Mancanze
ADDIO SANDRO GALANTINI, AQUILA DEL NOSTRO ABRUZZO

Ha sempre volato alto, senza mai farlo pesare a noi qui in basso. Ricordo di un intellettuale vissuto per la cultura. In calce, la sua nota biografica.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 13 Maggio 2026 - Ore 19:00

Oggi il cielo ha guadagnato Sandro Galantini.

Morto nella carne, egli sarà eterno nello spirito avendo lasciato una gigantesca eredità fatta di sudatissime opere, partorite con il sorriso di chi poi aveva la voglia e l’urgenza della divulgazione.

Nato a Senigallia il 21 giugno 1964, non aveva ancora compiuto 62 anni. Tutti coloro i quali lo hanno conosciuto, sanno quale insopportabile danno è stato fatto alla nostra comunità dal Tristo Mietitore, vista la capacità sovrumana di Sandro di studiare, analizzare e poi offrire il frutto del suo intelletto al miglioramento culturale di noi tutti. Aveva molto, moltissimo ancora da dare.

Giornalista, storico, saggista, studioso di etnopoetica, Cavaliere e Ufficiale della Repubblica. Questo era il biglietto da visita sul suo profilo Facebook. E chi lo ha amato sa che è ampiamente riduttivo.

Ho conosciuto Sandro Galantini il 17 luglio 2009. Ero all’ottavo anno della mia decennale esperienza in qualità di Capo di Gabinetto del Sindaco di Roseto degli Abruzzi e fui contattato da Francesco Mastromauro – fresco Sindaco di Giulianova – che mi chiese di cenare con la persona che egli aveva individuato per fargli da Capo di Gabinetto: Sandro Galantini. Siccome ero stato il primo per quella qualifica a Roseto degli Abruzzi e Sandro sarebbe stato il primo a Giulianova, Francesco mi invitò a condividere esperienze e mansionario con quel blasonato collega che conoscevo soltanto di fama.

Così facemmo amicizia nel modo in cui a entrambi più piaceva: attovagliati in un ottimo ristorante, che quella volta fu La Cantina di Epicuro qui a Roseto.

Sandro risultò una conoscenza meravigliosa. Divertente, maradoniano nel tocco di palla fra alta cultura e chiosa in dialetto, mi condusse a spasso arricciando più volte il dantesco naso quando gli feci notare che, essendo noi gli archetipi del Capo di Gabinetto nelle nostre due città, bisognava farsi il mazzo, prendersi gli strali e avere pochi soldi e ancor meno soddisfazioni. Lui annuì e fece finta di non crederci, poi me lo rinfacciò bonariamente per anni e anni, incolpandomi di non avergli detto la verità per intero circa i troppi oneri e i nulli onori.

E però diventammo amici. Rivedendoci in più occasioni culturali. Io ho avuto l’onore di intervistarlo e presentare i suoi libri, lui mi ha onorato contribuendo a un mio libro scritto nel 2020 sul Covid-19.

In mezzo le belle cene, sempre sulle montagne russe che uniscono cultura e grassa battuta dialettale, attovagliandoci nella trattoria economica a salsiccia e arrosticini oppure nel posto metallizzato per sghignazzare sorbendo bollicine e mangiando crudi di pesce.

Sandro – oltre alla cultura turbo enciclopedica – aveva una qualità propria degli intellettuali. Quelli veri, beninteso. E cioè quella di effettuare una TAC alla società pulsante che ci circondava – a livello locale, nazionale e mondiale – andando poi a sciogliere, mediante la pazienza delle sue capacità, i nodi all’apparenza inestricabili delle questioni più complesse. E lo faceva sempre con il sorriso, perché se moltissimo aveva studiato molto aveva anche vissuto. E conosceva l’essere umano e le sue debolezze.

Alcuni suoi panneggi – dipingendo i quadri della società con caravaggeschi lampi di luce - erano percorsi di caccia al tesoro. Riflessioni consecutive e propedeutiche alla comprensione che mi facevano sempre chiosare, citando Daniele Luttazzi: «Sandro, dovrebbero mandarti in onda in forma ridotta, per venire incontro alle mie capacità mentali».

Lui rideva e, ultimamente, mi parlava del sottile piacere – perchè Sandro è stato un grande uomo di vita e di piaceri – che provava quando, ogni tanto, prendeva il treno e tornava a Fabriano, girandola solingo e silenzioso, ripercorrendo i luoghi della sua gioventù.

Poi, quando invece ritracciava i confini di un discorso e ci metteva dentro – riordinandoli dallo stato brado – tutti i protagonisti, era intellettuale nel senso più pasoliniano del termine. Lasciava cioè il fioretto della cultura per imbracciare la scimitarra del giudizio sempre legato a riscontri oggettivi e comprovati. Era critico, non conforme, disorganico al potere.

Già, perché Sandro, con il suo curriculum, unito al palmares, avrebbe dovuto ricoprire un ruolo di primo piano in un ente come la Regione Abruzzo, la Provincia di Teramo o altro ente equipollente, dopo il decennio in Comune a Giulianova. Invece la vita era andata in modo diverso ed egli mi parlava con grande affetto e profonda ammirazione del dottor Claudio D’Archivio, che lo aveva voluto nel suo Studio Medico per curarne la parte culturale e divulgativa, offrendogli la dignità di una professione.

Plaudo dunque fortissimo al dottor D’Archivio che lo ha voluto al suo fianco, ma non posso non pensare a quanto potesse dolergli il mancato riconoscimento pratico delle sue qualità. E questa è una ferita che sanguinerà in eterno, ora che Sandro è morto. Perché il danno il potere (minuscola voluta) non lo ha fatto a lui, non coinvolgendolo come avrebbe ampiamente meritato, bensì a noi tutti.

E, comunque, Sandro Galantini al pari di altri intellettuali contemporanei (veri, beninteso) che conoscono e che soffrono per la loro condizione, non avendo un riconoscimento pratico delle loro capacità che sarebbe invece doveroso, per un civile progresso della nostra società e per sottrarre posti strategici a qualche sacca di immobilismo, non si è mai lamentato, continuando a studiare, scrivere, pubblicare, intervenire.

Insomma: un’aquila che ha volato sempre alto, ma senza artigli perchè nulla ha predato per se stesso, per troppa generosità.

L’ultima conversazione che abbiamo condiviso cominciò con una strepitosa analisi geopolitica del potere culturale regionale e locale, con percorsi di crescita che egli delineò e che – ne sono certo – troveranno pieno compimento tra qualche anno, dando ragione ai suoi vaticini. Poi l’epilogo punteggiato di malinconia e stanchezza, riferendosi alla malattia che era stata vinta una volta, poi era tornata e di nuovo affrontata e che forse lo avrebbe finalmente lasciato in pace. Purtroppo, non è stato così.

Riposa in pace, Sandro carissimo. E grazie per il tuo generoso grimaldello culturale, che mi ha aperto infinite porte.


Sandro Galantini
NOTA BIOGRAFICA

Laureato in Giurisprudenza all’Università di Urbino e specializzatosi poi presso la Scuola di Applicazione Forense dell’Università di Teramo, è autore di circa cento tra volumi e saggi riguardanti problematiche giuridiche, la letteratura meridionale, la etnopoetica e soprattutto questioni storiche abruzzesi dell’età moderna e contemporanea.
È Socio ordinario della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi, membro dell’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche e Socio Corrispondente dell’Istituto di Studi Abruzzesi di Pescara.
Ha conseguito per la saggistica storica numerosi premi e riconoscimenti: nel 1996 il “Filomena Carrara”, nel 2004 il Premio Internazionale “Sciacca”, nel 2006 il Premio speciale nazionale Lago “Gerundo”. Dal 1987, anno in cui giovanissimo prende parte al primo convegno internazionale di studi storici, Sandro Galantini è stato relatore in Italia e all’estero, svolgendo attività in Università e Istituti d’alta cultura. 
I suoi studi di carattere storico, alcuni dei quali richiamati nel Dizionario Biografico della Treccani”, nella Storia d’Italia della Einaudi e nelle riviste scientifiche nazionali “Cultura e scuola”, “Critica letteraria” e “Rivista di Storia della Chiesa”, da anni ricevono attenzione da parte degli ambienti scientifici stranieri contribuendo in maniera significativa a proiettare a livello internazionale la storia di Giulianova e quella abruzzese. 
Oltre ad essere stati scelti da prestigiose università straniere come Yale, la Columbia di New York, Princeton ed Harvard, i suoi volumi sono infatti presenti nel CNR di Parigi, nella biblioteca del Congresso di Washington, nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, nelle collezioni Jacque Doucet dell’Istituto nazionale di storia dell’arte di Parigi e nella British Library di Londra. Anche il Kunsthistorisches Institut di Firenze, uno dei più antichi centri di ricerca per la storia dell’arte e dell’architettura in Italia, ha acquisito le pubblicazioni di Sandro Galantini.
Numerosi, inoltre, i richiami alle sue ricerche nei più prestigiosi convegni nazionali e internazionali: dal 6° Congresso internazionale di storia delle costruzioni tenutosi a Bruxelles nel luglio 2018, alla Conferenza scientifica internazionale sugli studi albanistici in Italia organizzata nel 2019 a Prishtina dall’Accademia delle Scienze del Kosovo. 
Di recente i suoi studi sulla storia del turismo sociale a Giulianova sono stati ampiamenti richiamati sia nel volume La evolución de la industria turística en España e Italia curato da Carlos Barciela, Carles Manera, Ramon Molina, Antonio Di Vittorio e pubblicato dall’Institut Balear de Economia di Palma di Maiorca, sia nel libro edito nel 2022 dall'Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI), che in occasione dei suoi 25 anni ha promosso i Secondi Stati Generali del Patrimonio Industriale.
Le sue incursioni nella poesia e nella narrativa hanno prodotto nel 2001 la plaquette di versi “Vite parallele/vite ortogonali” e nel 2021 il romanzo breve “Ha assenze la notte” (2021).
Nominato Socio onorario dal Centro Ricerche Poesia contemporanea di Catania, ed insignito dell’associazione Il Quadrato di Milano nel 1988 del “Collare Gran Premio”, ha ottenuto in ambito letterario numerosi riconoscimenti: dal Premio nazionale di poesia “La Torre” (1988) al primo premio nel 37° Festival della Poesia Italiana; dal 6° concorso nazionale di poesia in lingua italiana “Gaetano D’Annuntiis” (2018) alla terza edizione del “Premio Montonico Opera Prima” (2019); dalla quinta edizione del Talent letterario “Amici del Viandante” per la sezione “Autori editi” (2019) al Premio Internazionale Lettera d’Amore (2024).
Già Direttore responsabile del quadrimestrale di letteratura “Linfera” di Roma e quindi Direttore editoriale del trimestrale “Ippocrate&dintorni”, Galantini ha vinto nel 2003 il premio giornalistico nazionale “G. Polidoro” per la sezione carta stampata e nel 2012 il premio “The Vinum” per la comunicazione del vino.
Dopo aver ricevuto nel 2004 il Diploma di merito della Fondazione Mauriziana e nel 2011 l’attestato di gratitudine dell’International Police Association, Sandro Galantini nel 2013 è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per benemerenze culturali e chiara fama e nel 2019 di quello di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Nel 2020 ha inoltre ricevuto a Firenze il Premio internazionale dedicato alla comunicazione delle arti, della cultura, della letteratura.
Alla bio-bibliografia di Sandro Galantini è stata riservata una parte significativa (10 pagine) nel volume di Alida Scocco Marini “Abruzzesi Illustri”, pubblicato nel 2023.



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