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L’ABRUZZO CHE CONTA E RICONTA: UN B-MOVIE, MA SCENEGGIATO DA FLAIANO.

Riflessione sulle recenti, ennesime, brutte figure dell’Abruzzo.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 17 Giugno 2014 - Ore 11:30
Tutti a lamentarsi perché l’Abruzzo non conta.
 
Piano con le parole. L’Abruzzo conta. Eccome. Conta e riconta. E a volte, a furia di contare, manda in tilt i computer.
 
Altro che regione verde d’Europa, è la regione dei conteggi. Dimenticate le poesie di Gabriele D’Annunzio: è tempo dei virtuosismi numerici scorrendo i verbali delle commissioni circoscrizionali.
 
Il primo brivido lo scorso 25 maggio, con il collasso del sito internet della Regione e il conseguente aggiornamento dei dati delegato, pare, a pony express sprezzanti del pericolo, che hanno solcato la piana di Campo Imperatore facendo galoppare ventre a terra fieri destrieri e ignorando provvisori set di spaghetti western, pur di collegare le province dell’impero e diffondere i primi numeri.
 
18 giorni dopo, conta che ti riconta, la dichiarazione degli eletti e il cambio del verbo: da contare a ricorrere. Ricorsi annunciati, alla giustizia amministrativa e a quella ordinaria, un po’ dovunque. Possono i numeri essere soggetti ad interpretazione? Può una certezza assoluta, come dovrebbe essere quella dei numeri, prestarsi a differenti dottrine interpretative? In Abruzzo, pare di sì.
 
Merito di una legge che sembra scritta da Ennio Flaiano, un minuto dopo aver chiuso in busta la sua lettera del 18 novembre 1971 inviata a Pasquale Scarpitti, in cui – trattando dell’essere abruzzesi – scriveva: «Tra i difetti negativi della stessa eredità: il sentimento che tutto è vanità, ed è quindi inutile portare a termine le cose, inutile far valere i propri diritti; e tutto ciò misto ad una disapprovazione muta, antica, ad una sensualità disarmante, a un senso profondo della giustizia e della grazia, ad un’accettazione della vita come preludio ad una sola cosa certa, la morte: e da qui il disordine quotidiano, l’indecisione, la disattenzione a quello che ci succede attorno».
 
43 anni dopo i pensieri del baffuto abruzzese che sceneggiava grandi film, ecco quindi un b-movie. Il nome della lista-chiave così diventa quasi un’ultrabeffa: “Regione Facile” ricorre perché contare in Abruzzo non è facile manco per niente e rischia di perdere un seggio. Non fa ridere, vero?
 
Così, mentre tutto è sospeso e la Regione attende un governo, qualcuno invoca una exit strategy con esperti sciamani al pallottoliere. Non è escluso anche il ricorso - e ridalli - a un pastorello bendato, per estrarre i nomi dei consiglieri regionali.
 
Dunque piano con le parole. Non è vero che l’Abruzzo non conta, è che sta imparando a farlo. Dategli tempo.
 
Articolo pubblicato su IL MESSAGGERO Abruzzo in data 13 giugno 2014.
 
 
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