Avrei voluto essere con voi per la presentazione del Roseto, che i miei amici Ettore Cianchetti, Vittorio Fossataro, Emidio Testoni e Vincenzo Fidanza stanno costruendo. Per vari motivi, non mi è stato possibile. Così, ho pensato di mandarvi due righe di saluto e di augurio.
Chi le leggerà è un giovane brillante, intelligente ed ironico, ma di aspetto, indiscutibilmente discutibile. Sovrappeso, spesso vestito di scuro, con improbabili t-shirt, su cui, masochisticamente, fa scrivere frasi pseudo-intelligenti.
Non guardatelo. Risparmiate i vostri occhi e provate, invece, a guardare per terra. Si, per terra. Quello che vedete non è un asfalto qualunque. Quell’asfalto è un’overdose di Storia.
Su quell’asfalto, l’Italia, per la prima volta nel 1976, batté l’Unione Sovietica. Il Capitano, di quella che fu l’ultima grande URSS, era Sergej Belov!
Su quell’asfalto vedemmo giocare un ragazzino alto e magro; dopo due minuti, capimmo tutti che era di un altro pianeta. Si chiamava Kresimir Cosic.
Su quell’asfalto hanno giocato Pino Gjergja ed Ivo Daneu e, ovviamente, tutti gli italiani, da Sandro Riminucci a Dino Meneghin.
In un torneo di tanti anni fa, un ragazzo fece innamorare tutta Roseto: le ragazze perché era bellissimo, i ragazzi perché giocava come solo in Paradiso. Gli slavi lo chiamavano “Il Biondo”. É passato alla Storia come Radivoj Korac.
Appena dietro di voi, dove ora c’è il bar, c’erano gli spogliatoi. Lì, due sportmen di nobile stirpe, misero da parte l’aplomb che li distingueva, per scatenare una rissa con due americani, appena usciti da un ghetto, rei di aver offeso un loro giocatore. Erano Cesare Rubini e Sandro Gamba.
Per il Roseto Basket, il futuro è il ricordo di uno stupendo passato.
Ed è per il futuro, che, tutti, dobbiamo scendere in campo, con lo stesso coraggio e la stessa spavalderia di chi - Giovanni Giunco sopra ogni altro - ci ha passato il testimone.
Forse, un giorno, il mio bambino mi chiederà cosa ho fatto di bello nella vita. Ho già pronta la risposta: ”Ho allenato il Roseto. A vent’anni.”.
Roseto, non c’è amore più grande.
L’Aquila, 2 Settembre 2011.