Il 2 gennaio 2026 negli Stati Uniti d’America, Donald Trump ha dato l’ordine di arrestare Nicolas Maduro, mediante una operazione delle forze speciali statunitensi, che sono piombate su Caracas, probabilmente utilizzando armi di ultima generazione in grado di mandare in tilt i sistemi di difesa del Venezuela.
Nicolas Maduro è accusato di crimini dal governo USA, che ha agito senza nessuna legittimazione a livello di diritto internazionale, replicando l’esfiltrazione di Manuel Noriega da Panama del 3 gennaio 1990. In quel caso però ci fu l’invasione dello stato centroamericano, da parte dell’Amministrazione di Bush padre.
Per entrambi i politici c’è l’accusa di traffico di droga e associazione a delinquere.
La solfa è sempre la stessa, ancor di più nel continente americano (come da Dottrina Monroe): se sei un amico degli USA va bene, altrimenti ti si bevono. Anche il giorno dopo che hai cessato di essere loro amico (vedi Noriega).
Tutto gira intorno a un aforisma celeberrimo di Henry Kissinger: “Essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici può essere fatale”.
Ma torniamo al Venezuela e a ciò che è accaduto.
In questi giorni di gennaio, mi sono chiesto come sarebbe stato se Trump fosse venuto ad esfiltrare Giorgia Meloni (metà Italia si sarebbe ribellata, l’altra metà avrebbe gioito... perché noi siamo sempre il popolo che ha iniziato due Guerre Mondiali da una parte chiudendole dalla parte opposta, voltagabbana levantini che non siamo altro), poggiando sullo stesso requisito di legittimazione internazionale che è il suo ormai celebre “Mi basta la mia morale, non ho bisogno di leggi”.
Poi ho pensato al centinaio di morti provocati dall’attacco statunitense (che non ha registrato vittime nelle forse speciali nordamericane, così almeno dicono) e ai palazzi distrutti dai missili lanciati dagli elicotteri da combattimento. Infine, ho visto le immagini dei funerali a Cuba dei 32 militari isolani che componevano la guardia personale di Maduro uccidi nel raid.
Come sempre faccio, quando sono messo di fronte al sopruso e al male nelle sue molteplici forme (da chi vuole investirti sulla pista ciclabile se non lo fai passare, fino all’invasione di uno stato sovrano), penso: e se fosse accaduto a me o a una persona a me cara? Come reagirei?
Perciò sono sempre più convinto che si debba lavorare tutti per un rilancio in grande stile del diritto internazionale e dei luoghi in cui esso viene amministrato.
Bisogna ripartire dalla selezione della classe politica, che certamente va riqualificata, che per la sua miglior parte dovrebbe essere “innamorata” della politica estera – oltre che competente – studiando e migliorando le condizioni di questo pianeta ormai allo sbando.
Libero Grassi, coraggioso imprenditore che si rifiutò di pagare il pizzo e venne assassinato dalla mafia a Palermo nel 1991, parlava del bisogno di “qualità del consenso”, perché a una cattiva raccolta di voti, corrispondono cattive leggi e una cattiva democrazia. Insomma: siamo tutti coinvolti e a tutti noi si chiede un miglioramento, sempre più difficile viste le condizioni in cui è gettata gran parte dell’umanità.
In caso contrario, ed è sotto gli occhi di tutti, l’unico diritto internazionale che funziona sarà sempre quello di chi ha il cannone più potente o l’atomica più impressionante e perciò tutto sarà consentito: Russia che invade Ucraina, USA che invadono Venezuela per prendersi il presidente in carica, Israele che invade territori palestinesi per ripulirli dai terroristi cancellando però una popolazione (con la stella logica, sempre portando il discorso in casa nostra, sarebbe come radere al suolo la Sicilia perché lì è nata la mafia).
I problemi sono di evidenza planetaria e difficilissimi, ma bisogna ricominciare dalle basi. Non è possibile che al posto della polizia si schieri l’esercito (pensiamo all’ICE e ai suoi metodi) e cioè non è possibile che al posto di forze dell’ordine addestrate a gestire popolazione civile in tempi di pace si inseriscano in contesti di pace squadracce che con metodi da Gestapo fanno piazza pulita senza badare a chi è colpevole e a chi invece non c’entra nulla. Perché l’esercito è un rullo compressore e quello fa di mestiere. L’errore è di chi lo manda a fare le veci della polizia. Il nodo, al solito, è nel modo.
Vale a Minneapolis come a Roma, dove lo schieramento di blindati nati per destreggiarsi in campi di battaglia stride fortemente con una città turistica e culla della civiltà, quando parcheggiati nei pressi della Stazione Termini per prevenire la delinquenza. Meglio più polizia, piuttosto che militarizzare un paese in pace e meglio persino più soldati (ma addestrati al rapporto con la popolazione) piuttosto che impaurire la gente con blindati che, peraltro, a nulla servono in contesti urbani, salvo far crescere l’ansia.
E torniamo ancora al Venezuela, perno della riflessione: come scorre la vita, in questi giorni, nello stato che dopo l’arresto da parte di un stato estero ha eletto un altro presidente?
Ho alcuni amici in quel paese e mi sono fatto inviare alcuni video di zone centrali di Caracas, per vedere che alcuni posti sono più curati della maggior parte dei giardini pubblici di Roseto degli Abruzzi e che la vita scorre ordinata.
La vita. Il nostro unico bene. La vita umana, animale e naturale. Dobbiamo ricominciare dal rispetto dei popoli, dalla loro autodeterminazione e dal rispetto assoluto del diritto internazionale, altrimenti la giungla aumenterà e sarà la distruzione totale, anche nella nostra vecchia Europa.
Bisogna tendere alla democrazia e al rispetto del diritto internazionale, altrimenti l’unica via di salvezza per le persone è essere amico del boss di turno, in puro e perfetto stile mafioso.
Un esempio, facile facile: Maduro è accusato di traffico di droga e viene esfiltrato dal proprio paese dall’Amministrazione Trump.
Donald Trump ha come Segretario di Stato (braccio destro) Marco Rubio, il cui cognato, Orlando Cicilia, era uno dei più importanti narcotrafficanti di Miami negli Anni 80. Sia chiaro, a quei tempi il futuro senatore della Florida aveva 16 anni, visto che l’Operazione Cobra della DEA avvenne nel 1987, ma stando ai documenti dell’epoca il raid fu effettuato in una abitazione in cui vivevano tutti insieme.
O vogliamo parlare di Juan Orlando Hernández, già presidente dell’Honduras dal 27 gennaio 2014 al 27 gennaio 2022?
Suo fratello Juan Antonio fu riconosciuto colpevole di traffico di droga da un tribunale federale USA il 18 ottobre 2019. Il 7 febbraio 2022 il segretario di Stato americano Antony Blinken inserì il nome di Hernández, che da una decina di giorni non ricopriva più l'incarico di presidente dell'Honduras, all’interno di una lista di funzionari politici corrotti. Il 14 febbraio 2022, la giustizia statunitense ne richiese l’estradizione per reati legati al traffico di droga e alla corruzione (non è andato a prenderselo con gli elicotteri). Il giorno seguente, Hernández fu arrestato dalla polizia honduregna nella sua casa di Tegucigalpa, per poi essere estradato negli Stati Uniti il 21 aprile 2022 e – nel marzo 2024 – condannato dalla giustizia statunitense a 24 anni di detenzione, per reati associativi connessi al traffico di cocaina e possesso di armi da fuoco.
E però, il 2 dicembre 2025, il presidente statunitense Donald Trump ha concesso la grazia ad Hernández. Perché Donald pensa che sia tutta una macchinazione e perché, comunque (ricordate?) egli non ha bisogno di leggi, perché gli basta la sua morale. Perché si sente l’imperatore della Terra.
Qualcuno da oltrefrontiera potrebbe obiettare: parlate voi italiani, che avevate Nicola Cosentino come Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia dei governi Berlusconi, attualmente detenuto per scontare la condanna definitiva a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa?
O, ancora: parlate voi italiani, che avevate Antonio D’Alì come Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno dei governi Berlusconi, attualmente detenuto per scontare la condanna definitiva a 6 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa?
Che poi D’Alì è davvero una figura emblematica: appena caduto in disgrazia definitivamente, le forze dell’ordine hanno arrestato l’ormai defunto Matteo Messina Denaro.
Insomma: questo piccolo pianeta è davvero incasinato e il potere porta corruzione quando si esercita e spesso porta a delinquere per arrivare in condizione di poterlo esercitare. È così dai tempi di Giulio Cesare e prima ancora.
E però dobbiamo davvero e assolutamente lavorare – ripartendo dalla scuola e dalla formazione dei giovani – per rendere questo piccolo pianeta dominato dagli oceani (la piccola “pallina blu”) un posto migliore, in cui ci sia una maggiore perequazione di risorse e opportunità.
Non sarà facile, visto che tutto sembra andare in direzione opposta; e cioè di una dittatura di fatta di un centinaio di persone e aziende, che accumulano ricchezza come tutto il resto degli abitanti del pianeta.
Oggi, l’imperatore di questo piccolo pianeta è un signore coi capelli color arancione, che nella sua carriera ha fatto più casini finanziari e fiscali di un ciclone, tralasciando l’amicizia con il suicida in carcere e pedofilo Jeffrey Epstein e le sue vigliaccate nei confronti delle donne.