STORIA PUBBLICATA OGGI SUL PROFILO INSTAGRAM DI JACOPO BORRA
Ho aspettato un giorno per ragionare a mente fredda sull’episodio che mi ha coinvolto.
Il mio comportamento della scorsa partita è stato ingiustificabile, anche se in un contesto di grave tensione come quello della gara e sono profondamente dispiaciuto.
Rivedendo le immagini non mi sono riconosciuto.
Anche pubblicamente voglio chiedere scusa per quello che ho fatto.
Scusa prima di tutto ad Aristide Landi, alla squadra, allo staff, alla società e a tutto il pubblico e la città di Roseto.
Scusa al movimento cestistico italiano e infine ai miei compagni e alla società di Ruvo, che ho messo in grande difficoltà con il mio gesto.
Non si può tornare indietro, ma spero di avere presto l’occasione per farmi perdonare.
Jacopo
Plaudo al gesto di Jacopo Borra, che pubblicando questa sua lettera di scuse prima di Gara 4 evita, a mio avviso, ogni strumentalizzazione.
Ciò che poi capisco, leggendo tra le righe ("anche pubblicamente voglio chiedere scusa"), è che magari prima di tutto ha fatto le proprie scuse in privato ad Aristide Landi. Questo lo sanno giustamente loro e saranno eventualmente loro a dirlo. Ma leggendo, questo è intuibile.
Infine – e qui mi fa velo l’amicizia di una conoscenza di oltre 10 anni, quando era un giocatore del Roseto – è significativa la frase del non essersi riconosciuto. Nel senso che neanche io ho riconosciuto Jacopo in quella furia assolutamente grave e sbagliata.
E però alzi la mano – salvo quelli che le hanno entrambe impegnate per scagliare la prima pietra – chi nella vita non ha mai avuto un “blackout”, sbagliando o commettendo errori o cazzate, a volte enormi.
Jacopo Borra pagherà per il suo gesto. Ovviamente e giustamente.
La mia speranza, umanamente parlando – e ricordando a me stesso che c’è gente che condanna a spada tratta Jacopo, giustamente, ma poi magari difende criminali di guerra internazionali come Putin o Netanyahu (non li definisco così io, lo dice la Corte Penale Internazionale) – è che Jacopo possa battere i fantasmi interiori che lo hanno fatto comportare in quel modo.
Infine, ma non per ultimo, rinnovo piena vicinanza umana ad Aristide Landi, che in Gara 3 – rientrando in campo – ha avuto un comportamento talmente degno da meritare un articolo a parte, che ho intenzione di scrivere comunque domani, dopo la parte agonistica di questa serie con Gara 4.
Luca Maggitti Di Tecco