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Cristiano Masper e gli appunti on the road di un giocatore curioso.
Torino
Mercoledì, 17 Febbraio 2010 - Ore 17:00
Era l\'estate del 2006 e - come ogni anno - avevamo programmato un viaggio che non fosse solo puro divertimento legato a locali, mare e serate tirate per le lunghe al tavolo di qualche ristorante. Per quel tipo di vacanza c\'era tempo, ora eravamo diretti verso una delle capitali europee che racchiudono nello stesso involucro il passato ed il futuro, l\'arte e la storia e, perchè no, anche una buone dose di centri commerciali per quegli attimi di relax tra un museo e l\'altro.
Senza dubbio Berlino era la scelta giusta.
Erano anni che questa meta teutonica era nelle nostre mire e finalmente il momento era giunto. Già all\'atterraggio l\'atmosfera è positiva, l\'impressione è quella che, girato il prossimo angolo, appaia qualcosa che riporti alla memoria tutto ciò che questa città ha fatto scrivere sui libri di storia relativamente al conflitto bellico mondiale con tutti i lati oscuri che l\'hanno caratterizzato.
Sistemazione in hotel nei pressi di Alexander platz, giusto il tempo di una doccia e via, alla scoperta della città.
Percorrendo l\'Under den linden si passa davanti alla facoltà di lettere ed al Pergamon museum e già si ha una prima percezione di quanto di meraviglioso ci sia da vedere. Allungando lo sguardo, si scorge al fondo di questo viale decorato da tigli (under den linden per l\'appunto...) l\'inconfondibile ed imponente sagoma della Porta di Brandeburgo.
L\'entusiasmo è alle stelle ed il passo si fa sempre più veloce, come se ci fosse un tempo da rispettare; la stanchezza non ci tocca perchè la curiosità di ciò che ci aspetta alla prossima via. al prossimo angolo, la fa da padrona. Foto di rito in posa e via di nuovo costeggiando il Tiergarten, un parco di dimensioni spropositate nel centro della città.
Dopo più di un\'ora di scarpinata folle, eccoci nel pieno centro di Berlino, sulla Kurfürstendamm, il \"corso\" per intenderci. Qui negozi e ristoranti si alternano senza tregua, riuscendo a soddisfare ogni tipo di gusto ed esigenza. Come in ogni città nella quale vado, i negozi di articoli sportivi sono tra le mie mete preferite, sempre alla ricerca di qualcosa di adatto alle mie misure fisiche e quindi quando vedo il Nike Town mi ci fiondo dentro.
La folla all\'interno del negozio è incredibile, ma la sensazione è che non siano li per fare acquisti, c\'è un tizio che parla ad un microfono, ma il tedesco non lo conosco e quindi mi avvicino per vedere cosa succede. Con mio grande stupore noto che su di un palchetto è seduto un ragazzo mulatto che firma autografi ad un\'orda di ragazzini impazziti: è Tony Parker, asso dei San Antonio Spurs che evidentemente sta svolgendo il suo compito di testimonial per il suo sponsor, la Nike appunto.
Nemmeno il tempo di realizzare tutto ciò quando un boato assordante mi fa temere il peggio.
La gente si accalca sotto una terrazza di questo enorme negozio e viene respinta a forza dagli agenti della security. Non capisco, non vedo nulla, ma loro continuano ad urlare come in preda ad un raptus improvviso. Dagli altoparlanti esce una voce diversa dalla precedente, molto cavernosa ma sempre di stampo germanico per cui io continuo a non capire, quando all\'improvviso vedo la ragione di tanto entusiasmo uscire allo scoperto: dall\'alto dei suoi 213 centimetri e capelli corti biondi si palesa colui che è pure il mio giocatore preferito in assoluto: \"wunder\" Dirk Nowitzki!
Non vale, gioca in casa ed il \"povero\" Tony Parker è subito dimenticato da tutti. La gente si accalca in modo anche pericoloso, per cui sfrutto la mia altezza, “zoommo” e faccio un paio di foto prima di continuare il mio shopping tour. Dopo una mezz\'oretta esco dal negozio e faccio una sosta in un bar appena girato l\'angolo; noto un minivan con vetri neri e porte aperte, come se fosse in attesa di qualcuno. Nemmeno il tempo di pensare ed ecco uno di quei portelloni delle uscite di sicurezza che si spalanca ed inizia a sputare energumeni con auricolari e muscoli pompati e tesi. Mi avvicino con fare curioso ed uno di questi tizi mi fa capire di restare dove sono; obbedisco (sono alto ma non scemo...) quando il grande Dirk spunta a capo chino dalla porta.
In un attimo mi nota, anche perchè oltre a me e mia moglie non c\'era praticamente nessuno. Che popolo educato è quello tedesco.
Sarà perchè ci siamo guardati \"quasi\" dalla stessa altezza o semplicemente perchè è una persona educata e semplice, fatto sta che è lui che mi saluta e mi chiede se gioco a basket. Un bodyguard si avvicina e lui lo tranquillizza con un cenno della mano, si concede per una foto e mi invita alla partita. Che partita? A mia insaputa in quei giorni era previsto un torneo internazionale con Germania, Turchia, Italia e Francia. Ecco spiegata la presenza anche di Tony Parker.
Chiaccheriamo per qualche minuto ed il giorno dopo sono puntuale alla fantastica arena che ospita le gare. Posti a sedere dietro il canestro ad un passo dal campo, un sogno. Le squadre escono da tunnel per il riscaldamento, la Germania affronta la Turchia di Tanjevic.
Con mia grande sorpresa, durante lo stretching Dirk mi vede, mi saluta ed a distanza a gesti mi chiede se tutto è ok. Io sono imbarazzato, ma felice come una Pasqua. Rispondo che si, è tutto ok, come non potrebbe esserlo? Se Nowitzki era già il mio giocatore preferito prima, figurarsi ora che so che è anche una persona semplice e disponibile.
Grande Dirk! La dimostrazione che campioni lo si è prima dentro il cuore che sul campo.
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