Enrico, a Roseto arrivava ogni martedì mattina. Nell\'edicola di Piazza Ungheria c\'erano due copie prenotate: quella di Lorenzo Settepanella e la mia. Da qualche mese, Superbasket non c\'è più. Come vivi questa scomparsa, tu che sei giornalista del settimanale fondato da Aldo Giordani?
«Devo sdoppiarmi. Sono anch\'io un lettore di Superbasket, fin dal numero 1 del lontano 1978, e non vederlo più mi dà grande amarezza. A maggior ragione in mesi tipo aprile-maggio-giugno, quando ogni giorno ci sono partite decisive da vedere, in tv o dal vivo, di tutti i livelli. Mettici anche un po\' di nostalgia per qualcosa che ha fatto parte della mia vita per tanto tempo, e un po\' di tristezza per la crisi profonda dello sport che amo. Poi sono anche tra quelli che Superbasket lo faceva, e qui si entra nel campo delle preoccupazioni personali, per una prospettiva lavorativa a dir poco difficile. Ma penso anche che, in fondo, la crisi morde tutti e c\'è chi sta molto peggio».
Ci sono possibilità che "Superbasket" torni in edicola?
«In tempi rapidi temo di no, sul medio periodo lo spero. In queste settimane di vuoto ci ha fatto piacere scoprire che in giro c\'è tanta, tantissima gente a cui Superbasket manca molto, e non sono soltanto nostalgici 40-50enni come temevo, ma anche giovani. Qualcuno farà qualcosa, prima o poi. E quelle virgolette nella tua domanda sono quanto mai appropriate».
Quanti anni hai trascorso a Superbasket?
«Ci sono arrivato nel maggio del 1996, fanno 16 anni tondi».
Diamo i voti. Il collega più bravo a scrivere?
«Non farò certo classifiche. Dipende dai contesti. Stefano Valenti è un giornalista di puntiglio, fiuto, implacabile cacciatore di notizie. Claudio Limardi conosce la materia come pochi e come pochissimi sa leggere e sintetizzare le situazioni. Stefano Benzoni è un gentleman d\'altri tempi e a seguire una palla arancione Stakanov si sarebbe stancato prima di lui. Non dimentico gli altri colleghi passati: il genio spesso incompreso di Giancarlo Migliola, la grande cultura non solo americana di Roberto Gotta, l\'umiltà e la serietà di Mirco Melloni, il più giovane. Uno che fa ancora in tempo ad andare molto lontano».
Diamo i voti. Il collega più bravo a capire di basket?
«Ti dico semmai quello che ci azzeccava di meno: io. Presunto esperto di serie minori e di giovanili, mi sono visto passare sotto il naso generazioni di giocatori e non ho quasi mai indovinato un pronostico. Ho visto Bargnani ragazzino e ho pensato che non sarebbe mai andato da nessuna parte, ho visto il 16enne Danilo Gallinari e ho commentato: “Beh, tutto qui \'sto fenomeno?”. In compenso, quando dicevo di qualcuno che sarebbe diventato un grande giocatore era una specie di bacio della morte: di solito non arrivava oltre la B2».
Diamo i voti. Il direttore con il quale hai avuto il miglior rapporto?
«Di direttori Superbasket ne ha avuti solo 4, pochi per una testata con 34 anni di storia. Il primo, Aldo Giordani, non l\'ho mai conosciuto. Il secondo, Enrico Campana, l\'ho incrociato solo per pochi mesi. Col terzo, Franco Montorro, ho lavorato per 13 anni, un tempo lunghissimo, con molti più alti che bassi e tanti bei ricordi da conservare: per me resta un amico, oltre che un uomo di comunicazione che sa il fatto suo. Il quarto, Limardi, ha preso il timone solo negli ultimi tempi, in acque già agitatissime, e non ha potuto evitare il peggio».
Diamo i voti. Il basket più bello che ti è capitato di raccontare in questi anni?
«La partita più importante che ho visto dal vivo credo sia la finale olimpica di Atlanta, Stati Uniti-Jugoslavia, rimasta in equilibrio per tre quarti. Ho visto tanti squadroni e tanti campionissimi, eppure tra i miei ricordi più vividi ci sono certe sfide all\'arma bianca in campionati di A2, di B1, di B2. Battaglie furibonde in posti scomodi come il vecchio hangar di Montegranaro, oppure Rieti, Brindisi, Teramo, Vigevano, Capo d\'Orlando, Montecatini, Osimo... e Roseto, ovvio».
Il podio delle emozioni. Vita di redazione. Ricordo medaglia di bronzo.
«Appunto una medaglia di bronzo, quella della Nazionale agli Europei di Svezia del 2003. Nessuno ci credeva, noi meno di tutti, davanti alla tv a criticare, criticare, criticare. Uno di noi ce l\'aveva con Mian, un altro con Soragna, un altro ancora con Lamma: indegni dell\'azzurro, scarsi, inadeguati, ecc. Ma, incredibilmente, battemmo la Francia di Tony Parker e, come i peggiori voltagabbana, fu grande esultanza. A seguire, come sempre, una domenica notte di lavoro. Talvolta duro, ma gratificante».
Il podio delle emozioni. Vita di redazione. Ricordo medaglia d\'argento.
«Il basket è bello da vedere, da analizzare, da scriverne, ma non c\'è niente come giocarlo. Perdona l\'esibizionismo, ma mi viene in mente una volta in cui la Redazione di Superbasket fu protagonista sul campo. Torneo dei Giardini Margherita, fine Anni ‘90, quella sera Benzoni dominava l\'area come Bill Walton, Valenti sembrava Danilovic, io sparavo a raffica da sette-otto metri e non sbagliavo mai. E se non ci credi ti trovo i testimoni. Gran vittoria in un contesto prestigioso, ma bisogna dirla tutta: gli avversari erano una rappresentativa di taxisti...».
Il podio delle emozioni. Vita di redazione. Ricordo medaglia d\'oro.
«Ogni tanto mi è capitato di ricevere complimenti per qualcosa che ho scritto, ma nulla mi ha mai fatto più piacere di una cosa, anzi due, che non ho scritto io: le brevissime righe di felicitazioni uscite quando sono nati i miei due figli. Che onore: appena nati e già citati da Superbasket».
Oltre al fatto che per te è il tuo lavoro, cosa ti manca di più di Superbasket?
«La sua completezza. Su Superbasket l’appassionato di basket ha risultati, tabellini e commenti di Serie A, LegaDue e Minori. Chi segue l\'Eurolega trova tutto. Chi ama il basket americano trova il punto sull\'NBA, sui college. E poi i campionati esteri, la femminile, le giovanili, il mercato, la politica federale. Su Superbasket c’è (c’era) tutto, proprio tutto. Avevi il basket in pugno. Ora è come se il basket mi fosse scivolato via dalle dita».
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25 Maggio 2012
Basket & Mass Media
CI MANCA SUPERBASKET, CI MANCA STEFANO VALENTI.
Intervista al giornalista di Superbasket, per il punto della situazione e per i ricordi, sperando nel futuro.