Ieri, leggendo un articolo sul web relativo a una polemica legata a una nomina politica, mi è cascato l’occhio su uno dei nominati (non quello che ha scatenato la polemica): Michele Martinelli.
Per tutti i rosetani – e non solo – quel nome e quel cognome significano qualcosa nel basket. Solo che l’articolo trattava del rinnovo del Consiglio di amministrazione dei Musei archeologici nazionali di Chieti – Direzione regionale Musei nazionali Abruzzo!
Ho pensato a un’omonimia. E però poi mi sono ricordato di qualche serata in cui “Miguelon”, a margine delle sue indimenticabili ospitate nelle trasmissioni in cui ero coinvolto a tema basket (un Caravaggio in mezzo ai quadri del giovane Hitler, per restare in tema di arte e cultura), amava parlare di arte. Soprattutto contemporanea.
Vabbè, decido di controllare e vado sul decreto di nomina, sito del Ministero della Cultura. Apro il file PDF, ma ci sono soltanto nome e cognome, niente data di nascita, niente curriculum o altro. Dunque, impossibile stabilire l’omonimia.
E allora non resta che disturbare direttamente Michele Martinelli, che non sentivo da almeno tre anni. Il numero telefonico è lo stesso e Michele, dopo un primo contatto a vuoto causa riunione, mi richiama confermandomi che si tratta di lui in persona e, per quanto ironicamente schermendosi, sottolineando che è l’unico dei nominati ad aver scomodato ben due ministri.
Infatti, il testo recita così:
Il nuovo Consiglio di amministrazione è composto dal direttore pro tempore dei Musei archeologici nazionali di Chieti – Direzione regionale Musei nazionali Abruzzo, che lo presiede, e dai seguenti componenti: Laura D’Ambrosio, designata dal Ministro della cultura; Giorgio Fraccastoro, designato dal Ministro della cultura; Michele Martinelli, designato dal Ministro della cultura d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze; Marco Giglio, designato dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici.
Hai capito, Miguelon! Giancarlo Giorgetti e Alessandro Giuli, insieme, per la sua nomina quinquennale a partire dalla data del decreto: 16 gennaio 2026.
Così ci siamo ricordati di quelle conversazioni sull’arte, Michele mi ha nominato Schifano e altri artisti a lui cari e parlato della sua nuova passione: cani e gatti.
Giusto un passaggio sulle attuali difficili condizioni del basket rosetano, ma nulla di più: Martinelli è uscito dal 28x15 da oltre un lustro, vendendo l’ultimo titolo preso in C2 e portato in B2, a Roma, all’attuale Avellino di A2.
Io gli ho detto che – in questi anni in cui non ci siamo sentiti – sto facendo pressione sulla politica affinché si apra a Roseto degli Abruzzi l’Università del Basket – ideata mezzo secolo fa da Aldo Anastasi – e il Museo del Basket, caldeggiato invece dal comune amico Iwan Bisson.
Mi sono detto un po’ preoccupato dai tempi della politica, al che l’ineffabile “Miguelon” ha chiosato beffardo: “Lunga vita!”.
Che dire? Complimenti a Michele per questo incarico... e speriamo di vederlo a Roseto per un sopralluogo sul Museo del Basket tanto voluto dal suo amico Iwan Bisson, che proprio “Miguelon” volle a Roseto, al suo fianco, per lavorare nella società di basket di A1, ormai un quarto di secolo fa.
E per chi non conoscesse Michele Martinelli, ecco la pagina a lui dedicata in un mio libro del 2014.
Luca Maggitti
il CUORE del ROSETO
Tifosi e giocatori che hanno fatto grande la squadra di basket del Lido delle Rose
Michele Martinelli
“MIGUELON”: L’IMMAGINAZIONE AL POTERE.
Michele Martinelli arrivò a Roseto degli Abruzzi nella stagione 1997/1998, chiamato dal compianto Giovanni Giunco per il tramite di Maurizio Cicconi. “Miguelon”, quando con la sua L’Aquila incontrò il Roseto in B2, la stagione precedente, si innamorò del suo pubblico. Giunco, che cercava un uomo in grado di dare vigore alla piazza, formò con lui una formidabile aquila a due teste che durò (e fu già un miracolo) una sola stagione, in cui il Roseto vinse Coppa Italia e B1. Poi i due si separarono, non senza frizioni, e Martinelli portò avanti il basket rosetano. Ebbe il merito di gestire le cose con intelligenza e sagacia, firmando subito un triennale con la più dinamica azienda del territorio (Cordivari) e strutturando una società fatta di pochissime persone fidate, come il più caro di tutti: il compianto Nicola Mariani. Martinelli seppe portare a Roseto grandi campioni a poco prezzo, rispolverandoli e dando loro nuove chance di carriera. In rapporto ai tanti bei nomi azzeccati (Busca, Pieri, Dell’Agnello, Griffin, Moretti, Boni, Gilmore, Sims, Attruia, Lockhart, Guarasci, Sesay, Woodward, Nikagbatse, coach Spahjia, Mahmoud Abdul-Rauf, coach Caja), poche furono le delusioni (Morandotti, Beck, Shamseed-Deen, Hooks, Bosnjak, Armstrong, Diamantopoulos). Il lavoro di Martinelli è sotto gli occhi di tutti e certificato dagli almanacchi. Nel 1997/1998, con Giovanni Giunco, vinse B1 e Coppa Italia. La stagione successiva si salvò in A2 da matricola e giocò un turno di playoff. Nel 1999/2000 vinse la A2 con Melillo in panchina senza passare per i playoff. La stagione successiva, la prima storica in Serie A1, guadagnò al primo tentativo i Playoff Scudetto e giocò la Final Eight di Coppa Italia, creando il pandemonio in Lega e FIP con la “sentenza Sheppard” (che “il potere” gli fece pagare chiudendo il palasport rosetano e confinando la squadra a Chieti). Nella stagione 2001/2002, con coach Bruno Impaloni centrò la qualificazione ai Playoff Scudetto. Poi Martinelli cedette il Roseto a Enzo Amadio, che con la sua gestione consentì alla squadra di guadagnare i playoff Scudetto, giocare la Uleb Cup arrivando agli ottavi di finale, arrivare in semifinale di Coppa Italia. Martinelli e gli amici di sempre (Alcini, Cimorosi, Malvone, Di Marco e Norante) rientrarono in corsa nel novembre 2003, rilevando il Roseto dal presidente-traghettatore Fossataro (che si sacrificò occupando il posto lasciato vuoto da Tulli) e guadagnando la salvezza. La stagione 2004/2005 fu quella del “Roseto più forte di sempre”, con Spahija, Abdul-Rauf, Sesay, Woodward e tanti altri campioni, giocando i Playoff Scudetto contro la Fortitudo Bologna. La stagione 2005/2006 fu quella della salvezza del Roseto operaio di coach Caja. L’attuale Roseto si deve sempre a Michele Martinelli, che insieme a Daniele Cimorosi e altri un pomeriggio del 2009 fondò i “nuovi” Sharks e li iscrisse in C2, costruendo una squadra che dominò il torneo. Quella squadra è oggi in A2 Silver, dopo un campionato di C2 vinto e 2 ripescaggi derivanti da secondi posti.
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