Un documentario sugli anni del boom economico
L’ITALIA DEL SORPASSO RACCONTATA DA PAOLO MIELI, ALESSANDRO GASSMAN, PAOLO VIRZÌ, SANDRO E GIOVANNI VERONESI...

Su YouTube l’ultimo lavoro dell’aquilana Greta Salve. La nostra intervista.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 26 Aprile 2020 - Ore 13:35

Greta Salve, autrice di documentari e programmi di storia, nativa dell’Aquila, ha da pochi giorni messo in linea su YouTube il suo ultimo lavoro: “L’Italia del Sorpasso”, prodotto da Orizzonti.tv, in cui gli anni del boom e della crescita economica del secondo dopoguerra sono raccontati attraverso il cinema e i suoi protagonisti, con un omaggio nel titolo al capolavoro del 1962 firmato da Dino Risi e interpretato da Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant.

L’idea del documentario, che è parte di un più ampio progetto di prossimo sviluppo, è nata grazie all’amicizia dell’autrice con Alessandro Gassman. Greta Salve ne ha poi parlato con Paolo Mieli – con il quale collabora per la realizzazione di programmi di storia ed economia – ed è così venuto fuori un video di 28 minuti intensi e ricchi delle riflessioni dei già citati Gassman e Mieli, del regista Paolo Virzì, dello scrittore Sandro Veronesi e del regista Giovanni Veronesi, oltre a un intervento di Paolo Grignaschi.

Abbiamo intervistato Greta Salve, per conoscerla meglio e saperne di più del documentario.

Greta Salve, come nasce la sua passione per il cinema?
«Ho iniziato a lavorare nel cinema per gioco, facendo cortometraggi con gli amici. Poi un giorno arrivò in Abruzzo Pierre-William Glenn, direttore della fotografia di François Truffaut: serviva un truccatore per fare una dimostrazione sull’uso delle luci e m’improvvisai. Mi fece molti complimenti e così, piena di speranze e facendo tesoro di quelle parole, mi buttai nel settore come truccatore e con gli effetti speciali fino al primo vero film, dove addirittura mi pagarono: un evento. Il mio primo vero approccio al cinema è stato però con Filippo Timi, un attore straordinario con il quale ho condiviso i primi passi. Poi, il tempo mi ha portato a voler cambiare ruolo, perché per il mio percorso di studi fare il truccatore non mi sembrava la strada giusta, e l’amicizia con Rocco Papaleo, al quale devo molto perché è stato uno dei primi a credere in me, fu decisiva per indurmi a cercare altro. Ma la vera occasione della mia vita è stato l’incontro con Paolo Mieli, il mio vero maestro e colui che mi ha insegnato tutto in ambito professionale. Un uomo con le idee chiare e una delle menti più brillanti del nostro Paese».

Lei, qualche anno fa, ha coniugato la passione per il cinema con quella per la musica con il progetto Orchestra Città Aperta, se ben ricordo...
«Sì. Una delle più belle esperienze della mia vita è stata quella con l’Orchestra Città Aperta, un gruppo di musicisti tra i migliori al mondo messi insieme da Carlo Crivelli, un grandissimo compositore.  L’orchestra aveva la sua sede a Fossa, un paesino in provincia dell’Aquila, in un piccolo teatro chiamato “La Fragolina”, dove sono state registrate importantissime colonne sonore. Crivelli aveva chiamato musicisti dalle più importanti orchestre in circolazione, come la Chamber Orchestra, la Royal Philharmonic Orchestra e la Camerata Salzburg. Alcuni di loro avevano collaborato con i Pink Floyd, Michael Nyman, John Williams, gli Who, Massive Attack.
Ogni volta, che ci si riuniva per le registrazioni, il paese prendeva vita, c’era un fermento culturale di altissimo livello e un’allegria che contagiava tutti. Io mi occupavo dell’organizzazione e ho avuto la fortuna di assistere al restauro delle colonne sonore dei capolavori di Charlie Chaplin, che l’Association Chaplin di Parigi aveva affidato all’Orchestra Città Aperta tramite Timothy Brock. È stato come assistere al restauro della Gioconda di Leonardo. Non solo: Carlo Crivelli con l’orchestra ha registrato colonne sonore indimenticabili, da “Vincere” di Marco Bellocchio e “Un viaggio chiamato amore” di Placido, al  “Il 7 e l’8” di Ficarra e Picone, per citarne solo alcune. Da noi sono passati artisti del calibro del Premio Oscar Nicola Piovani, Sergio Rubini e Carlo Mazzacurati. Purtroppo, il sogno di un polo di registrazione internazionale in Abruzzo si è infranto nel 2009. Col terremoto, molti dei musicisti persero la casa, il teatro diventò, giustamente, un centro di accoglienza per gli abitanti di Fossa e ci fu una diaspora di musicisti. Ma ricordo quei momenti come un’esperienza meravigliosa e di altissimo valore culturale, nel corso della quale ho conosciuto gente dal talento straordinario. Una delle migliori orchestre del mondo».

Lei è aquilana. Quanto il terremoto del 2009 ha inciso sulla sua vita e sul suo lavoro?
«Dopo il terremoto ho dovuto cambiare totalmente la mia vita. Vivevo all’Aquila, ma dovetti lasciare casa, affetti e amici e, dopo un periodo da sfollata in un residence a Tortoreto, sono andata con i miei a vivere a Teramo e ci sono rimasta. È una città accogliente, anche se in pratica ci vivo pochissimo. Il terremoto mi tolse tutto, anche il lavoro e per un breve e sfortunato periodo lavorai nella politica come addetto stampa, ma in un ruolo totalmente privo di stimoli e insignificante: mi servì per capire che era quello che nella vita non avrei mai voluto fare. Devo però ringraziare alcuni amici che conobbi in quelle circostanze e mi aiutarono a ripartire, che sono rimasti nel mio cuore, sia a Teramo sia a Civitella del Tronto: un paese al quale sono legata da un affetto smisurato, enorme, tanto che hanno conferito la cittadinanza onoraria a Paolo Mieli, che appena può li va a trovare».

Dopo il terremoto nel 2009, un’altra emergenza nel 2020: una pandemia mondiale che si chiama Coronavirus Covid-19. Quali le ripercussioni, stavolta?
«Sta incidendo negativamente, come per tutti. Il non potersi spostare e il distanziamento sociale rendono difficile qualunque cosa. Lavoro anch’io da casa. Chiaramente penso a tutti quei lavoratori che in questo momento vivono grosse difficoltà, soprattutto in settori che nella nostra regione sono importanti, come il turismo e la ristorazione. Non posso che augurarmi che l’emergenza finisca a breve».

Come ha avuto l’idea per realizzare il suo documentario?
«L’idea di realizzarlo è nata grazie ad Alessandro Gassmann, un amico che ha capito prima di me le mie inclinazioni, il mio amore per il cinema e la voglia di raccontarlo. Così ne ho parlato a Paolo Mieli e abbiamo deciso di mettere insieme personaggi che col cinema hanno a che fare in modo diretto. Lui, da storico, ha fatto da filo conduttore accompagnandoci in modo magistrale nel racconto degli anni che vanno dal dopoguerra al boom economico. È una produzione low budget, che si è potuta realizzare grazie al sostegno di Orizzonti tv, con la quale io e Mieli abbiamo collaborato in passato. I filmati di repertorio purtroppo sono pochi, perché hanno dei costi alti, ma grazie al lavoro di tutti siamo riusciti a portare a termine il documentario».

È stato difficile avere la partecipazione di ospiti così illustri?
«In realtà è stato facilissimo, perché sono tutti amici che hanno creduto nel progetto e hanno dato piena disponibilità, in via del tutto amichevole e per amore del cinema e della cultura».

Avete sofferto difficoltà logistiche, visto il periodo di emergenza sanitaria, per realizzare “L’Italia del Sorpasso”?
«Non ce ne sono state. La vera difficoltà è stata solo trovare momenti a disposizione dei narratori, tutte persone impegnatissime con film, libri e tante altre attività. Abbiamo girato in tempi diversi, cominciando parecchio tempo fa. Il Covid-19 ha invece inciso moltissimo nella fase di montaggio, realizzato proprio nei giorni dell’emergenza, quindi abbiamo dovuto lavorare a distanza. Inoltre, proprio a causa del virus, ha chiuso l’Istituto Luce – per noi fondamentale – e i filmati presentano ancora il timecode perché non è stato possibile lavorarli. Ma l’Istituto Luce è stato grandioso e ci ha dato lo stesso il permesso per la messa in onda».

Al momento il documentario è su YouTube, ma pensa di portarlo nei festival?
«In realtà questo documentario è un’anteprima e fa parte di un progetto di più ampio, che porteremo sicuramente nei festival. Ma abbiamo deciso di renderlo, per il momento, fruibile a tutti in modo facile. Ci è sembrata la cosa giusta».

Qual è il messaggio che vorrebbe il suo documentario lasciasse in chi lo vedrà?
«Il cinema ha percepito in anticipo il cambiamento che era in atto negli Anni ‘50 ancor prima che gli italiani stessi se ne accorgessero. E spesso, mentre i giornali e la televisione sono catastrofisti, guardando i film scopriamo che le cose sono meno peggiori di come ce le raccontano».

Un messaggio perfetto, se aggiornato e parlando dell’emergenza sanitaria, in vista della Fase 2...
«Così come l’Italia è uscita dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, si uscirà dall’odierna emergenza, perché l’idea che nella nostra vita dovremmo conoscere sempre nuove occasioni di ricchezza e svago, si è depositata fra il 1957 e il 1963 e non è mai più uscita dall’animo degli italiani».

Per concludere: qual è il suo pensiero, pensando al futuro?
«Il mio pensiero finale è rivolto soprattutto ai ragazzi giovanissimi, che hanno perso un anno di scuola che nessuno gli restituirà. A loro vorrei dire: leggete i libri e i giornali, studiate anche da soli, guardate i film che vi piacciono, siate curiosi. A volte basta un rigo di un libro o una frase di un film per accendere una lampadina e aver voglia di conoscere le cose. Scrivete, inventate storie, divertitevi a rappresentarle e fatelo con ogni materia. Da qualunque sciocchezza può nascere un opportunità. Per me è stato così, può essere così per molti di voi. Ma i ragazzi di oggi sono intelligentissimi e pieni di risorse, hanno mezzi che noi ci sognavamo e sanno usarli bene, sono sicura che grazie a loro il mondo sarà migliore di quello che gli ha lasciato la nostra generazione».

Video
L’ITALIA DEL SORPASSO
https://www.youtube.com/watch?v=kSjCE0a7nUI







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