Un amico è qualcuno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci.
(Elbert Hubbard)
Un amico al quale sono molto affezionato mi spedisce una foto via WhatsApp con un messaggio vocale: “È la mezza maratona di Roma e quello in foto sono io”. Spara poi un risultato di arrivo degno di un atleta competitivo.
Guardo la foto e sembrerebbe proprio lui: viso arrossato, sguardo stanco, espressione vagamente “persa”, maglietta arancione. Mi ricorda uno di quegli olandesi olezzanti di birra che, uscendo dal pub dopo memorabili bevute, pensano solo a sdraiarsi per terra e poco dopo sono belli che addormentati.
Sono fiero di avere un amico in grado di superare la mezza maratona di Roma e quindi faccio vedere in giro la foto ed, orgogliosamente, dico: “È un mio caro amico”. Arriva un ingegnere, tecnico informatico, guarda la foto e mi gela: “È una foto ricostruita con l’A.I., è una foto fake!”.
Tradotta in vernacolo: “Non è vera”.
Un mio corrispondente americano mi chiede di inviargli una foto di piazza Venezia. Cerco in rete e sono attratto da una persona. Guardo bene. “Ma chi è? Lo conosco!”. È proprio lui, il mio caro amico: seduto a un tavolo del bar di piazza Venezia, quello - per capirci - attaccato alla caserma dei Carabinieri. Gambe accavallate, giornale di livello (Corriere dello Sport), beve un cappuccino pieno di cioccolata e mangia avidamente un maritozzo con panna che gli cola sul bel vestito blu.
E proprio in quel momento arriva la marea dei concorrenti. Lui si alza in piedi per vedere meglio. Applaude.
Dico fra me e me: “Adesso te sputtano!”.
Poi però penso che ha soltanto voluto dare una rappresentazione di sé migliore della realtà.
Quante volte è capitato a ognuno di noi? Lui mi accetta per quel che sono e io debbo fare altrettanto. Voglio troppo bene al mio amico.
Lo chiamo e gli dico: «Sei un grande, sono fiero di te!”.
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Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
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