANCO GRAMENZI: IL ‘SERIAL WINNER’ SUONA ‘LA NONA’!
Il coach teramano, promosso in LegaDue con il suo Barcellona, festeggia il suo nono campionato vinto. Ha vinto in tutte le categorie (4 volte l’odierna A Dilettanti). Gli manca solo… lo Scudetto!
 






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