[Pubblicato su EIDOS del 13 aprile 2013]
Parlare di basket con un allenatore che ha vinto tutto e che ama, nei suoi ragionamenti, arricchire la pallacanestro con spruzzate di cultura, invece che inaridirla con pesanti getti di luoghi comuni, è un privilegio.
Se poi l’allenatore è uno che nei mitici Anni ’80 parafrasò addirittura Carmelo Bene (“Siamo apparsi allo Scudetto”, fu la sua illuminante metafora), stargli vicino qualche ora è come fare un master.
Parliamo di Valerio Bianchini, classe 1943, intellettuale prestato al basket, disciplina nella quale ha vinto tutto. Primo coach a vincere 3 Scudetti in 3 città diverse (e dopo di lui c’è riuscito solo un altro grandissimo, Carlo Recalcati), Bianchini è coach ma anche scrittore, pensatore, formatore, comunicatore, giornalista.
L’uomo che ha vinto lo Scudetto a Cantù, Roma e Pesaro, la Coppa Intercontinentale a Roma, la Coppa dei Campioni a Cantù e Roma, la Coppa delle Coppe a Cantù, la Coppa Italia a Bologna (sponda Fortitudo) è tornato a Roseto – dove è stato dirigente sportivo con le gestioni Martinelli e Amadio – per un paio di giorni, per una intervista al circolo culturale Il Nome della Rosa di Giulianova e qualche ora in compagnia dei suoi amici rosetani.
Dopo aver catturato l’uditorio il venerdì sera, Bianchini si è goduto l’assolato sabato rosetano visitando l’Arena 4 Palme e la Villa Comunale, andando a trovare Phil Melillo, chiedendo di Vittorio Fossataro e conversando con i suoi nuovi amici Mimmo Cusano e Giampiero Porzio, che lo ha commosso ricordandogli l’epopea della Palestra D’Annunzio, quando il Vate del Basket – com’è soprannominato Bianchini – guidava la Stella Azzurra Roma.
Prima di ripartire, due chiacchiere sul Roseto Sharks con i fratelli Domenico e Daniele Cimorosi e con il mastodontico Filippo e la promessa di tornare presto nel suo amato Lido delle Rose.