Cultura
LA ROSETO DEL 1946: FRA ELEZIONI, REFERENDUM E VITA QUOTIDIANA.

Imperdibile scritto di Mario Giunco, pubblicato su Koinè, che tratta del Lido delle Rose appena uscito dalla Seconda Guerra Mondiale e con la spiaggia da sminare prima dell’arrivo dei turisti e tante altre curiosità.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 12 Febbraio 2026 - Ore 11:45

Anno memorabile, il 1946. Anche per Roseto. 

Il 31 marzo si vota – dopo ventitré anni – per il Consiglio comunale, con il sistema maggioritario.

Tre le liste presentate: Democrazia Cristiana (capolista Silvio Filippone), Fronte Popolare (capolista Giuseppe D’Emilio) e Indipendenti (capolista Otello Barchiesi). I voti a favore della Democrazia Cristiana sono 2864, al Fronte ne vanno 2436, agli indipendenti 295. 

Il 18 aprile, in un’aula della scuola elementare di via Giannina Milli, stracolma di pubblico, è eletto sindaco il medico Raffaele Paris. 

La  sua prima preoccupazione è la sistemazione della spiaggia, ancora minata, in vista della  stagione estiva. 

Il 2 giugno gli italiani votano per il referendum istituzionale. A Roseto si contano 3.228 voti a favore della Repubblica, 2.704 per la Monarchia, le schede bianche sono 247. 

Si vota inoltre, con il sistema proporzionale, per l’elezione dei rappresentanti nell’Assemblea Costituente. Dodici sono le liste in lizza, alcune dai nomi suggestivi e originali. 

La Democrazia Cristiana ha il maggior numero di voti (1858), seguono Partito Repubblicano Italiano (1216), Partito Socialista Italiano (638), Unione Democratica Nazionale (553), Partito Comunista Italiano (403), Fronte dell’Uomo Qualunque (396), Partito d’Azione (182), Movimento Ricostruzione d’Italia (167), Movimento Unionista Italiano (128), Unione Democratica Indipendenti (40), Partito del Reduce (32), Partito del Contadino (27). 

Intanto a  Montepagano soffiano venti di autonomia, si vuole l’annessione di Santa Lucia, Casal Thaulero e Voltarrosto.  Il “Movimento Unionista” di Giulianova fa proseliti a Cologna.  

Il sindaco Paris non crede che si possa incoraggiare “l’artificiosa creazione di un comune autonomo, destinato a una vita grama e piena di stenti, per retrocedere al rango di paese povero di territorio e di popolazione il comune di Roseto, uno dei più vivi e vitali della provincia”. 

La vicenda si conclude due anni dopo, quando, il 26 maggio 1948, il Consiglio comunale, con sedici voti contro uno, boccia la paventata scissione. 

Federico Centola, proprietario di una fabbrica di giocattoli a Bologna, chiede un’area per delocalizzare la sua industria. Lo stabilimento si aprirà quasi due anni dopo, il 15 marzo 1948. 

Domenico Ponno lottizza un terreno di sua proprietà dietro Villa Anna (l’attuale Villa comunale), permettendo l’apertura completa di via Manzoni. 

Al  “Modernissimo” si proiettano i film di successo:  “Notorius” di Alfred Hitchcock, “I migliori anni della nostra vita” di William Wyler, “Sciuscià” di Vittorio De Sica , “Paisà” di Roberto Rossellini, “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, “Sfida infernale” di John Ford, “Gilda” di Charles Vidor.  

In onore della protagonista, la prorompente Rita Hayworth, la gelateria Magrini inventa una prelibata coppa. 

Il barone Arturo Broussard, amministratore unico dello “Sporting Club Italiano” di Milano, ottiene  la concessione per l’apertura del “Circolo dei forestieri”, offrendo  “attrazioni e giochi vari” alla popolazione. La società avrebbe destinato al Comune il  50% degli utili netti, riservando a enti combattentistici locali l’intero incasso dei trattenimenti danzanti del sabato e della domenica. La Giunta approva con delibera n. 40 dell’8 aprile 1946. 

L’8 giugno,  invece dell’atteso circolo, Broussard  inaugura il “Casinò Municipale”, in un villino sulla Nazionale, adiacente all’albergo Roma, dove, nell’agosto 1943, avevano soggiornato i due attori “celebri e dannati”,  Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Si assume del personale. Sono tuttavia in vigore rigide disposizioni statali per le case da gioco  in località turistiche. Si ricorre alla “furbata” di ripristinare il  “Circolo dei forestieri”, mai aperto. Nella notte fra il 13 e il 14 luglio la polizia irrompe nelle sale e sequestra gettoni e mazzi di carte. Uomini d’affari e dame incipriate, convenuti anche da fuori regione, si danno a fuga precipitosa. Parte una sventagliata di mitra, si odono colpi di pistola. Nessuno viene fermato o interrogato. Del Casinò resta traccia in qualche sbiadito documento e nei ricordi di due testimoni diretti: il “factotum” Nino D’Angelo e Gino Parisciani, che guida la protesta dei neo-disoccupati, sfociata in un infuocato comizio in piazza della Stazione. Senza nulla ottenere.







Stampato il 02-12-2026 15:43:02 su www.roseto.com