Sto giocando a scacchi in solitario. Non ci sono avversari. Riesco comunque a perdere.
Provo a muovere la regina, ma rimane incollata alla scacchiera. Cerco di sollevarla, ma niente da fare: non si stacca. Che sta succedendo?
Una figura eterea, avvolta da un alone luminoso, appare sulla scacchiera. Fluttua nell’aria, si dissolve, ma poi riappare. Vedo che consulta un portatile e parla in continuazione al cellulare, a voce alta. Usa diverse lingue straniere. Chi la capisce è bravo! Mi servirebbe un traduttore simultaneo.
Adesso, però, non ho dubbi: sta parlando in italiano. La sento chiaramente dire: «Questo è sistemato! Per quella, adesso le spedisco una email. Ah, dici che è meglio una P.E.C.? Sì, hai sempre ragione: altrimenti dice che non ha ricevuto l’avviso!».
Vede che la guardo e l’ascolto. Si rivolge a me: «Hai capito chi sono e non hai paura di me? Ti vedo pronto, ma oggi non sono passata a prenderti. Tranquillo, sei presente nei miei contatti. Il padrone del vapore non m’ha ancora inviato l’ordine di evacuazione per te».
Le rispondo: «E perché dovrei? So bene di essere arrivato al capolinea della vita. Ho percorso le strade che ho voluto. Ho commesso tanti errori e ho provato gioie. Non ho grossi rimpianti sulle mie scelte».
Mi guarda e sembra meno fredda. Allora cerco di avere altre informazioni e chiedo: «Ma come vengono decisi i nomi da chiamare?». Mi risponde: «Io prendo solo ordini. È il padrone del vapore che decide. Mi comunica i nominativi e io eseguo!».
Insisto: «Ma quando passerai per me, potresti fare in modo che il trapasso sia rapido e non rappresenti un peso troppo oneroso per mio figlio, come è stato per il lungo ricovero ospedaliero?».
Risponde: «Ah, ma allora non hai capito: decide il padrone del vapore! Tu stai pronto: “Estote parati”, come ti hanno insegnato gli scout».
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Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
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