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Mario Martorelli, che d’inverno vive nella Capitale e d’estate nel Lido delle Rose, ci da riflettere sul potere e sull’obbedienza cieca degli ingranaggi che finisce per perpetuarlo.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 11 Febbraio 2026 - Ore 22:15
Essere vecchi e pensionati comporta un problema: gli acciacchi fisici. Meglio gli acciacchi, o i cipressi visti da sotto?
C’è chi soffre e si lamenta senza tregua, e chi invece se li tiene e gode di un tempo libero che prima non aveva: per i nipoti, per informarsi, per ascoltare, per capire.
Il vecchio acciaccato riflette sul povero Cristo, privo di ogni potere, che denunciava l’abuso, l’ingiustizia sociale e l’arroganza dei potenti.
E oggi?
Oggi personaggi fino a ieri sconosciuti diventano noti per la loro arroganza esibita e per lo sprezzo verso gli altri. Il cinismo del loro potere politico galoppa a spron battuto, frantumando lo Stato di diritto.
I conflitti armati non hanno colore: li promuovono governi di destra, di centro, di sinistra, da ogni direzione possibile.
Per non far torto a nessuno, bastano pochi esempi: Ungheria, Cecoslovacchia; la repressione in Angola ed Etiopia; i Balcani, l’Ucraina. E il Venezuela? E Gaza? Mi fermo al penultimo, perché l’ultimo è sempre in fieri.
Si ripete da sempre che la guerra degli altri è sporca, mentre la nostra è pulita. La loro è imperialista, la nostra giusta. Un ritornello comodo, utile a dormire sonni tranquilli.
La responsabilità delle guerre viene quasi sempre scaricata su chi impartisce gli ordini. Ma perché si tace su chi pianifica, organizza, assegna compiti operativi e li esegue, diventandone complice? Hitler, criminale folle, è stato davvero l’unico responsabile dell’Olocausto? Ha messo da solo a ferro e fuoco mezzo mondo?
Insistendo su questa narrazione, si assolvono tutti coloro che, obbedendo ciecamente, hanno reso possibile il disastro.
Putin ordina l’aggressione all’Ucraina, certo. Ma senza un apparato complice non sarebbe successo nulla. Trump fissa la linea, detta strategie populiste; senza l’esecuzione sul terreno, resterebbero parole.
Il potere non si perpetua da solo: vive dell’obbedienza cieca dei suoi ingranaggi.
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Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
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