Serie A1 Femminile – Panthers Roseto
LE PANTERE E SENOFONTE

In archivio la quarta amichevole, giocata ieri. I tabellini e qualche riflessione, giocando sul parallelismo fra pallacanestro ed equitazione (di 2.500 anni fa).

Roseto degli Abruzzi (TE)
Marted́, 22 Settembre 2026 - Ore 23:45

PANTHERS ROSETO 51
MAGNOLIA CAMPOBASSO 61

Parziali: 12-28; 14-12 (26-40); 18-9 (44-49); 7-12 (51-61).

PANTHERS ROSETO: Dotto 9, Cossavella, Lucantoni 6, Reichert 13, Algeri, Trucco 4, Bernardi 4, Brejchová 7, Versuro 2, Clark 6, Farabello, Miccoli. Coach: Righi.

MAGNOLIA CAMPOBASSO: Giuliani, Felicita, Cerè 10, Simon 2, Meldere 8, Tateo, Giachetti 12, Miccoli, Vilka 10, Scott 15, Morrison 4, Padulo. Coach: Sabatelli.


«In primo luogo tratteremo degli accorgimenti atti a non farsi in alcun modo ingannare quando si acquista un cavallo. Del puledro non ancora domato è chiaro che si dovrà esaminare il modello: della propria indole infatti non potrà offrire alcuna indicazione un cavallo che non è mai stato montato. E del corpo affermiamo che in primo luogo bisogna osservare i piedi. Come infatti una casa avrebbe scarsa utilità se avesse splendidi fastigi e fondamenta inefficienti, così un cavallo d’arme non servirebbe a niente se avesse una struttura perfetta e i piedi scadenti; le sue qualità sarebbero in tal caso del tutto inutili».

(Senofonte, Sull’equitazione. Frammento).


Senofonte (Atene, 430/425 a.C. circa – Corinto, 355 a.C. circa), storico, filosofo e politico che mi è caro per i suoi trattati sui cavalli “Sull’equitazione” e “L’Ipparco” (Il manuale del comandante di cavalleria), ha pure scritto “Anabasi”, meglio conosciuta come “L’Anabasi di Ciro”, raccontando la spedizione verso l’interno di Ciro il Giovane, principe, finalizzata a impossessarsi del trono di Persia.

Dal IV secolo avanti Cristo all’anno 2026, precisamente lunedì 21 settembre 2026, osservando l’amichevole di pallacanestro femminile fra Panthers Roseto e Magnolia Campobasso.

L’anabasi c’è tutta: dal mare di Roseto, le Pantere dell’Ipparco Righi andranno in salita per sfidare le potenze consolidate del basket in rosa italiano, provando ad arrivare fino ai confini di Schio, che invece dovrà come al solito misurarsi con la catabasi e cioè la guerra di conquista andando in discesa, dal monte del potere e dello Scudetto fino al mare aperto delle squadre nemiche vecchie e nuove.

E c’è pure il parallelismo fra pantere che giocano a basket e puledri da domare e avviare alla guerra (sportiva). 

Più guardavo le Panthers del primo tempo, infatti, e più mi chiedevo, avendo saputo del cambio in corsa di straniera (da un’ala a una combo): e adesso l’Ipparco come domerà i suoi cavalli? Terrà la doma classica (scolastica) con la conduzione che impegna entrambe le mani, oppure punterà a cavalcature sbrigliate (o smazzettate) e cioè più inclini alla monta da lavoro e quindi in grado di essere condotte con una sola mano?

Passare dal quintetto immaginato con una straniera ala in grado di fare anche la seconda lunga (e quindi agire nei ruoli di “3” e “4”) a quello in cui la straniera diventa la “1” o la “2” e cioè il play o la guardia, propone un cambiamento radicale di ciò che era la pianificazione di quintetto, giochi, regole e quant’altro.

Passare da un’ala rookie (Bella Fontleroy) a una combo esperta e vincitrice di NCAA e EuroCup (Juicy Landrum) è come passare da una guardia giurata ligia alle consegne a una svaligiatrice di banche mediante l’antica arte del pick and roll.

Questo significa che il primo tempo di Roseto-Campobasso, così come quello fra Roseto e Livorno (che analizzai pensando al Cacciucco), restano tempi sospesi, destinati a polverizzarsi con i passare delle settimane.

Di più: il primo (brutto) tempo di Roseto-Campobasso risentiva pure della prima volta in cui le Panthers erano quasi al completo (fuori Miccoli e Farabello, acciaccate, Landrum che deve ancora arrivare) e finalmente giocavano insieme dopo i tanti impegni mondali ed europei del basket 3x3, che prima ha sottratto Bernardi e Reichert e poi Lucantoni e Brejchova.
 
«Chi desideri che il suo cavallo, oltre ad essere adatto alla guerra, abbia anche un’andatura maestosa e un aspetto splendido quando è montato, deve evitare con cura sia di strapparlo in bocca agendo sul morso, sia di usare speroni e frusta, mezzi con cui i più credono di conferirgli un atteggiamento imponente: così facendo infatti costoro ottengono tutto il contrario di quello che vorrebbero. Tirandogli in su la bocca, infatti, invece di permettere al cavallo di guardare avanti a sé gl’impediscono di vedere e tormentandolo con speroni e percosse lo frastornano tanto da fargli perdere la testa e metterlo in serio pericolo. I cavalli che vengono bistrattati in questo modo sono proprio quelli che durante il lavoro si comportano nel peggiore dei modi».

(Senofonte, Sull’equitazione. Frammento).


Perciò Righi ha fatto – a mio avviso, intelligentemente – buon viso a cattivo gioco. Usando giustamente più carota e meno bastone. Più sorrisi e prossemica aperta che urla e punte convergenti a chiudersi verso il mondo esterno. Ovviamente, non so se il coach abbia o meno letto Senofonte.

Giusto così, visto che dal 20 agosto (e quindi è un mese ed oltre), il coach e il suo staff non hanno mai potuto allenare la loro squadra al completo. Mai. E la cosa si protrarrà almeno un’altra settimana in attesa dell’arrivo di Landrum, che approderà nel Lido delle Rose, annuserà l’aria e dovrà subito giocare per i due punti, visto che inizierà il campionato.

«Quando dunque con tutti questi mezzi i cavalieri saranno istruiti, bisogna per verità disporli in ordine affinché, quando si facciano le processioni sacre, appariscano più belli, soprattutto cavalchino bene, combattano arditamente quando sia il caso e senza difficoltà alcuna e con la massima calma percorrano ogni sorta di strade ed attraversino a guado i fiumi. Or dunque mi proverò a spiegare qual metodo sia da usarsi per metterli in ordine e come a me paia che tutto ciò possa eseguirsi nel miglior modo possibile. Dunque, secondo il costume delle Città, si cominceranno a formare gli squadroni. Ed io credo che prima di tutto siano da nominare i decurioni, col parere di ciascun filarca: e gli sceglierai fra i più bravi i più desiderosi di gloria, i più attivi ed obbedienti. E questi devono essere i capofila. Dopo questi necessita scegliere un ugual numero fra i più anziani ed intelligenti che siano i serrafile d’ogni decuria. Poiché infatti si deve presumere che il ferro più facilmente taglia il ferro se la punta e il mezzo sono robusti e spinti vigorosamente. Quando poi i decurioni abbiano scelti i migliori e gli altri li seguono, è certo che quelli che stanno fra i primi e gli ultimi avranno maggior confidenza in chi li segue. Certo che bisogna collocare al comando un uomo degno della maggior fiducia. Perché, essendo capace, ora dovrà lanciare i cavalieri contro il nemico, eccitandoli per dar coraggio alla prima riga; ora invece, se venga il momento di ritirarsi, guidarli abilmente all’indietro e, molto più che non si creda, potrà salvare i commilitoni».

(Senofonte, L’Ipparco. Frammento).


Ecco dunque cosa attende l’Ipparco Simone Righi, oltre ai suoi filarchi Giovanni Montuori, Nando Francani e Alex De Federicis: costruire, inquadrare e scegliere chi dovrà condurre le fila e chi dovrà serrarle.

Dice: ma perché, in questo mese che hanno fatto? Risposta: ciò che potevano, con chi c’era. E le amichevoli finite a 50 punti segnati dicono che è stato fatto tutto il possibile, ma che quel tutto non è ancora abbastanza.

Adesso arriverà la pistolera Landrum e il gruppo – che mediante diuturna pratica e applicazione di regole dovrà diventare squadra – che pareva destinato a offrire un basket riferibile al dressage (disciplina equestre di alta scuola particolarmente amata in Germania, dunque omaggio alla olimpionica Reichert) e cioè a un sistema di gioco condiviso ed euclideo, molto probabilmente dovrà essere capace di diventare bravo nelle prove di gimkana e monta da lavoro, applicando un sistema di gioco magari più selvaggio, ma di pronto impiego e meno complicata applicazione.

Quanto all’imboccatura di questo destriero che sono le Panthers, vedremo se sarà diretta (tipo filetto) collegando le dita del coach e la bocca del suo cavallo, oppure più ardente e quindi riferibile al morso e alla sua azione di leva (e, in quel caso, bisognerà individuare chi farà da barbozzale).

Fino a qualche decennio fa, la monta da lavoro chiedeva martingala fissa (camarra), morso e mano pesante. Coi tempi moderni, si può fare gimkana anche col filetto.

Pazienza, ci vuole. E tanto tifo e vicinanza da parte del pubblico.



Stampato il 09-23-2026 03:06:49 su www.roseto.com