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Uno scritto di Mario Giunco, pubblicato su Koinč del 2023, parla della canzone che č un po linno regionale abruzzese.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledė, 16 Settembre 2026 - Ore 11:30
La canzone “Vola vola vola”, versi in dialetto ortonese di Luigi Dommarco (Ortona, 1876 – Roma, 1969) e musica di Guido Albanese (Ortona, 1893 – Roma, 1966), è considerata il simbolo canoro dell’Abruzzo.
Presentata al 1° Concorso regionale per la Festa delle canzoni di Lanciano (18-19 aprile 1922) non ottenne immediato successo; fu bocciata dalla giuria, presieduta dal glottologo Gennaro Finamore e dal compositore Camillo de Nardis.
Vincitore – solo per il testo – fu proclamato il poeta Modesto Della Porta (Guardiagrele, 1885-1938), peraltro contestato, perché ritenuto un dilettante, rispetto a concorrenti più titolati.
Eppure i suoi versi (Carùfine) non mancano di eleganza e di una sottile vena malinconica: “Carufinill’a mi, la vit’è bbelle, / quande la vit’è fatt’a ‘ssa manire;/ ‘nu jurne d’arie, sole e cinciarelle <farfalline> / e po’ murète senza ‘nu suspire!”: quella malinconia che connota Vola Vola Vola fin dall’attacco (“Vulesse fa’ ‘revenì pe’ n’ora sole / lu tempe belle de la contentezze / quande pazzijavame a vola vola / e te cupre’ de vasce e de carezze”) e si noti che l’ultimo verso è ripreso pari pari da una poesia di Della Porta.
Anche allora i concorsi non finivano mai. Nello stesso anno (1922) Vola Vola Vola vinse il primo premio alla Maggiolata di Ortona e uguale riconoscimento ottenne nel 1923 alla Festa delle canzoni di Teramo.
Entrò nel repertorio dei cori e dei gruppi folkloristici, fino all’avvento di Reginella campagnola, composta nel 1938 da Eldo Di Lazzaro, su testo di Bruno Cherubini, canzone che, oltre ad essere scritta in lingua, preferita dal regime, era un’esplicita propaganda “turistica”: “All’alba quando spunta il sole / là nell’Abruzzo tutto d’or / le prosperose campagnole / discendono le valli in fior. Oh, campagnola bella / tu sei la reginella, / negli occhi tuoi c’è il sole, / c’è il colore delle viole, /delle valli tutte in fior. / Se canti la tua voce / è un’armonia di pace / che si diffonde e dice: ‘Se vuoi vivere felice / devi vivere quassù!’”.
La consacrazione di Vola Vola Vola avvenne solo nel 1953, quando al Festival internazionale di Parigi (29-31 maggio), arrangiata da Nello Segurini (Milano, 1910 – Roma, 1988), risultò prima tra sessanta concorrenti.
Segurini, famoso compositore e direttore d’orchestra, fece leva anche sul titolo, che richiamava quello della trionfatrice del Festival di Sanremo del 1952, Vola colomba bianca vola, cantata da Nilla Pizzi, benché in un contesto patriottico, la liberazione di Trieste: “Dio del Ciel, se fossi una colomba / vorrei volar laggiù dov’è il mio amor / che inginocchiata a san Giusto / prega con l’animo mesto / fa’ che il mio amore torni, ma torni presto”.
Al pari della colomba triestina, divenne celebre il cardellino abruzzese della terza strofa (dopo il pavone e il tacchino): “E vola, vola, vola / e vola lu cardille, / nu vasce a pizzichille / né mi le può negà”.
Qualche giornale spiegò cosa significasse “nu vasce a pizzichille”, scomodando il Vocabolario abruzzese (1930) di Domenico Bielli: “Pizzechille, bacio che i bambini danno accompagnandolo con pizzicottini alle guance”.
Ma la via era ormai spianata e in quello stesso anno Vola vola vola divenne la sigla del notiziario abruzzese della Rai, inaugurando le trasmissioni.
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