Fa sempre un certo effetto per me giocare contro la Robur Pescara: sono ormai passati più di dieci anni da quando ho iniziato a muovere i primi passi da coach in questo sport, proprio con questa società. All\'epoca i colori delle maglie erano diversi, così come la denominazione sociale (PGS Santo Stefano e non Robur), ma di fatto è la società che mi ha fatto innamorare di questo sport, in maniera del tutto casuale.
In panchina come avversario ritrovo un vecchio amico, non solo di basket: Giacomo, assistito da un mio ex allievo Jacopo, che ho allenato per due anni nell\'Under 16 dell\'epoca ed oggi ritrovo ad insegnare pallacanestro, cosa che ritengo bellissima.
Purtroppo le nostre strade si sono divise, forse troppo presto, ma ogni tanto si rincontrano sul parquet ed anche da avversario mi rendo conto che le cose non sono poi cambiate molto. È infatti rimasta quella bella atmosfera serena, seria e spensierata che contraddistingue il modo di fare basket di un bellissimo gruppo che ha rafforzato la propria amicizia in questa passione.
Ma alla palla a due siamo comunque avversari, rivali per quaranta minuti, in battaglia per lo stesso obiettivo: due punti utili per la scalata alla classifica! E nessuno fa sconti a nessuno.
Il match è equilibratissimo, e la tensione in campo molto alta da entrambe le parti: dal pareggio della prima frazione, al superarsi a vicenda fino al loro allungo finale che li ha portati ad una meritatissima vittoria. Purtroppo la sconfitta fa rabbia un po\' a tutti: non tanto per aver perso, in quanto fa parte del gioco ed è probabile che avvenga quando fai visita ad una delle favorite alla vittoria finale, quanto per il modo in cui è avvenuta.
È infatti tornato a galla il solito problema mentale che ci tormenta: l\'ansia e la paura di perdere a volte prevalgono sul gruppo, e la squadra smette di giocare insieme cercando inutili soluzioni forzate dei singoli che non portano a nulla. La sfida per noi è questa: crescere mentalmente ed essere più forti di noi stessi. D\'altronde, ho scelto fortemente di puntare su un roster composto da tantissimi ragazzi provenienti dal nostro settore giovanile proprio per migliorarli e farli diventare protagonisti. Queste sconfitte devono quindi rappresentare una crescita sia di squadra che dei singoli, al fine di poter fare tesoro degli errori commessi e tornare in campo più forti di prima.
Intanto, posso dire che la bellezza dello sport sta in tanti piccoli gesti. Chi mi conosce sa quanto tengo a quello che faccio, e che non riesco a nascondere l\'amarezza di una sconfitta nel post-partita. Mentre le squadre tornano negli spogliatoi ed il pubblico defluisce, man mano che termino i saluti con amici e tifosi, le luci del palazzetto si spengono ed io sono ancora lì seduto in panchina con la mia ragazza che mi ha raggiunto. Nel buio mi raggiunge anche Giacomo, che si siede accanto a me invitandomi da amico a stare tranquillo e reagire subito: piccoli gesti che rendono onore alla sportività del coach della Robur, che tirano su il morale ma soprattutto ti fanno comprendere il bello di questo sport.
Il basket negli anni mi ha dato la fortuna di poter conoscere persone fantastiche, stringere amicizia e condividere emozioni... Il bello è proprio lì.
Intanto scherzosamente dico che le parole non bastano, il patto pre-partita con Giacomo era "chi perde offre una birra", pertanto aspetto il momento giusto per riscuoterla: magari dopo un turno di campionato in cui entrambe le squadre hanno vinto!
Ad ogni modo, dopo la notte quasi insonne per i pensieri post-gara mi sono risvegliato lasciando tutto alle spalle e non vedendo l\'ora di giocare davanti al nostro pubblico di Spoltore contro Loreto, con la voglia di rialzare subito la testa!
ROSETO.com
Diario di un coach delle minors [Eugenio Sebastiani Croce]
TUTTI GLI ARTICOLI