Roseto Basket Story
GEORGE GILMORE: IL RAZZO TASCABILE DELLE HAWAII

La pagina dedicata al primo playmaker del Roseto in A1, pubblicata su libro ‘il CUORE del ROSETO’ del 2014, e un video di highlights di quando George ne segnò 40, a cura di Daniele Francani per Roseto Basket Story.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 03 Settembre 2026 - Ore 21:15
George Gilmore
Piccolo, veloce, spettacolare: il primo play del Roseto di A1.

George Gilmore, playmaker realizzatore di 185 cm (scarsi), classe 1968, dal college di Hawaii Chaminade, arrivò nell’estate del 2000, chiamato da Michele Martinelli per essere il playmaker del Roseto all’esordio assoluto in Serie A1. Un ruolo per niente facile, dovendo sostituire l’amatissimo Leo Busca, playmaker delle vittorie sia della B1 sia della A2. Gilmore fu definito “The born leader” da Lorenzo Settepanella, che lo intervistò nel settembre del 2000 per www.roseto.com, ottenendo, quando gli chiese delle sue caratteristiche, questa risposta: «Credo che la mia dote migliore sia proprio quella che si richiede ad un playmaker, vale a dire la leadership. Dipende poi da contesto tattico, tipo di campionato e richieste del coach. Credo comunque di poter soddisfare tutte le esigenze tipiche del mio ruolo, ma in primo luogo mi sento un leader nato». E Gilmore confermò di esserlo, guidando con mano ferma il Roseto allenato da Phil Melillo. Una matricola garibaldina e arrembante, che stupì il basket italiano con un avvio al fulmicotone. La squadra griffata Cordivari vinse 5 delle prime 6 partite, facendo impazzire la città. Gilmore marchiò a fuoco quell’inizio di stagione, segnando 24 punti in casa contro Milano, 24 in casa contro Cantù, 22 in trasferta a Verona, 11 in trasferta a Trieste e 26 in casa contro Treviso. Il basket italiano si accorse di colpo di questo playmaker alto un soldo di cacio, esordiente nella lega tricolore, in grado di colpire con sicurezza sia dalla media – saltando come una molla – sia di silurare da oltre l’arco virile. Gilmore teneva le redini di una squadra assolutamente sbilanciata sui piccoli. Il terzetto delle meraviglie, in grado di garantire quasi tutto il bottino di squadra, era formato da lui in regia, Stefano Attruia nel ruolo di guardia e Mario Boni in quello di ala piccola. Sotto canestro, due granitici manovali della palla a spicchi come Peter Guarasci e Ian Lockhart, in grado di portare decine di blocchi, arpionare altrettanti rimbalzi e, soprattutto, capaci di far buon viso a cattivo gioco quando in attacco non vedevano mai la palla. In campionato Gilmore fu velenoso, risolutivo, capace di andare a schiacciare a due mani rovesciato al termine di un decollo che si faceva beffe della forza di gravità, portando Roseto sia alla Final Eight di Coppa Italia sia ai Play-off Scudetto, dove fu eliminato dalla Virtus Bologna “vincitutto” di coach Ettore Messina. Gilmore chiuse la sua stagione regolare con medie straordinarie: 36,1 minuti, 21,3 punti (anche 40 in una sola gara), 5,1 falli subiti, 2,9 rimbalzi, 1,9 assist, 18,5 di valutazione. Numeri “5 stelle” che lo portarono a firmare nella stagione successiva per la Virtus Roma di coach Attilio Caja, dove però non si trovò, tornando a stagione 2001/2001 in corso a Roseto, giocando 26 gare a 13,7 punti in 28 minuti, con 11 di valutazione. Il suo apporto consentì comunque al Roseto di coach Bruno Impaloni di conquistare i Play-off Scudetto, uscendo contro Roma.
[Tratto dal libro]
Luca Maggitti
il CUORE del ROSETO

Tifosi e giocatori che hanno fatto grande la squadra di basket del Lido delle Rose
Foto di Mario Rosini e Aldo Pinciotti
2014


Video
IMOLA-ROSETO 90-82
Serie A1 2000/2001
George Gilmore: 40 minuti giocati, 10 falli subiti, 5/8 da 2, 6/10 da 3, 12/14 ai liberi.
40 punti, 44 di valutazione.
Highlights a cura di Daniele Francani per Roseto Basket Story
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Stampato il 09-03-2026 23:18:08 su www.roseto.com