Cultura
PIER GIUSEPPE DI BLASIO, CANTORE DIMENTICATO DELL’ABRUZZO

Uno scritto di Mario Giunco, pubblicato su Koinè, ricorda un politico e artista rosetano che fu anche il podestà quando la località divenne Roseto degli Abruzzi, nel 1927.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 08 Settembre 2026 - Ore 18:30

L’impegno politico, con l’alternarsi di vicende dolorose sul piano umano e personale, ha posto in ombra la figura di Pier Giuseppe Di Blasio (1896-1964). “Da Roseto”, come era solito aggiungere alla sua firma. 

L’indicazione del luogo di provenienza era segno di una precisa identità e dell’orgoglio con cui riteneva di aver compiuto scelte determinanti per il futuro della cittadina, che, da borgo di pescatori, si trasformava in una operosa e pregiata località turistica.  

Nel 1927 fu nominato podestà del Comune, che era stato trasferito da Montepagano a Roseto, divenuto capoluogo con il cambio della denominazione (la precedente era Rosburgo).

Si distinse per la sua azione  incisiva, tanto da mettersi in contrasto con la Prefettura di Teramo. Progettò il belvedere sul mare. I lavori ebbero inizio nel settembre 1929, con una sottoscrizione privata. Propose di ampliare il territorio della circoscrizione, incorporando i Comuni di Notaresco e Morro d’Oro. 

Ma Di Blasio era votato anche alla ceramica. La sua formazione non aveva alle spalle l’apprendistato nelle botteghe di Castelli, ma solidi studi compiuti a Roma, nell’Accademia di Belle Arti, nell’Accademia Inglese di Belle Arti e nella Scuola del Circolo Artistico, fra le più prestigiose della capitale.  

La prima personale, tenuta a Roma nel 1925, segna l’affermarsi di un artista non ancora trentenne, che espone grandi piatti, vasi, mattonelle, pannelli, trittici, cassoni-trittici, tutti di straordinaria esecuzione tecnica. 

In seguito, benché crescano le responsabilità politiche, la dedizione per l’arte non diminuisce. 

Nel 1929, si ripresenta a Roma con una ricca personale. Fra i visitatori il poeta Filippo Tommaso Marinetti, che segna, sopra la firma, “Futurismo”.

“I motivi che egli prediligeva – scrive Raffaele D’Ilario – erano tratti quasi sempre dalla vita dei campi, da scene rustiche, da visioni di pace nella serena e luminosa grandiosità del paesaggio abruzzese in cui spesso campeggiava la figura umana”.  

“Non esiste mai paesaggio marino per Di Blasio  – nota Maria Rita Bentini, curatrice, insieme a Luigi Braccili, del catalogo della mostra antologica, organizzata dal Comune di Roseto nel 1995 - nato e vissuto in un paese di mare, che ha lavorato in uno studio immerso nella pineta (distrutto da un bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale, ndr), non lontano dalla spiaggia. C’è da pensare a una precisa scelta, quasi volesse prendere le distanze da quel genere locale di maggior successo, cui si dedica negli stessi anni il conterraneo Raffaello Celommi (ultimo sindaco di Montepagano, ndr), sulle orme del padre  Pasquale. Gli è vicino, per temi e sentimenti, un altro abruzzese, il versatile Tommaso Cascella, che alla ceramica alterna pittura e litografia. Francesco Paolo Michetti, pur precedendolo di due generazioni,  ha un profondo rapporto di amicizia con lui, attestato dal carteggio intercorso”.  

Fino al 1939, la produzione prosegue sui binari consolidati e appare sempre in crescita. L’artista si esprime in scene di religiosità umile o, abbandonati i consueti accenni realistici, propone momenti di bellezza ideale, attingendo ai soli colori della maiolica castellana (giallo arancio, verde ramino, marrone, blu oltremare). 

Nei primi anni Quaranta, Di Blasio, già Consigliere nazionale della Corporazione del vetro e della ceramica, diviene membro del nuovo Parlamento e tralascia l’attività creativa. Ma non viene meno il suo amore per le arti “minori”, promuove il marchio Murano Ars. Poi la guerra e i rivolgimenti che lo colpiscono nel profondo dell’animo. 

Tornato a Roseto, si trasferisce in una abitazione in via Di Giorgio, che abbellisce con alcune sue composizioni, ancora visibili. Ma non si ritrova in esse la fresca vitalità degli anni migliori, la “miracolosa delicatezza di una tecnica pittorica unica, su fondali lattei e luminosissimi, dove i toni si alzano con estrema delicatezza sia nei passaggi di volume dei primi piani, che nella levità atmosferica degli orizzonti lontani” (Bentini). 

Le opere di Di Blasio sono di difficile reperimento, quasi tutte prezioso patrimonio di privati. Alcune sono visibili nel Museo Acerbo di Loreto Aprutino. 

Nella Civica Raccolta d’Arte del Comune di Roseto figurava un carboncino su carta, dal titolo “Maternità” (1928-29), ora conservato in Municipio, insieme a una documentazione fotografica dei suoi capolavori.



Stampato il 09-08-2026 20:49:55 su www.roseto.com