Serie B1 – Pallacanestro Roseto
DOPO LA SBORNIA, I FICHI SECCHI?

Le voci che girano, fra gestione delle uscite e trattative delle entrate, fanno pensare a una stagione al risparmio. Staremo a vedere. Intanto, Antonio ‘Lů Boja’ benedice coach Franco Gramenzi.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedě, 22 Giugno 2023 - Ore 20:30

«Oh coach, mi sà che mi fì arvinì a lù palazzètte. M’arcummanne!».

Così Antonio “Lù Bòja”, storico capo tifoso dei tempi epici, dopo aver salutato coach Franco Gramenzi sul lungomare.

Il nuovo tecnico del Roseto gli ha stretto la mano, dandogli del lei, e Antonio ha rincarato la dose di incoraggiamento e simpatia, nonostante i natali teramani di Franco: intanto non gli ha fatto rotolare il capo (e parlando de Lù Bòja...), poi gli ha assestato una vigorosa pacca sulla spalla, figlia di tanti ritorni all’alba dopo essere uscito in mare in piena notte, dandogli coraggio e dicendogli che – secondo una sua impressione – ci potrebbe essere un riavvicinamento della tifoseria più verace, che Franco conosce bene per averla vista nel suo massimo splendore: lo storico derby di A1 della stagione 2003/2004 (esattamente 20 anni fa, vedi i corsi e ricorsi storici), quando Franco Gramenzi e Mario Boni (presente e passato glorioso del Roseto) erano insieme a Teramo.

Io, che avevo appena incontrato Franco sulla ciclabile (dovevo andare a filmare l’inaugurazione della Roseto Summer League), ho smazzato un assist ad Antonio, chiedendogli di dire a Franco una cosa “NBA” del 2011. Lù Bòja, brillantissimo come sempre, ha aperto il libro dei ricordi, facendo immergere Gramenzi in un playoff fra Philadeplhia Sixers e Dallas Mavericks, con Antonio in trasferta negli Stati Uniti, a far visita al fratello che lì è un imprenditore edile e che è pure abbonato ai Sixers. Ma tutta la storia potete leggerla in calce, perché ne scrissi su Eidos news nel 2011. È divertente, vale la pena.

Salutato Antonio, ecco Nando Francani. Franco e il suo vice hanno atteso Marco Verrigni per una pizza di lavoro serale. E sta a posto così. Io me ne sono andato a fare il mio lavoro.

Mi ha fatto piacere assistere all’attestazione di stima di Antonio verso Franco. Credo sia un bel segno per una stagione – la prossima – che immagino niente affatto semplice per il sodalizio rosetano che giocherà la B1, non essendo interessato all’acquisizione del titolo di A2 della Stella Azzurra. Peccato.

La Real Rieti, sconfitta agli spareggi di B, dovrebbe essere ai dettagli per l’acquisizione del titolo di A2 di Mantova, mentre il Consorzio Le Quote prosegue con la sua idea: comprato sì il titolo di B2 di Lecco, visto che il Roseto Sharks vendette il suo di A2 – senza interpellare i rosetani – alla Stella Azzurra Roma, adesso è ora di ottenere una vittoria sul campo.

Già: una vittoria. Facile a dirsi, ma a farsì? Io – che non ho soldi ma che avrei comprato, avendoli, uno dei titoli che si muovono in questi giorni – penso che non sarà affatto facile, anche e soprattutto per quanto sto sentendo collegato alla Pallacanestro Roseto.

Purtroppo, come già scritto, non posso mettere in imbarazzo né Franco né Marco – amici da oltre 20 anni – e quindi mi cerco le notizie da me, pur conscio della situazione sui generis (ma io devo lavorare!).

Ricordo che una volta Massimo Cosmelli – Italia Basket Hall of Fame e Direttore Sportivo del Roseto “europeo” di A1 2002/2003, con partecipazione alla Uleb Cup – mi disse che erano finiti i tempi in cui dalla società mi arrivavano gli spifferi (figurarsi, Martinelli non mi ha mai detto nulla) e che non avrei potuto più fare i miei articoli (non sprecherei la parola “scoop”, che manco mi piace) sui nuovi giocatori.

Risposi con un sorriso al gentiluomo Cosmelli, dicendo che il giorno dopo gli avrei scritto di  qualche suo acquisto e – se ben ricordo – il giorno dopo scrissi di Moltedo, Sartori e qualche altro, facendolo un po’ arrabbiare, ma dicendogli che non avrebbe dovuto incazzarsi con nessuno della società, perché erano ormai 4 anni che stavo dietro al basket e sapevo come muovermi per fare il mio lavoro.

Bei tempi: 4 anni. Mo’ sono 25!

Ma torniamo al mio lavoro di odierno di reperimento notizie sul costituendo Pallacanestro Roseto 2023/2024.

Intanto, mi sono scompisciato dalle risate (amarissime, peraltro), quando ho sentito che un giocatore chiamato Georges Tamani – classe 2002 – dovrebbe vantare un contratto o un accordo fin dalla scorsa stagione con il Roseto. Per cui quando al DS Verrigni, alle “FINAU” di Ferrara, un agente pare gli abbia chiesto: “Quindi con Tamani che facciamo?”. Lui abbia candidamente risposto, alla maniera di Enzo Siciliano Presidente della Rai con Michele Santoro: “Tamani chi?”. Non ho il coraggio di chiedere a Marco se la cosa sia vera. Ma è certo che il giocatore – che è passato per Pozzuoli lo scorso campionato, per poi chiudere con i Tigers di Cesena Cervia – avesse detto in giro di questo accordo con il Roseto.

Cosa voglio dire con questo?

Che lo scorso campionato è stato davvero una stagione da “spendi e spandi”. E che – sempre da quanto sento in giro fra procuratori e uomini di basket – quest’anno, con la scusa che “tanto c’è Gramenzi” (che però mi risulta non giochi), il budget risulterà pesantemente ridimensionato.

Ovviamente, se sono sciocchezze lo vedremo nel giro di poche settimane, ma sarebbe paradossale tornate al modus operandi avuto nella prima stagione con Tony Trullo coach, che forse non salì in Serie A2 perché si giocò la bella a Nardò con una rotazione a “5 e mezzo” e la società non volle prendere un rinforzo (Roseto giocò tutto il campionato con un senior in meno, mentre la successiva ne prese uno in più per la Finale di Coppa Italia e i Playoff).

Dopo la stagione 2020/2021 – quella del Covid-19, per cui è comprensibile il timore dell’epoca del Consorzio Le Quote – con una attenzione verso ogni spesa, sono arrivate due stagioni di “vacche grasse”. I budget complessivi parlano di circa 400mila euro nella prima stagione, 600 mila nella seconda e 800mila in quella appena terminata (forse pure 850mila). Parliamo di costo complessivo della gestione, non del monte rimborsi della squadra. Che comunque lo scorso campionato pare sia stato di circa 500mila euro, con un rateo di circa 50mila euro mensili, contro i circa 45mila mensili del Chieti (retrocesso dalla A2 alla cadetteria). Sempre cifre non ufficiali, ma vicine e compatibili con ciò che si dice circa i singoli contratti.

Inutile girarci intorno: lo scorso anno non si badò a spese. “Il nostro direttore sportivo ha ingaggiato i giocatori scelti dal nostro coach”, precisò Fabio Brocco, numero uno del Consorzio, alla trasmissione televisiva “Super Basket”, dando precisamente le responsabilità secondo lui (e infatti coach Quaglia fu sollevato dall’incarico poche ore dopo), ma pure scoprendo il fianco dell’operato del DS Alessio Di Francesco, che mai e poi mai può essere quello dell’ufficiale pagatore dei desiderata del coach.

Come che sia, la stagione 2022/2023 contrattualmente è stata “uno sportivo bagno di sangue”, se è vero che giocatori forti come Santiangeli hanno percepito oltre 50mila euro (cifra davvero alta) e che molti contratti sono stati concepiti con uscite onerose e di importo sensibile.

Questo potrebbe significare che il Roseto firmerà il primo giocatore 2023/2024 che farà di cognome “Transazioni”. E cioè un giocatore inesistente, che però magari sarà costato i primi 50mila euro: il costo delle tante uscite da contratti complicati quanto a importo e clausole.

Ecco quindi la mia paura di giornalista, ma pure di tifoso rosetano: non è che lo scorso anno – quando abbiamo cacciato i super soldi, per restare uccellati – lascerà scorie per cui il nuovo allenatore e il nuovo direttore sportivo saranno costretti a fare le nozze coi fichi secchi?

Io non penso che Franco Gramenzi – dopo 10 anni di A2 e con 10 campionati vinti alle spalle – possa aver accettato di venire a Roseto con una riduzione corposa del budget rispetto allo scorso anno. Perché anche se lo avessero accontentato quanto a sue richieste personali, c’è poi una carriera da difendere, per il coach che negli scorsi anni ho soprannominato “l’Ettore Messina della B1”.

Io non penso, ma poi sento di alcune trattative in piedi e deduco che il budget sarà davvero sensibilmente tagliato rispetto allo scorso anno. Provo a spiegare perché.

OK, Alberto Conti – swingman classe 1998, in uscita da Mestre – è un buon giocatore della cadetteria (fa bottino in attacco, ma pure lui potrebbe essere a rischio contemplazione in difesa... e questo con Gramenzi diventa un problema).

OK, Lorenzo Calbini – figlio d’arte classe 2002 di Paolo – è un buon prospetto, ma viene da una retrocessione con la Tasp Teramo e sembra che coach Gramenzi abbia per lui in mente una evoluzione da play (anche qui, basterà aspettare per vedere se sono bufale o notizie vere). Ma non è un top player.

OK, l’ucraino classe 1994 di 210 cm Dimitri Klyuchnyk – già visto a Roseto da avversario nei primi due campionati – è competitivo, ma anche qui non parliamo di un top player della categoria.

E Georgers Tamani? Poi giocherà con Roseto?

Insomma: non è che “ci sta poca moneta assai?”. Che va bene pure, basta dirlo... magari esce pure una squadra di “sportivissimi tagliagole”, che stupirà i tifosi rosetani e sarà più amata di tanti purosangue inadatti a correre sulle piste clandestine (dove ci vuole, è risaputo, il mezzosangue).

E i vecchi?

Congedato Aleksa Nikolic, sembra che l’intenzione di direttore sportivo coach sia quella di fare una sorta di piazza pulita, visto che il biennale di Zampogna dovrebbe essere negoziato in uscita e che le opzioni a uscire che riguardano Dincic, Santiangeli e Morici dovrebbero essere percorse.

Al momento, sempre stando a “radio mercato”, sembra che solo l’acerbo lungo Seck abbia una possibilità di restare (e anche qui parliamo di un comprimario, che speriamo possa fare il salto di qualità sotto la guida gramenziana). Di altri, al momento, non circolano nomi.

Insomma: mercato in sordina agli inizi, perché l’esperienza di Gramenzi e la nuova attitudine di “bòja” di Verrigni (inteso come tagliatore di costi), porteranno a un colpo di reni a fine mercato? Oppure una stagione dichiaratamente al risparmio? Vedremo gli ingaggi e ragioneremo quando – al solito – i contatti diventeranno contratti.

E però – lo ripeterò fino alla noia – personalmente mi dispiacciono due cose: la mancata acquisizione di un titolo di A2 (OK, è l’ultima volta che lo scrivo e non romperò più le scatole) e le “spese pazze” della scorsa stagione se rischiano di zavorrare il mercato odierno.

Ovviamente, che siano “spese pazze” è solo la mia opinione. Ma credo di poterlo affermare, se è vero che solo il nostro settore di preparazione fisica pare sia costato lo scorso campionato 30mila euro, fra i 22mila del titolare della posizione e gli 8mila del suo assistente (un mio conoscente, in Serie A, lavora per 22mila). Decisamente troppo per la cadetteria. Come credo che sia costato decisamente troppo tutto il settore dirigenziale, compreso quello comunicazione etc..

Vabbè. Vi lascio con il racconto di Antonio Lù Bòja in NBA.

Pubblicato su EIDOS News ad Aprile 2011.
NBA? NATIONAL BOJA ASSOCIATION!
Antonio Di Pasquale, tifosissimo rosetano, in trasferta NBA a Philadelphia.

La NBA (National Basketball Association) fu fondata nel 1946 a New York. Il Roseto Basket Lido delle Rose fu affiliato alla FIP (Federazione Italiana Pallacanestro) nel 1946. E fin qui ci siamo. I numeri non quadrano a caso, come dimostra il tifosissimo rosetano Antonio Di Pasquale, classe 1948, meglio noto con il soprannome di famiglia di “Lù Boja”. Molti attribuiscono il nomignolo alla sua presunta ferocia, ma la storia è un’altra e ce la racconta lo stesso Antonio: “Mio nonno, Valentino, si trovata in mare con la sua barca a vela quando arrivò una tempesta. Altri pescatori rientrarono, mentre lui puntò la prua al largo, andando incontro alla burrasca e suscitando la sorpresa di molti, i quali commentarono che il nonno – piccolino fisicamente – aveva un coraggio fuori dal comune, coniando il soprannome Lù Boja”. Chiarita la questione (il buon Enzo Corini, fine conoscitore di cose rosetane, ha un’altra spiegazione, legata al saluto inglese “hello boy”) con il diretto interessato, parliamo di basket. Antonio è da sempre un fedelissimo del Roseto Basket e nel vecchio palasport c’era persino un cartellone, sottratto alla pubblicità e ai ricavi, nel quale campeggiava la scritta “Riservato Antonio Lù Boja” in corrispondenza del suo posto. Il PalaMaggetti lo vede da sempre tifoso attento e appassionato, ma da febbraio 2011 Lù Boja ha allargato i suoi orizzonti cestistici, andando a vedersi la gara di NBA fra i padroni di casa del Philadelphia e gli ospiti di Dallas. La gara, finita con la vittoria degli ospiti, ha visto il Nostro seduto al Wells Fargo Center della città statunitense, in compagnia del fratello Mario – classe 1941 – e del nipote quarantenne Giuseppe, che vivono negli USA da molti anni. Antonio, ospite dei parenti durante una visita oltreoceano, non ha voluto quindi perdersi lo spettacolo della lega di basket più famosa del mondo, dopo aver abbracciato i tanti rosetani che compongono la numerosa colonia di Philadelphia. Antonio si è divertito, anche se seguire il suo Roseto ha tutto un altro sapore, essendoci di mezzo il cuore e la passione. La rosetanità de Lù Boja non si è fatta però attendere neanche a Philadelphia, visto che – tifando la squadra di casa insieme a fratello e nipote – Antonio non ha esitato a mandare all’altro paese (nel senso di rimandarlo a Dallas) il tedescone Dirk Nowitzki. Uno steward lo ha prontamente richiamato alla calma, visto che in NBA il basket è soprattutto spettacolo. Ma Antonio era già in “clima NBA”… intesa però come National Boja Association!







Stampato il 02-26-2026 04:54:54 su www.roseto.com