Serie A2 – Pallacanestro Roseto – Playout
ASPETTANDO GODOT

Ruvo di Puglia pareggia la serie espugnando Pistoia e va alla bella di mercoledì 13 maggio, che giocherà in casa. Roseto ha una settimana regalata dagli dei del basket. Saprà meritarsi l’ennesimo treno per la salvezza, che stavolta è l’ultimo?

Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 10 Maggio 2026 - Ore 21:45

Poco fa, Ruvo di Puglia ha vinto una delle più incredibili partite che io abbia mai visto per 81-88 dopo un tempo supplementare, pareggiando 2-2 il primo turno di playout e riportando la serie in Puglia, dove mercoledì 13 maggio 2026 si giocherà la bella che decreterà la vincente che sarà salva e la perdente che affronterà, forte del fattore campo, la Pallacanestro Roseto.

Nel pensare a come titolare il pezzo – questo – da scrivere, mi è saltato in testa l’irlandese Samuel Beckett. No, non è stato il migliore in campo, anche perché è morto nel 1989, ma ha lo stesso nome di Samuele Miccoli, abruzzese di Chieti, classe 2006, svezzato all’Olimpia Milano e arrivato a Ruvo quando Tommaso Laquintana è andato via per approdare qui da noi, nel Lido delle Rose.

Il ragazzo teatino – uscendo dalla panchina – è stato il miglior realizzatore della sua squadra, giocando con questi numeri: 17 punti, 3 rimbalzi, 3 recuperi, 3 assist e 21 di valutazione in 31 minuti. Secondo me è stato pure l’MVP, dividendo la poltrona con capitan Bernardo Musso, che – pure lui uscendo dalla panchina – ha riaperto la partita con 4 triple (su 6 tentativi) e chiuso con una doppia doppia da 13 punti, 12 assist e 4 rimbalzi, con 24 di valutazione in 26 minuti.

Pistoia, che finora nella serie era stata stoicamente perfetta, visti gli infortuni a ripetizione che hanno riempito l’infermeria come un lazzaretto, aveva praticamente chiuso i conti, visto che al 35° era avanti di 12 punti e al 37° era sul +9 (70-61). E siccome i toscani avevano vinto – per quanto rocambolescamente – Gara 3 per 79-78 con due tiri liberi di Stefanini (1/2) a tempo scaduto, forse troppe emozioni hanno giocato un terribile scherzetto ai padroni di casa, i quali hanno alzato la testa troppo presto, mollando la loro efficacissima ed arcigna difesa e dando spazio a Ruvo che – nonostante un Russ Smith fuor dalla partita – grazie a Musso, Miccoli e compagni ha incredibilmente avuto il pallone della vittoria all’ultimo secondo proprio con Smith, che ha messo dentro il 74-75.

Poi succede qualcosa di mai visto, che associa Gara 4 a Gara 3 quanto a particolarità. E cioè accade che il veterano Russ Smith esulta verso gli spettatori di fede pistoiese, calamitando un fallo tecnico a tempo scaduto, che ancora Stefanini (l’uomo di Gara 3) glacialmente realizza.

Pari 75 e si va al supplementare, aperto da un canestro volitivo del giovane Miccoli che indirizza l’overtime e alla fin consegna la vittoria a Ruvo di Puglia, che mercoledì, dopo aver largamente vinto Gara 1 e perso in casa Gara 2, avrà la possibilità, avendo contro ribaltato il fattore campo, di giocarsi le chance di salvezza al primo turno fra le mura amiche.

E torniamo a Samuele Miccoli e a Samuel Beckett, drammaturgo (ma pure molte altre cose), che fra il 1948 e il 1949 scrisse la sua opera teatrale più conosciuta: “Aspettando Godot”, pietra miliare del teatro dell’assurdo nella quale i protagonisti Vladimiro ed Estragone aspettano questo signor Godot, che mai arriva.

E torniamo a Roseto degli Abruzzi.

Samuele Miccoli/Samuel Beckett e Godot, che per Roseto degli Abruzzi rappresenta la salvezza, così come per Didi (Vladimiro) e Gogo (Estragone) rappresenta l’uomo della provvidenza.

L’opera finisce con Godot che non arriva, lo ribadisco a mo’ di esorcismo laico, sperando che invece la salvezza per Roseto arrivi.

Cosa mi dà la speranza?

Razionalmente, nulla. La Pallacanestro Roseto 2025/2026, nonostante ingenti investimenti, è finora risultata la squadra peggiore della Serie A2 (per distacco, vorrei aggiungere) e non meriterebbe di salvarsi.

Solo che Bergamo si è ritirata dal campionato e Roseto può ancora conquistare la salvezza, malgrado una sfilza di infortuni e alcune sconcertanti prove da parte dei suoi giocatori.

Perché gli infortuni – numerosi e importanti – ce li ha anche Pistoia (che stasera ha ruotato a 7, come Roseto, con l’aggiunta dell’ottavo Cosimo Flauto, classe 2009 come Filippo Gaeta). Solo che Pistoia ha portato la serie contro Ruvo di Puglia a Gara 5 e se non si fosse cestisticamente suicidata, adesso starebbe festeggiando la fresca salvezza.

Insomma: Pistoia combatte, ci dà. Così come fa Ruvo di Puglia, che sul -9 a 3 minuti dal termine, con Russ Smith completamente fuori partita (Smith sta ai pugliesi come D’Angelo Harrison al Roseto), ha saputo rientrare in partita.

I playout sono basket macchiato di rugby, come dice Giorgio Di Bonaventura. E bisogna giocarli con la scimitarra, credendoci, stringendo i denti sui piccoli infortuni e dando cuore, sangue e attributi per la maglia, perché se si gioca da fighette o impiegati del catasto la fine è certa, come insegna la serie contro Cento.

Perché va bene gli infortuni, ma sbracare in quel modo contro una squadra nettamente battuta in casa in stagione regolare lo scorso 8 aprile dà l’idea dei problemi seri che oggi ha Roseto, sia a livello di gioco espresso sia a livello di efficacia di guida tecnica ed efficacia di pallacanestro espressa.

Comunque gli dei del basket, incuranti di tutte queste considerazioni, offrono un’altra, ennesima, occasione al Roseto per provare a redimersi conquistando una salvezza “rubata”, visto che dopo l’overtime di Gara 4 stasera, mercoledì Ruvo di Puglia e Pistoia si batteranno all’arma bianca per conquistare la salvezza anticipata.

Mercoledì 13 maggio 2026, a notte fonda, una squadra stapperà lo champagne e l’altra farà massaggi e terapie in vista di Gara 1 del secondo turno dei playout, dove affronterà, forte del fattore campo, la Pallacanestro Roseto, che è ferma da venerdì 8 maggio e che quindi ha 2 gare in meno nelle gambe e una settimana in più per recuperare energie fisiche e mentali.

Servirà questo alla squadra del Lido delle Rose, per salvarsi?

Nulla serve, se chi deve giocare il secondo e decisivo turno non ci mette il cuore, al quale vanno aggiunti i gioielli di famiglia che ognuno dei componenti di staff e squadra possiede in numero di due (salvo casi di monorchidismo).

Quindi?

Quindi, domenica 17 maggio 2026, bisognerà che il Roseto vada a Ruvo di Puglia o a Pistoia (si saprà mercoledì sera quale città delle due), sapendo che la squadra padrona di casa avrà avuto soltanto 3 giorni per riposare e ricaricare le energie e studiare l’avversario.

Quindi, Roseto dovrà finalmente avere la forza di prendere l’ultimo treno (persi tutti i precedenti, resta solo questo) e vincere almeno una delle due gare in trasferta, per poi provare a conquistare la salvezza in casa.

La Pallacanestro Roseto 2025/2026 finora ha vinto 1 sola partita in trasferta e ne ha perse 17 in stagione regolare e 2 nei playout contro Cento al primo turno.

L’unica vittoria è del 21 dicembre 2025, contro l’Urania Milano. C’era coach Giovanni Bassi.

Insomma: se il Roseto di coach Alex Finelli riuscisse a vincere almeno una (meglio sarebbero due) gara esterna, potrebbe ribaltare il fattore campo e provare seriamente a salvarsi, all’ultimo chilometro riscattando una stagione comunque tristissima... però, almeno, col sorriso finale.

Il problema è sempre lo stesso, avendo finora la squadra gettato alle ortiche ogni occasione: saprà il Roseto finalmente giocare 40 minuti (oltre eventuale overtime) dando davvero tutto, spremendosi in difesa, ribaltando una scimmia fatta di 19 sconfitte e 1 sola vittoria lontano dal PalaMaggetti?

Se lo staff della Pallacanestro Roseto sarà Didi (Vladimiro) e la squadra Gogo (Estragone), continuando ad aspettare Godot, di certo il risultato sarà ancora quello della sconfitta.

Se invece, finalmente (si può dire “finalmente”, dopo 19 sconfitte e 1 sola vittoria?) la squadra saprà soffrire, combattere, non tirare indietro la gamba e tenere il sedere basso in difesa, forse potremo sorridere a questo maggio.

Al solito, dipende da chi si allena e scende in campo. E lo fa regolarmente e profumatamente pagato, come giusto che sia.

Io, in 29 stagioni al seguito della pallacanestro cittadina, posso ricordare di tanti giocatori coraggiosi che hanno giocato per amore della maglia, anche quando c’era da stringere i denti e i medici lo sconsigliavano.

Ne cito soltanto due, legati a gioiosi epiloghi.

Abdul Fox – newyorkese, non rosetano, ma più rosetano di tanti rosetani – che gioca con una vistosa ginocchiera per dare il suo contributo nonostante una distorsione gestibile, nel campionato vinto con la promozione in Serie A1 del 2000.

Jason Capel – statunitense della Carolina del Nord – che ad Avellino gioca 35 minuti con una mano fratturata, prima di tornare negli Stati uniti per essere operato (Roseto si salvò all’ultima partita in casa contro Capo d’Orlando, nella stagione regolare di Serie A1 del 2005/2006).
 
Le scuse sono finite, gli alibi pure. Godot non arriverà, ce lo dice la storia. 

Arriverà, finalmente, la Pallacanestro Roseto?



Stampato il 05-11-2026 00:02:43 su www.roseto.com