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È scomparso oggi Ernesto Ginoble, padre di Ercole e nonno di Gianluca ed Ernesto Junior. I funerali giovedì 24 settembre alle 10, nella Chiesa Parrocchiale di Montepagano. Un ricordo e le mie condoglianze.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 22 Settembre 2026 - Ore 16:15
La forza tranquilla.
Quando una quindicina di anni fa conobbi Ernesto Ginoble, scomparso oggi all’età di 92 anni, mi venne in mente lo slogan – ideato da Jacques Séguéla – con il quale François Mitterrand nel 1981 vinse le elezioni e diventò il Presidente della Repubblica della Francia.
La forza tranquilla.
Questo era Ernesto Ginoble, che ti accoglieva col suo portamento solenne seduto sulla panchina a sinistra, sotto il campanile, poco prima di arrivare nella piazza dell’antico borgo di Montepagano, dove viveva aspergendo sorrisi e gentilezza.
La forza tranquilla.
Ernesto Ginoble, padre di Ercole e nonno di Gianluca e di Ernesto Junior (o Ernestino), aveva suonato con la Banda di Montepagano ed aveva l’animo nobile dell’artista, temprato dall’operosità che gli anni della fabbrica alla Monti Confezioni – insieme a Mamma Liliana, nella stessa sezione – gli avevano dato.
Ernesto amava parlare di musica, ma pure di ricordi e di come Roseto degli Abruzzi era cambiata nel quasi secolo in cui lui l’aveva vista crescere verso il mare aperto, analizzandola dal suo osservatorio privilegiato posto alla Porta da Piedi.
Il caffè al bar della piazza, le carte con gli amici, un buon bicchiere di vino. Eccolo Ernesto, salutarti quando arrivavi in piazza, incarnando una delle più struggenti canzoni sulla vita di Francesco Guccini: la “Canzone delle osterie di fuori porta”.
Ernesto non ha avuto scuse da portare né detto mai di esser poeta. Non aveva utopie da realizzare, ma ha lavorato duramente per dare un futuro ai figli e poi ai nipoti. Finché il destino – che mescola le carte che noi giochiamo, come ricorda Schopenauer – gli ha portato in dono una voce capace di fermare il mondo: quella di suo nipote Gianluca.
Una voce forse distillata e trasmessa dalle tante marce di banda, passando attraverso il figlio Ercole. Una voce che lo rendeva orgoglioso e felice, restando tranquillo e forte, lontano mille miglia dal greve sbracare di certi parentadi artistici che ragliano portando in trionfo sghembi eredi amplificati dalla notorietà.
Ernesto no. Ernesto ascoltava molto e parlava il giusto, lodando il nipote con quell’asciutto rigore che era il tratto distintivo – per dirla con Ennio Flaiano, nella sua lettera sull’abruzzesità scritta a Pasquale Scarpitti del 1971 – di: «Gente rimasta di confine (a quale stato o nazione? O, forse, a quale tempo?) – con una sola morale: il Lavoro».
Perché Ennio Flaiano, ricordando Ernesto Ginoble? Perché nella stessa lettera aggiungeva: «I nonni paterni e materni anche essi del teramano, mia madre (Rosa Di Bonaventura, n.d.r.) era fiera del paese di sua madre, Montepagano, che io ho visto una sola volta di sfuggita, in automobile, come facciamo noi, poveri viaggiatori d’oggi».
Ecco, adesso che entrambi hanno guadagnato il cielo, mi piace immaginare Ennio ed Ernesto al bar in piazza, seduti a discorrere. Consapevoli che tutto è vanità. E per questo sempre animati dalla forza tranquilla.
Conservo il candore dell’ultima chiacchierata fatta in tre a Roseto degli Abruzzi, il 3 gennaio 2024, che Gianluca volle immortalare in un selfie.
Riposi in pace Nonno Ernesto, condoglianze a Ercole ed Eleonora, Gianluca ed Ernesto Junior, i familiari e tutti coloro i quali lo hanno amato.
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