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Uomini di Basket
LA GUERRA DI PIERO
Piero Coen con il Chieti, durante un timeout della stagione 2019/2020.
[Teate Basket Chieti]


Atri, 2015. Piero Coen e Mahmoud Abdul-Rauf, durante una serata in ricordo del compianto Presidente Luigi Sciarra.
[Luca Maggitti]


Atri, Serie B1 2005/2006. Coach Piero Coen.
[Hatria Basket]


Intervista a coach Piero Coen, dimessosi dalla guida tecnica del Chieti dopo essere stato sfiduciato dalla squadra.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedμ, 12 Dicembre 2019 - Ore 18:24

Conosco coach Piero Coen da quando, una quindicina di anni fa, arrivò ad Atri vincendo la Serie B2 e salvandosi la stagione successiva in B1.

Quando si parla di Coen, in tanti quasi premettono: se lo conosci, ne conosci anche le asperità in termini di durezza caratteriale. Io no, visto che non sono mai stato un suo atleta e che nel nostro rapporto giornalista/coach si è sempre comportato perfettamente e schiettamente, senza mai fare il paraninfo o cercare scuse come alcuni suoi colleghi fanno, al motto di: “Purché non sia colpa mia”.

Insomma: premetto che ho sincera stima dell’uomo (prima) e dell’allenatore di basket (poi) e che mai ho avuto problemi di sorta con lui. Quanto al presunto brutto carattere, i miei 50 anni mi portano a pensare che – come ha detto qualcuno – ogni persona “di carattere” viene vista, soprattutto di questi tempi, come persona “con un brutto carattere”. È la vita. E noi non possiamo farci nulla.

Tutto ciò premesso, ho chiesto a Coen una intervista dopo le sue dimissioni da coach del Chieti, per sentire la sua versione in merito al bailamme nel quale si è ritrovata la Teate Basket Chieti dopo la partita vinta in casa contro Ancona e le dimissioni di Piero.

Ovviamente, come ho già detto a Max Del Conte, Amministratore del Chieti, Roseto.com è a disposizione – giornalisticamente parlando – di chiunque, avente causa, ritenga di dire la sua sulla vicenda.

Questa è la mia intervista.

Coach Piero Coen, qual è il tuo stato d’animo dopo le dimissioni dalla guida del Chieti?
«Lo stato d’animo di chi ha dovuto pagare per colpa di diversi personaggi, che si sono comportati da infami».

Avevi in mano un contratto biennale, con una delle società più solide e ambizione della intera Serie B italiana. Cosa è successo di così grave da farti rinunciare a quell’accordo?
«Non avrei potuto accettare di continuare a lavorare in un ambiente inquinato, dove i giocatori pensano di dettare le regole. Certi personaggi non erano nuovi a episodi di questo genere, ma il sottoscritto non accetta compromessi. La mia dignità vale più di un contratto biennale».

Il Presidente Marchesani ha avuto parole di miele nei tuoi confronti e tu hai tenuto a ringraziarlo. Di più: Marchesani, nella trasmissione “Passione Basket” su Rete 8 di mercoledì 4 dicembre 2019, ha praticamente fatto a pezzi i suoi giocatori, parlando di ammutinamento. L’immagine che ho, da spettatore esterno, è quello di Marchesani e Coen in una ridotta, circondati dal nemico. Solo che il nemico è pagato dal presidente ed era allenato da te. Come si è arrivati a questo? Te lo chiedo con sincera curiosità, visto che in 21 anni di basket seguito da giornalista una cosa simile dovevo ancora vederla...
«Tutto è nato dopo una riunione, in teoria ristretta, tra il sottoscritto e alcuni dirigenti terminata il martedì sera, 3 dicembre 2019, nel corso della quale si era deciso di allontanare un giocatore per dare un segnale importante e di adottare strategie future che prevedevano cambiamenti, esattamente come aveva fatto lo stesso giorno, per pura coincidenza, la società di Udine in A2. Improvvisamente, la mattina successiva che non prevedeva neanche l’allenamento, la società è stata convocata dalla squadra per esprimere il proprio scontento nei confronti del sottoscritto. Un fatto strano. Strano, chiaramente, per essere ironici. In realtà, un collaboratore del Presidente Marchesani ha evidentemente avvisato il giocatore che avrebbe dovuto essere allontanato e la squadra, di fronte alla decisione presa, ha fatto quadrato per evitare che un loro compagno venisse allontanato. Purtroppo, dall’inizio dell’anno è accaduto di tutto: addirittura che qualche dirigente gioisse delle sconfitte. Sì, devo ammettere di aver vissuto in un clima surreale per diverse settimane».

Umanamente e poi tecnicamente, che effetto ti ha fatto sapere che la squadra ha praticamente chiesto alla società di esonerarti?
«La squadra ha espresso il proprio malessere nei confronti del sottoscritto chiedendo di fatto un allontanamento, ma alla domanda del Presidente Marchesani, rivolta singolarmente, nessun giocatore ha avuto il coraggio di rispondere. Poi, di fronte alla possibilità che il Presidente potesse lasciare, hanno virato dicendo di volere un confronto. Nel frattempo, alcuni giocatori hanno cominciato a giustificarsi con Marchesani, dicendo che in realtà erano stati costretti dalla situazione venutasi a creare. La paura di non ricevere più compensi credo sia stata la priorità per tutti. Sinceramente, un  panorama disgustoso. Avevo chiesto io un colloquio con tre giocatori qualche giorno prima, in teoria i più rappresentativi in quel momento, domandando loro se ci fosse qualcosa che non stesse andando bene nonostante il buon periodo. La loro risposta è stata che c’erano i normali lamenti di chi giocava meno degli altri. Uno dei miei giocatori che “giocava poco”, secondo quanto riferitomi, l’ho anche chiamato al telefono dopo la riunione, per sincerarmi ulteriormente e da lui non ho ricevuto nessun segnale che potesse far pensare a quello che poi è successo. Penso basti questo episodio, per spiegare lo spessore delle persone».

È vero che dopo la sconfitta di Jesi di lunedì scorso la squadra “ci aveva ripensato” e tu sei stato a un passo dal tornare?
«Dopo la sconfitta di Jesi, partita che tutti vedevano come chiara occasione di riscatto da parte della squadra, il Presidente mi ha chiamato dicendomi che alcuni giocatori avevano fatto un passo indietro, ammettendo i propri errori. Vista la nuova situazione, mi sono detto disponibile ad accettare un eventuale confronto, soprattutto per dare delle risposte a quello che loro avevano detto in mia assenza e quindi avere la possibilità di dire la mia. A questo punto, però, c’è stato un ulteriore passo indietro da parte di questi giocatori che, evidentemente, di fronte alla possibilità di avere un confronto – che a mio avviso non si aspettavano che accettassi – hanno nuovamente cambiato idea. Insomma: dove era finito il confronto che dicevano di volere? Io, per come sono andati i fatti, credo che non abbiano avuto il coraggio di prendersi le loro responsabilità, mancando prima come uomini e poi come giocatori. Per fortuna, non tutti i giocatori sono uguali: chi mi conosce veramente sa bene che per me un giocatore non è “il più forte” come dice qualche allenatore ruffiano, ma per loro sarei pronto ad espormi anche fisicamente. Purtroppo, certi valori non tutti sono in grado di apprezzarli e alcuni giocatori sono esclusivamente preoccupati del proprio minutaggio e del proprio stipendio, mancando di rispetto ai propri compagni, ai tifosi che li seguono e alla società che li paga. E in questa occasione, di fronte a certe prestazioni e comportamenti, era più comodo portare l’attenzione sul sottoscritto che si incazza».

Eri entrato in corsa la stagione passata e avevi fatto tu la squadra in estate. Quindi, usando una brutta metafora, direi che hai coltivato tu il virus che ti ha poi professionalmente messo fuori causa. Perciò, cosa ti rimproveri?
«Sinceramente, c’erano giocatori sotto contratto che hanno condizionato la costruzione della squadra. Contratti che erano stai stipulati prima dell’arrivo di Marchesani, il quale ha dovuto fare e sta facendo miracoli per sistemare situazioni grottesche. Al termine dello scorso anno, un giocatore che poi purtroppo non ho confermato, mi ha ringraziato per tutto quello che ero riuscito a dargli: non averlo confermato è stato un grave errore da parte mia. Mi rimprovero anche di non aver ascoltato alcuni amici, che mi avevano avvisato dei rischi ai quali sarei andato incontro, scegliendo certi giocatori che avevano avuto occasione di mostrare il loro “valore”».

C’è qualche giocatore che più di altri ti ha deluso?
«La delusione è stata generale, anche per certi episodi  accaduti successivamente. Episodi di cattivo gusto con i quali persone a cui tenevo mi hanno mancato di rispetto. È evidente che ho sbagliato le scelte,  ma è pure vero che me ne sono andato con 4 vittorie nelle ultime 5 gare. Quindi, nonostante tutto, le possibilità di giocarsela c’erano tutte».

Cosa hai imparato da questa esperienza?
«Che nella scelta dei giocatori non bisogna mai trascurare le qualità morali».

Una tua riflessione finale?
«Resterò sempre riconoscente al Presidente Marchesani. Certo, in questo panorama triste non rimane solo il Presidente, ma gli amici veri non hanno bisogno di essere menzionati: qualcuno mi è rimasto veramente nel cuore».

Luca Maggitti
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