Gli eroi son tutti giovani e belli. Anche quando muoiono.
Il Roseto muore all’ultimo assalto, scagliando la tripla/stampella per vincere, come fosse Enrico Toti contro gli austriaci sul fronte dell’Isonzo, cadendo a Monfalcone il 6 agosto 1916.
Roseto come Toti, bersagliere irregolare perché non arruolabile in quanto privo di una gamba persa facendo il ferroviere.
Roseto irregolare, perché ripescato al posto del Fabriano bloccato dal Covid-19, perché non giocava dallo scorso 7 marzo (derby vinto contro Teramo), perché rimasto quasi 20 giorni in isolamento fiduciario a causa del Covid-19, perché arrivato a Rimini con 3 allenamenti nelle gambe, perché privo del regista titolare Edoardo Di Emidio, perché privo del veterano Antonello Ruggiero, che dopo 14 (quattordici!) secondi di partita è uscito per una fortissima contusione a una gamba.
Eppure il Roseto bersagliere c’è. Coach Trullo disegna il giusto piano partita e dove non arriva la ragione ci pensano i quarti di nobiltà cestistica di Amoroso e Lucarelli, lo spirito marinaio che irride la tempesta di Serafini e la faccia giusta dei giovani Sebastianelli, Cocciaretto e Pedicone.
Piacenza, che finora ha perso 2 partite in tutto il campionato fra prima e seconda fase, ha una rotazione chilometrica, ma i rosetani non arretrano di un millimetro e concludono il primo quarto sul 16-16. Seconda frazione accusando la fisicità piacentina e 14-21, andando a bere il the del riposo sul 30-37.
Terza frazione ancora stringendo i denti e difendendo la trincea con la zona, per il 16-16 che porta al 46-53 del 30° minuto.
Poi l’ultimo quarto, alla baionetta. L’assalto, stampella compresa. Lucarelli – che non giocava da oltre 40 giorni – fa cantare la mitraglia e Roseto sorpassa e arriva sul +4 a 6 minuti dalla fine: 59-55.
Lacrime di gioia cestistica rosetana a Rimini.
Ma Piacenza ha carne da cannone, così prima recupera e poi controsorpassa. A 3 minuti dalla fine la tripla di Vico dice 61-63.
Amoroso sbaglia un paio di buoni tiri, devastato dalla fatica, Nikolic a 2:30 dalla fine sfonda in attacco invece di servire Lucarelli sul 62-63. Tutto sembra perduto quando Perin allunga dalla lunetta per il 61-64 a 2:15 e Pastore sbaglia un battuto a terra per Amoroso, ma De Zardo commette passi e Amoroso ha ancora in mano il pallone del pareggio a 1:20, ma il ferro dice ancora no.
Planezio infila la tripla del 61-67 a 1 minuto dalla fine. Ormai il cannone ha fatto saltare il nido di mitragliatrici rosetane, anche perché Pastore sbaglia la tripla e restano 33 secondi da giocare.
Invece dalla trincea esce la stampella che si scaglia contro gli avversari: Lucarelli subisce fallo da Planezio su tiro da 3 e dalla lunetta fa 2/3 (64-67 a 28 secondi).
Perin subisce il 5° fallo di Pastore e fa 1/2: 63-68 a 24 dalla sirena.
Amoroso lancia l’ultima granata: bomba del 66-68 a 15 dalla fine. Forse Piacenza perde palla sulla rimessa o rischia di commettere fallo, ma è invece ancora Perin a subire e dalla lunetta stavolta non trema: 2/2 e 66-70.
Con l’ultimo suo grido d’animale, Roseto è nella tripla di Sebastianelli da 8 metri e passa: 69-70 a una manciata di secondi.
Rimessa Piacenza e fallo su Udom a 3 secondi: 1/2 e 69-71.
Rimessa Roseto e palla/stampella a Lucarelli/Toti, che la scaglia dalla sua metà campo e sembra quasi buona a far saltare la casamatta piacentina. Invece il ferro dice no.
Lo raccolsero che ancora respirava...
Diamo la Medaglia d’Oro al valor cestistico al Roseto morto in Coppa Italia con l’onore delle armi, che a Pasqua risorgerà per affrontare il Campionato.