Roseto Basket Story
36 ORE COL CALIFFO: DIARIO SCRITTO DI FIANCO A MAHMOUD ABDUL-RAUF.

Metà giornata di venerd́ 10 e sabato 11 luglio 2015. Quel che mi ricordo, condiviso con voi.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 12 Luglio 2015 - Ore 14:15
«Luca, penso che potrei vivere qui da voi. Perché negli Stati Uniti si viaggia da stato a stato, mentre qui da paese a paese».
 
Ha gli occhi pieni del centro storico di Atri, Mahmoud Abdul-Rauf, quando mi dice queste parole. Sta mangiando un trancio di pizza ai peperoni. Con noi c’è l’amico Davide Di Sante, originario della Civitas Vetusta, al quale Il Califfo del Lido delle Rose chiede se sia nato in quella città che lo ha rapito per la bellezza del suo patrimonio storico.
 
Sabato sera 11 luglio, al Memorial “Luigino Sciarra”, organizzato dai fratelli Candeloro e Lucio Rasetti (anzi, dalla Famiglia Rasetti), e siamo quasi al termine del primo giorno e mezzo “italianorosetanabruzzese” di Abdul-Rauf. E se gli altri giorni avranno tutti la stessa intensità, poi ci sarà bisogno di un mese di meditazione trascendentale per archiviare nelle cellule una simile enciclopedia emozionale.
 
Intanto, provo ad andare con ordine nel raccontarvi queste prime 36 ore col Califfo.
 
DIVERSO DA CHI? – Mahmoud Abdul-Rauf arriva a Roseto nel pomeriggio di venerdì 10 luglio 2015 ed è già rock and roll. La sua agenda è quella di un capo di stato (e, d’altronde, è o non è il Califfo del Lido delle Rose?) e non c’è tempo per smaltire il jet lag. La sera è testimonial dell’associazione Dimensione Volontario, nel corso di una cena di finanziamento, all’Hotel Bellavista, per raccogliere fondi da destinare alla manutenzione dei pulmini che trasportano i ragazzi diversamente abili assistiti dalla onlus, come spiega il presidente Peppe Palermo. Il vice di Dimensione Volontario è Paoletto Di Bonaventura, ultrà rosetano, che ha chiesto a Ilaria Cimorosi – la “boss” dei due ritorni del Califfo – di inserire in agenda la presenza di Abdul-Rauf. È il “solito” bagno di folla. Foto, autografi e, soprattutto, abbracci e sorrisi. Rauf rivede i ragazzi che andò a conoscere lo scorso febbraio e fa il pieno di ricordi con i tifosi che gli dicono, in italiano, quanto era bravo in campo. Lui annuisce, perché il suono di quelle parole, unito ai sorrisi, porta buone vibrazioni come fosse musica, per cui capirle o meno poco importa. Il Califfo tiene un suo intervento parlando di disabilità e di come i cosiddetti “normali” tendano a non vedere quanto c’è di buono nelle diverse abilità. Lui, affetto da “Sindrome di Tourette”, è il miglior esempio di disabilità portatrice di eccezionale diversità. Rauf vince poi il secondo premio della lotteria abbinata alla cena: una cornice in argento. Il Califfo ritira il pacchetto intimidito, poi si gira, vede una volontaria dell’associazione, Tiziana, e le regala il premio, spiegandosi nel suo “italiano gestuale” e cioè sorridendo e mettendosi la mano destra sul cuore. Riflessione della serata, griffata Califfo: «Luca, ma come può una città così piccola come Roseto, che fatico a credere abbia 25mila abitanti, organizzare sempre cose così belle e importanti per aiutare il prossimo? Ah già... perché è fatta di persone speciali!». Emozioni da raccontare, ne abbiamo?
 
ABDUL-RAUF & CROCE: 10 ANNI DOPO! – Sabato 11 luglio 2015. L’appuntamento è al Bellavista Mare, alle 17.30. Daniele Croce, centrocampista dell’Empoli – e, soprattutto in questo caso, rosetano tifoso del Roseto Basket e competente osservatore della pallacanestro NBA – è uno che in campo detta i tempi. Per cui arriva qualche minuto prima. Lo scopo del blitz è doppiamente emozionante: riabbracciare il suo campione Mahmoud Abdul-Rauf conosciuto 10 anni prima e consegnare con il Califfo i kit ai bambini che parteciperanno al camp dell’uomo nato Chris Jackson. Un paio di minuti ed arriva Rauf, con canottiera bianca e coppola trendy fatta di tessuto mimetico. Il Califfo riconosce Croce (che, ad onor del vero, dubitava del fatto e quindi va sottoposto, per questo, al pubblico ludibrio... mai dubitare di un campione!) e se lo va ad abbracciare, facendogli i complimenti sia per essere arrivato in Serie A sia per essere diventato padre. Daniele gli dice che è in perfetta forma e che il tempo sembra non passare mai per lui. La giornata è speciale, quindi arriva un bambino, che partecipa al camp di Rauf, dagli splendidi occhi a mandorla, con in mano un album di figurine aperto sulle pagine dell’Empoli. Chiede a Croce un autografo, Daniele è emozionato e sorpreso. Guardo la scena: un calciatore di Serie A di Roseto, un campione di basket statunitense che vive in Georgia, un bambino rosetano figlio dell’amore fra un cittadino del Lido delle Rose e una figlia del Sol Levante. E penso al mio amico Giorgio Pomponi, che 10 anni fa organizzò l’incontro per far conoscere Rauf (all’epoca superstar del Roseto più forte di sempre) e Croce (all’epoca centrocampista del Pescara in Serie B). “Big Pumps”, da qualche parte in Italia per lavoro, sarebbe contento di starsene qui a godersi la scena. Una scena che va avanti e prende ulteriormente colore, perché il papà del piccolo dagli occhi a mandorla, Fabio, si avvicina a Daniele e gli mostra delle foto contenute nel suo smarphone. È Daniele Croce, allo Juventus Stadium, durante il riscaldamento prepartita! “Small world”, sentenzierebbe Rauf. Fabio e Daniele, entrambi rosetani, fanno praticamente conoscenza in quel momento e Croce si sente raccontare di quel Juventus-Empoli dal suo concittadino. Poi spunta Rauf, che fra una foto e l’altra non fa che permearsi dell’affetto dei rosetani, e l’argomento vira sul basket. Daniele e Fabio sono infatti due esperti di basket, in particolare di quello NBA. Così, in prossimità del playground del Bellavista Mare, inizia un simposio tenuto dal Califfo sugli attuali livelli NBA, sul futuro dei San Antonio Spurs, sulle Finals 2015, su quanto sia diverso il livello tecnico e dei contatti difensivi fra la NBA attuale e quella dei suoi tempi. Mahmoud usa Daniele come attaccante, provocando i sorrisi orgogliosi di Croce, per spiegare come si marca. Il centrocampista dell’Empoli sentenzia: «Se non fosse già iniziato il ritiro, sarei fra i partecipanti al suo camp». E se gli fai notare che il camp è per bambini, Croce dribbla pronto: «Fuori quota!».
 
LA NBA SOTTO LA PINETA RAFFAELLO CELOMMI – Sabato 11 luglio 2015. L’appuntamento è alla Pineta Raffaello Celommi, nei pressi del Bar dei Pini, alle 21. Il Califfo è stato invitato alla presentazione del libro “NBA 2015 Akron e i suoi guerrieri”, di Bob Bergum, che a dispetto del “nom de plume” è italianissimo e cattura subito l’attenzione del Califfo, prima di cominciare con la parte ufficiale, parlandogli della nascita del movimento cestistico in Italia. Rauf mi chiede di scattargli foto sotto la pineta e poi al Bar dei Pini, con i gestori. Vuole mandare subito in America gli scatti perché è lì che ha passato gran parte del tempo libero con la sua famiglia quando, 10 anni prima, era a Roseto come giocatore. Perciò ai suoi figli farà piacere rivedere i luoghi e rivivere le sensazioni. La presentazione inizia e il buon Bob incanta tutti parlando 40 minuti in italiano e auto-traducendosi in inglese a vantaggio di Rauf, che ogni tanto interviene. Vengono sciorinate le cifre NBA del Califfo, ancora di valore assoluto, e quelle del college. Parlando della sua mostruosa precisione ai tiri liberi, che tuttora ne fa un dio laico nelle statistiche della lega statunitense, Mahmoud ricorda con un sorriso di quando, a Roseto, con coach Neven Spahija (oggi vice allenatore degli Atlanta Hawks) a passargli il pallone a fine allenamento, abbia fatto 322/322. Avete letto bene, non mi è scappato il dito sulla testiera: 322 (trecentoventidue) tiri liberi segnati consecutivamente. Amen. Ci salutiamo e il Califfo chiede una bottiglietta d’acqua. Entrati nel bar, anche per salutare i proprietari, Rauf estrae il portamonete chiedendo se accettano carta di credito per pagare la bottiglietta: risatone di gruppo e una decina di persone pronte ad aderire a una forbice di possibilità... che vanno dall’offrirgli l’acqua ad adottarlo.
 
IL CALIFFO NELLA CIVITAS VETUSTA – Sabato 11 luglio 2015. L’appuntamento, ad Atri, non c’è. O, meglio, è una sorpresa per tutti, salvo che per Candeloro e Lucio Rasetti, organizzatori del memorial in onore di Luigino Sciarra, compianto presidente e animatore della pallacanestro atriana. Venerdì avevo consegnato a Rauf qualche stampa in inglese di Atri, la sua storia e le sue bellezze architettoniche: è tempo che si goda il nostro territorio, adesso che non incombe più il ritmo “allenamenti-gara”. Poi gli avevo parlato del caro Gigino Sciarra, dicendogli della bella iniziativa di Candeloro e Lucio e chiedendogli se voleva venire a rendere omaggio alla memoria di una persona che non aveva conosciuto, ma che è stato un uomo di basket fondamentale per il suo territorio. Mahmoud mi aveva dato la sua sorridente adesione all’invito. Così, intorno alle 22.30 di sabato sera, lo porto ad Atri, facendogli prima vedere un paio di minuti la Cattedrale («Troppo bella, dobbiamo tornarci con calma per vederla bene») e poi portandolo in piazza, dove il colpo d’occhio è splendido, grazie al campo da basket montato fra teatro e duomo, fra profano e sacro. Candeloro mi chiama sul palco, ricordo il caro presidente Sciarra e introduco Mahmoud, parte un video con qualche suo canestro, a cavallo fra NBA e Roseto, che finisce con una foto in cui Michael Jordan lo sta marcando. Tanta gente in piazza, tanti applausi per Rauf, che prende la parola per dire che è lì per onorare la memoria di un uomo di basket che per il suo territorio ha fatto molto. Scendiamo dal palco e subito la prima gradita sorpresa: Stefano D’Andreagiovanni, amico e raffinato conoscitore di basket (leggetevi i suoi approfondimenti su televisione e pallacanestro italiana su ROSETO.com) che sulla palla a spicchi ha anche scritto la tesi di laurea. Lo presento al Califfo e scatto una foto. Fra la gente, è un bellissimo delirio, con il sorriso diffuso ad esorcizzare la tristezza per la mancanza di Gigino. Arriva Davide Di Sante, amico e storico collaboratore di ROSETO.com, che mi propone una sorpresa a un suo amico – che sta lavorando in una pizzeria poco lontano – matto per Rauf. La cosa suona bene, anche perché il Califfo è un mostro di sensibilità e disponibilità, ma non va ad aria quindi è ora di uno spuntino. Ci avviamo sulla bella stradina col selciato e Mahmoud continua a borbottare emozioni fra se e se, rese ancor più evidenti dalla Sindrome di Tourette che gli incastona il viso amplificando le emozioni. Arrivati in pizzeria, spuntino e riflessioni sulla bellezza di Atri, Roseto e i suoi dintorni. La decisione è presa: bisogna tornare ad Atri di giorno e vedere pure altro nelle vicinanze, come Montepagano e la Torre di Cerrano. Finalmente il Califfo si gode “i suoi possedimenti” come un turista qualsiasi. E la sua sorpresa, il suo essere così prodigo di complimenti per l’assoluta bellezza dei nostri luoghi (lui è uno che indubbiamente ha viaggiato) fa capire ancor di più quanto siamo indietro nel saperli davvero valorizzare o – a voler vedere il bicchiere mezzo pieno – quanto si può ancora fare per il benessere dell’intero territorio e quindi dell’intera comunità. Torniamo in piazza, Mahmoud è allegro come un bimbo e mi chiede di scattare foto con il suo dispositivo (non è un telefono, non è una macchina fotografica, credo sia il server di un i-Pad) negli angoli più caratteristici per mandarle alla famiglia. Una foto davanti a un negozio porta in regalo qualche pezzo di liquirizia da parte della gentilissima commerciante. Il Califfo sorride, ringrazia, abbraccia, addenta e gradisce. Vediamo una Vespa: Mimmo Cusano salta alla guida, io chiedo a Mahmoud se si ricorda “Vacanze romane”, il film sugli americani Gregory Peck e Audrey Hepburn a Roma. Il Califfo ride e monta in sella, dietro a “Mimmone”. Marco Rapone scatta e sentenzia: “Vacanze Atriane”. È il momento del Teatro Comunale, “la piccola Scala”. Chiude alle 23 e sono le 23.10. Nonostante i 10 minuti di ritardo, lo riaprono per lui (grazie a Eugenia Battistini e al sindaco Gabriele Astolfi), che entra e si commuove. E se dico commuove significa che gli occhi si orlano di lacrime. Il papà di Candeloro e Lucio Rasetti spiega che Atri batteva moneta da prima di Roma. Marco, Mimmo e io gli facciamo foto: l’eccitazione del Califfo, appassionatissimo di storia e cultura, tocca il vertice massimo. Torniamo fuori, è tempo dell’abbraccio finale a partita finita. Rivedo tanti amici, a quasi tutti scatto una foto con il mio amico Rauf. E qui devo aprire una parentesi per chiedere scusa a Roberto Fossati: è stato il primo a salutarmi e io gli ho detto che ci saremmo rivisti con più calma dopo. Purtroppo, sommerso dagli eventi, ho mancato l’appuntamento. Sorry, Roberto! Fra quelli visti, invece, Tonino Caivano e il suo figliolo. Dico a Mahmoud che gli sto per presentare un centrone che ha dato lavoro a parecchi dentisti, quindi quando gli presento “The Dentist Micidiale”, il Califfo – al quale l’ironia non manca – gli stringe la mano con la destra e si mette la sinistra davanti alla bocca. Risatone di gruppo di noi astanti. Foto con Caivano, foto con Binetti, Bigi, Di Nicola, Berlati. Poi arriva, elegantissimo, Giancarlo Antonelli, che se lo abbraccia e gli ricorda di quando 10 anni fa ha scritto di lui sulla Gazzetta dello Sport. Mentre Rauf tocca e apprezza l’abito chiaro del giornalista veterano, il decano pennella una metafora sotto il cielo stellato di Atri, paragonando il Rauf che smazzava assist ad un consumato croupier di Casinò. Gli traduco la cosa e Mahmoud si inchina davanti alla chioma candida di Giancarlo: rien ne va plus. Poi incrociamo Matteo del Principio, uno che corre l’Iron Man, e Rauf si congratula con lui (e con il suo fisicaccio). Arriva il momento delle foto con Candeloro e Lucio Rasetti e con coach Piero Coen, che gli descrivo come uno dei coach più “cattivi e rigidi” che io conosca, paragonando la sua volontà verticale nel lavoro a quella del Califfo. Piero si schermisce, e nel ringraziarmi trova eccessivo il paragone. Si parlano un po’ in inglese e scattiamo una foto che, rivedendola, mi colpisce soprattutto per la “mano/pala” di Piero sulla spalla di Rauf. E penso al compianto Mario Brega: «Sta mano po esse fero e po esse piuma... oggi è stata piuma». Il Califfo mi chiama da parte che sono passate le 23.30, dicendomi sottovoce che per lui è tempo di tornare alla base rosetana, perché ha ancora jet lag da smaltire e perché domenica mattina ha la sveglia presto per il camp con i suoi bambini e vuole essere puntuale con Ilaria. Che poi da un campione vorremmo sempre questo, no? Salutiamo la compagnia, che avrebbe voluto tirar mattino anche con Mahmoud mangiando e brindando, e andiamo verso la macchina. Sulla strada, un amico che non rivedevo da troppi anni: Federico Riccardi. Ultima foto della serata ad Atri col Califfo.
 
RIFLESSIONI DI MEZZANOTTE – Sulla via del ritorno, il Califfo si dice ancora una volta estasiato dai posti visitati e contento di aver finalmente tempo di godersi un territorio così bello e così pieno di gente sorridente, buona, caritatevole. C’è ancora molto da vedere, troppo, e di sicuro non gli riuscirà di fare tutto. Intanto, programmiamo di tornare ad Atri di giorno (anche per i “little canyon” dei calanchi), poi magari Montepagano, quindi Torre Cerrano, “watchtower” che secoli fa serviva a difendersi dalle invasioni che venivano dal mare. Gli dico che a volte penso che terra e acqua sono le cose che non invecchiano. E che quando facciamo una nuotata dovremmo pensare che quell’acqua è lì da milioni di anni e a tutte le persone che prima di noi l’hanno avuta intorno al corpo. Il Califfo mi guarda e si passa le dita su un braccio, facendomi capire che, a pensarci, gli viene la pelle d’oca. Poi divaghiamo alla grande, mescolando passato e presente, immaginando cosa sarebbero stati Giulio Cesare, Abramo Lincoln e George Washington se avessero potuto usare telefoni, email e social network. L’ultima digressione è su quell’imperatore romano che governava su Roma mediante un sistema di “fuochi comunicanti” dall’isola di Ischia (o era Capri?) e al paragone con i segnali di fumo degli indiani d’America. OK, basta con la galoppata di neuroni, è tempo di riposare.
 
THIS IS ROSETO! – Torniamo a Roseto che è da poco passata la mezzanotte. Ma è un caldo sabato di luglio (anzi, ormai è domenica) ed è pieno dappertutto. Così Mahmoud pensa a un’altra chicca per la sua famiglia: estrae il suo dispositivo e gira un video inquadrando il lungomare, mentre io guido e con la mia macchinina mi improvviso “dolly”. Il Califfo sorride guardando la vita che popola il lungomare e inizia così: «After midnight, this is Roseto!». Lo accompagno a casa, al Residence Bellavista, e poi chiamo Ilaria, che voleva il “missione compiuta” per dormire tranquilla (la comprendo).
 
Grazie, Mahmoud.
 
YOUTUBE
 
MAHMOUD ABDUL-RAUF: FRA NBA E ROSETO.
Il video celebrativo di Daniele Francani dedicato al Califfo.
 
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Giovedì 9 luglio 2015
MAHMOUD ABDUL-RAUF: TUTTO SUL SUO RITORNO DI FEBBRAIO 2015, IN ATTESA DI RIABBRACCIARLO ANCORA.
Un pensiero di Luigi Lamonica e poi 6 articoli, 7 album fotografici e 5 video, per rivivere il ritorno del Califfo dello scorso febbraio. Rauf tornerà a Roseto venerdì 10 luglio 2015, per il suo camp e iniziative benefiche.
 
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