Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
N’ATTUFATA ALL’AMMAZZATORA DE TESTACCIO / IL PROFESSOR ASDRUBALE SALTAFOSSI

Mario Martorelli, che d’inverno vive nella Capitale e d’estate nel Lido delle Rose, ci racconta di come può evolvere il progetto di una mangiata (a sbafo) nella Capitale. Quarta puntata.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 11 Aprile 2026 - Ore 12:15

Prima che appaiano le mogli di Ascanio e Tiberio, il piantone annuncia al maresciallo: “C’è il prof. Asdrubale Saltafossi”.

“Ah, sì, l’ho chiamato io! Fai aspettare le signore e fai entrare il prof. Saltafossi”.

Entra il prof. Saltafossi, personaggio strano e strambo. Alto, allampanato, con postura curva e instabile, capelli e baffi bianchissimi e arruffati, occhi penetranti ma tipici di chi è immerso nei suoi pensieri, naso camuso, bocca con un chiaro sorriso ironico. Scarpe di gomma senza calzini: una zaffata di vino e “robba forte” si spande nella stanza.

Il maresciallo gli mostra i tre chili di hashish in panetti, sequestrati a casa di Ottaviani Armida, vedova Brigante. 

Il prof. Saltafossi indossa guanti in lattice, annusa, ne frantuma un pezzo e sentenzia: “Non si tratta di hashish, ma di basilico con rosmarino. Sentite l’odore! Comunque, si può fumare”.

Il maresciallo: “Prof. Saltafossi, quindi non è hashish?”

Il prof., sorridendo appena un po’: “Ma quale hashish... vede, maresciallo: con questo si fanno tisane... decongestiona le vie respiratorie, cura la lombosciatalgia, rilassa i muscoli e si può anche fumare”.

Il maresciallo è stupito: “Basilico con rosmarino!? Piantone: chiama l’appuntato Currò Carmelo, quello trasferito qui da Orgosolo. È lui che ha sequestrato i panetti e li ha repertati come hashish”.

Sulpicio, Ascanio e Tiberio intervengono: “Che javevamo detto, marescià, noi nun sapevamo de che parlava e gliavemo dato raggione pe nun falla inquietà!”.

Il maresciallo è sconcertato: “Erbe da fumare... va bene, siete liberi di andare a casa. Ma state in campana, vi tengo d’occhio. Restituite a zia Armida questa erba oggetto del sequestro”.

Ascanio e Tiberio, preoccupati per la presenza delle mogli, chiedono pietosamente al maresciallo un atto di compassione: “Marescià, nun ce le faccia incontrà, sinno so’ guai!”.

Il maresciallo acconsente e dice al piantone: “Fai aspettare le signore e fai uscire questi tre ‘signori’ dal retro della caserma”.

Poi Ascanio chiede agli altri compari: “E mo’ che famo? Quer’ boja der cammeriere cià arrubbato tutti i soldi che avevamo”.

Il solito Sulpicio chiosa: “E che problema c’è?”

(continua...)

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